AGGIORNAMENTI SUL LAVORO SVOLTO DALLA LISTA CIVICA NEL 2011
AGGIORNAMENTI PRINCIPALI DEL LAVORO SVOLTO DALLA LISTA CIVICA nel 2011
La lista civica UN’IDEA IN COMUNE non è una coalizione, non è un movimento, ma è “un luogo” in cui le scelte si fanno in base a criteri condivisi e democraticamente decisi, e si portano avanti anche attraverso la capacità dei nostri rappresentanti in consiglio comunale, senza spinte “da dietro” dei partiti. Ma è anche vero che la forza della lista civica è la possibilità di sperimentare e mettersi in gioco nella più totale libertà di pensiero. Questa lista rappresenta in qualche modo una sperimentazione, un progetto che si concretizza giorno dopo giorno, nel continuo ascolto dei cittadini, nel seguire lo sviluppo di una idea dal nascere fino alla sua realizzazione.
Ci troviamo di fronte una politica disfattista. La fatica e l’impegno per far capire che siamo diversi è maggiore; guadagnare consenso è faticoso, ma bisogna farlo e pensiamo che si possa cominciare a contagiare anche altre persone, alla ricerca degli stessi valori, verso una partecipazione attiva.
Nell’ultimo consiglio comunale abbiamo dichiarato la nostra contrarietà alla scelta fatta dalla Giunta, di variare il proprio bilancio pluriennale per avere la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef nel 2012, nella percentuale massima consentita che è dello 0,8%.
Si tratta di una decisione che giudichiamo affrettata. Inoltre ci sembra troppo bassa la quota esente Irpef, ora fissata in 10.000 euro, che andrebbe aumentata. Ci rendiamo conto che i ripetuti tagli dei trasferimenti dal governo centrale agli enti locali, sommati alla riduzione delle entrate causata dalla crisi economica, stanno determinando una condizione difficilmente sostenibile per i bilanci dei Comuni, che potrebbe mettere in pericolo la qualità dei servizi pubblici da essi erogati. Tuttavia la scelta di prevedere, anche solo come opportunità, l’aumento dell’addizionale Irpef avrebbe come conseguenza quella di confermare la strutturale iniquità del sistema italiano fiscale, aggravando ulteriormente una pressione tributaria che già si concentra quasi esclusivamente su lavoratori dipendenti e pensionati, già colpiti dagli effetti diretti della crisi economica e si correrebbe il rischio reale di moltiplicare i livelli di tassazione.
Stiamo sostenendo la vertenza delle Educatrici e Collaboratrici del nido di Rastignano e della scuola dell’infanzia di Botteghino di Zocca. Se il prossimo anno non sarà confermato l’accordo siglato in Prefettura, dall’agosto 2012 le retribuzioni del personale avranno un taglio del 25%. Nel 2003 il Comune di Pianoro riconosceva alle lavoratrici, legate alle cooperative vincitrici degli appalti per la gestione dei servizi all’infanzia, una cifra integrativa per parificarle con le colleghe che dipendevano dall’amministrazione locale, a lavoro nelle stesse strutture.
Abbiamo chiesto attraverso un Ordine del Giorno in Consiglio Comunale, l’impegno del Sindaco e della Giunta di porre in essere azioni concrete, rivolte allo sviluppo del wifi ed al superamento del digital divide nelle zone di carente e mancata copertura. Numerose zone del territorio comunale sono servite dall’ADSL, mentre altre zone sono ancora escluse dal servizio -frazioni e zone rurali che restano in attesa di intervento di eliminazione del digital divide.-
L’amministrazione comunale si è attivata per cercare di veder eliminato il problema affiancando i cittadini. L’ impegno tecnico è stato assunto dalla Società Quesse che non sembra garantire il completamento del lavoro. Quindi l’obiettivo è stato solo parzialmente raggiunto e ad oggi il progetto non pare procedere; a tal proposito abbiamo chiesto al Sindaco e all’assessore di dare chiarimenti esaustivi ai componenti del consiglio e alla cittadinanza. Noi chiediamo una completa copertura delle zone scoperte, (Botteghino, Zena, Livergnano, Montelungo, zone rurali e borgate sparse) e non ancora raggiunte.
Ci siamo attivati, insieme ai comitati sorti, nel fermare la multinazionale americana Hunt Oil, che nel 2010 ha presentato procedimenti distinti per il territorio del fiume Panaro e del fiume Reno con parte del territorio di Pianoro, per impedire trivellazioni alla ricerca di idrocarburi. A tal fine abbiamo anche presentato un ordine del giorno per dichiarare che il Consiglio Comunale era CONTRARIO all’indagine e allo sfruttamento a fini estrattivi di eventuali giacimenti d’idrocarburi presenti all’interno del territorio comunale che è stato votato all’unanimità. Il muro di opposizione ha fatto sì che il procedimento che ci riguardava sia stato definitivamente ritirato dalla proponente Hunt Oil.
Abbiamo creato un gruppo di volontariato che si chiama AGIRE INSIEME nell’ottica che il volontariato deve essere considerato per le sue caratteristiche operative essenziali, cioè per la spontaneità, la libertà e la gratuità dell’ azione offerta. Per spontaneità si intende il fatto che la persona decide di fare azione di volontariato senza obbligo alcuno, per propria iniziativa personale, per un principio di solidarietà, per senso civico.
Un progetto integrato con altre risorse del territorio e senza sostituirsi a funzioni tipicamente specialistiche, che possa offrire la propria azione di supporto al rafforzamento della rete sociale.
Abbiamo aperto un sito: http://www.ideacomunepianoro.it/
Siamo anche su facebook come: UN’IDEA IN COMUNE –lista civica Pianoro- e nel forum UN’IDEA IN COMUNE: FORUM DI DISCUSSIONE DEI CITTADINI DI PIANORO, sempre su facebook-
Daniela Mignogna
Capogruppo della lista civica “Un’Idea in Comune”
21.12.2011
SU FACEBOOK IL PUNTO DI ASCOLTO E DIALOGO DEI CITTADINI DI PIANORO
BENVENUTO/A SUL FORUM DEI CITTADINI DI PIANORO ideato dalla LISTA CIVICA “UN’IDEA IN COMUNE”-
https://www.facebook.com/groups/unideaincomune/
Questo spazio è stato aperto per coloro che sono interessati al lavoro della lista civica, per dare ascolto, per condividere qualche notizia utile, per cercare insieme soluzioni a problemi del nostro territorio. Ma anche per essere di supporto a chi amministra il nostro paese attraverso le nostre e vostre segnalazioni di problemi esistenti. Il gruppo è aperto perchè possa avere la massima visibilità ma occorre iscriversi per poter lasciare commenti. Chi vuole utilizzare questo spazio per altri scopi è bene che non chieda l’iscrizione al gruppo. -GLI AMMINISTRATORI-
L’ASSOCIAZIONE politico-culturale “UN’IDEA IN COMUNE” nasce a Pianoro come movimento di opinione in vista delle elezioni amministrative del 2009 su iniziativa di un gruppo di persone di differente appartenenza politica, ma con la stessa voglia di porsi in maniera diversa nei confronti della stessa, con un atteggiamento critico e costruttivo sulle questioni che riguardano le scelte della amministrazione comunale. L’obbiettivo è “fare politica” in un modo totalmente differente rispetto al passato del nostro paese.
NON HA FINI DI LUCRO e la sua struttura è democratica.
Attualmente il nostro gruppo vanta due Consiglieri Comunali:
Daniela Mignogna e Giancarlo Benaglia.
10 MOTIVI PER SOSTENERE O COLLABORARE CON LA NOSTRA LISTA CIVICA:
1.-Per avvicinarsi alla vita partecipativa di Pianoro. Per essere cittadini “partecipi” non occorre essere anche politicamente “impegnati”.
2.-Per cambiare l’ atteggiamento di ostilità, estraneità, indifferenza, diffidenza, sospetto, verso la politica e sentirla invece come interlocuzione, dialogo, passione, altruismo.
3.-Per cercare di invertire la tendenza al calo di partecipazione alle scelte politiche dell’amministrazione comunale.
4.-Per permettere una partecipazione attiva nelle istituzioni anche a chi non si riconosce nei partiti, o a chi non ha mai fatto politica, ma ama interessarsi di alcuni problemi del nostro territorio.
5.-Per rendere più vivibile il nostro territorio.
6.-Perché ogni azione amministrativa sia trasparente e chiara.
7.-Per scoprire la bellezza di vivere attivamente nel proprio contesto abitativo.
8.-Per fare proposte innovative all’amministrazione comunale e porre in maniera diretta problemi di interesse comune del territorio e di chi ci vive.
9.-Per sentirsi “per” e non “contro”.
10.Per la necessità di un profondo rinnovamento della cultura politica.
NOI CI CREDIAMO
Perché a livello locale le ideologie, i sistemi chiusi, gli schieramenti di appartenenza precostituiti non sono basilari, anzi purtroppo spesso sono un limite.
Perché vogliamo che la politica ritrovi le sue ragioni di fondo, ritrovi un entusiasmo che si traduca in partecipazione e qualcuno che s’impegni per favorire l’aggregazione di cittadini al di là della sola appartenenza politica.
Perché c’é bisogno di amministratori che sappiano ascoltare! Non è sufficiente, infatti, avere una grande propensione a spiegare e raccontare, bisogna anche saper ascoltare le esigenze ed i bisogni. I cittadini, nell’esprimersi, offrono delle suggestioni e ognuno porta nella comunicazione il proprio bagaglio culturale ed emotivo che esige un ascolto diretto.
Perché per noi il principio della Trasversalità è un punto cardine che sostiene l’unione di tanti cittadini all’interno di questo progetto politico. La nostra Lista Civica, ad oggi, è l’unica vera novità del panorama politico pianorese, grazie alle proprie caratteristiche partecipative, ai temi che ha posto al centro e al modo di operare.
Perché ci impegniamo ad introdurre una cultura dotata di specifiche competenze e responsabilità, allontanando la Pubblica Amministrazione dal modello burocratico per renderla sempre più comprensibile moderna ed efficiente.
Perché nella Lista civica Un’Idea in Comune hanno trovano posto candidature non collegate a “cordate”, ma piuttosto persone con conoscenze specifiche, esperienza professionale e vera passione politica.
La nostra associazione si sostiene con l’autofinanziamento e potendo contare solo sulle nostre forze ricordiamo, a chi volesse contribuire, il numero del nostro conto corrente presso la Banca Popolare dell’Emilia Romagna - filiale di Pianoro:
IBAN: IT43F0538737000000001929873
“ UN PROGETTO CHE VORREMMO FOSSE DI TUTTI ”
Questa lista rappresenta in qualche modo una sperimentazione, un progetto che si concretizza giorno dopo giorno, nel continuo ascolto dei cittadini, nel seguire le sviluppo di una idea dal nascere fino alla sua realizzazione.
Siamo in un’epoca di transizione e mescolare pratiche e idee differenti nella politica è un rischio. Per noi è stato importante accettare questa sfida e imparare a “crescere” in questa sfida, con coraggio; ed è stato importante capire i vizi del sistema, ma allo stesso tempo constatare le virtù, la passione e il servizio che tanti di noi, con il loro volontariato anche nella politica, hanno messo in atto come orizzonte fondamentale, come gesto di gratuità. Non è facile oggi, perché c’è un degrado generale, un degrado che ci colpisce. È un degrado della società italiana, di tutta la politica: ecco perché vogliamo ritrovare le ragioni dello “stare in campo”, della difficile partecipazione. Per me, in qualche modo, è cambiato il sentimento fondamentale.
C’è smarrimento: ci troviamo di fronte una politica disfattista. La fatica e l’impegno per far capire che siamo diversi è maggiore; guadagnare consenso è faticoso, ma bisogna farlo anche vivendo le campagne elettorali e il mettersi in gioco, come un principio di auto educazione. Rieducare alle virtù civiche, del bene collettivo, del bene comune. Noi non inseguiamo i nostri interlocutori politici sul terreno della contrapposizione. Il vero punto è come siamo in grado di invertire una tendenza sociale, portarla all’educazione del bene comune, alla conoscenza dei problemi, alla conoscenza del mondo. Per noi non si può perdere l’occasione di vivere questi momenti come complessità, convivialità, e come nuove forme di socialità e collaborazione.
La nostra azione sul territorio si fonda su una politica intesa come scuola di civismo.
Oggi la politica si è dissociata dalla realtà e dalla cultura: il modello che ci viene trasmesso galleggia nella pubblicità, si confronta con temi storici con svagatezza e leggerezza mortificando la coscienza, e con un analfabetismo culturale che mettono tristezza.
Noi cerchiamo il modo di dimostrare concretamente come si possa fare il contrario e, in ogni modo, pensiamo che così facendo si possa cominciare a contagiare anche altre persone, alla ricerca degli stessi valori, verso una partecipazione attiva.
Daniela Mignogna
Un nuovo modo di essere minoranza che può fare la differenza
Perché l’astensione?
Mercoledì 9 settembre, alle ore 20.30, si è riunito nella sala consiliare del Municipio di Pianoro il Consiglio Comunale. All’ordine del giorno c’era, tra gli altri punti, l’approvazione delle linee programmatiche presentate dal sindaco Minghetti per il mandato 2009-2014. I nostri consiglieri avevano precedentemente consegnato al Sindaco un documento dettagliato contenente numerose osservazioni e proposte, documento che costituisce, di per sé, una novità nel panorama politico pianorese. L’ impianto delle linee programmatiche evidenziava diversi concetti qualificanti che erano presenti anche nel nostro programma elettorale. È emersa, tuttavia, la necessità di chiarire vari punti, per alcuni dei quali abbiamo suggerito approfondimenti e concrete proposte operative. Da queste affermazioni risulta evidente che, grazie soprattutto al carattere “civico” che ci contraddistingue come minoranza svincolata dai condizionamenti di qualsiasi partito, assumeremo un comportamento costruttivo nel rapporto con tutte le forze amministrative, privilegiando sempre e comunque gli interessi della collettività. Il nostro modo di essere opposizione sarà dunque basato sulla capacità di fare proposte concrete, di controllare l’operato della Giunta e di collaborare per la realizzazione di un complessivo progetto migliorativo, valutando ogni singola proposta nel merito e decidendo, di volta in volta, ciò che risulterà più opportuno per tutti i cittadini. Il sindaco Minghetti ha sottolineato come il nostro documento sia propositivo e preciso nelle osservazioni. Ha inoltre affermato che la Giunta prenderà in considerazione le nostre argomentazioni e si è detto soddisfatto nel vedere un gruppo di minoranza che, pur nel rispetto degli obblighi assunti verso la cittadinanza che lo ha votato e delle diversità di opinioni, si dimostra pronto a collaborare, qualora le scelte operate si rivelino utili e proficue per il paese. Alla luce di queste considerazioni, nel momento in cui è stata posta in votazione l’approvazione delle linee programmatiche per il mandato 2009-2014, la dichiarazione di voto del nostro Gruppo è stata l’astensione.
Gruppo Consiliare di Un’Idea in Comune per Pianoro
| Le nostre principali osservazioni alle Linee programmatiche -Siamo veramente preoccupati del fatto che un capitolo tanto delicato, come quello relativo alle politiche di Bilancio, sia così poco esplicativo, vista l’importanza determinante di questo settore per la realizzazione di tutto il programma. Tra l’altro non si parla di tariffe e non si precisano le decisioni che saranno prese per contenere la spesa pubblica.-Sono state richieste spiegazioni esaurienti sulla partecipazione di controllo del Comune nella STU, sulle strategie di dismissione che saranno adottate e sull’ammontare dell’esposizione bancaria.-Riguardo al Piano Strutturale Comunale, vorremmo sapere quali saranno le scelte dell’Amministrazione relative alle politiche insediative e ai servizi per i piccoli borghi (Livergnano, Guzzano, ecc.), ai fini di garantirne la sopravvivenza. Ci facciamo, inoltre, portavoce delle preoccupazioni dei cittadini riguardo alle possibili soluzioni per la dismissione del campo base CAVET.
-Ci aspettiamo che una significativa parte di quelle norme in materia urbanistica ed edilizia che la Regione Emilia Romagna e la Provincia di Bologna hanno elaborato ed imposto ai Comuni vengano riviste e razionalizzate, nell’ottica della semplificazione e delle reali esigenze dei cittadini. Riteniamo necessario migliorare l’aspetto cittadino, a partire dall’ arredo urbano. -Chiediamo un chiarimento in merito al ruolo “di coordinamento dell’azione delle banche locali” del Comune e maggiori informazioni sul “Patto Sociale Locale”. -Riteniamo necessaria una revisione delle attività proposte dalla struttura di Pianoro Factory, monitorando periodicamente l’effettiva frequenza numerica, per andare incontro alle attitudini di tutti i giovani del Comune. |
La sintesi della nostra interpellanza nel Consiglio Comunale del 9 settembre
A partire dal 1 settembre 2009 fino al 31 agosto 2012 i servizi educativi, relativi all’asilo nido e scuola d’infanzia comunale, il centro bambini genitori e ludoteca e le attività di assistenza per alunni disabili sono stati affidati ad ADI CADIAI e Cooperativa LA DOLCE, che hanno vinto la nuova gara di appalto. Gli aggiudicatari hanno presentato un progetto pedagogico in sede di offerta. I criteri sono stati approvati dalla commissione esaminatrice e tali cooperative hanno preso il posto di quelle che per anni hanno lavorato sul nostro territorio con ottimi risultati. Ci riserviamo di valutare il metodo di lavoro di queste Cooperative, per quanto riguarda la gestione dei servizi educativi, alla luce dei riscontri che ci forniranno in primo luogo i genitori dei bambini che ne usufruiranno. I vincitori della gara hanno l’obbligo di riassumere gli educatori che già lavoravano presso le precedenti cooperative, sia per dare continuità al servizio sia per evitare nuove disoccupazioni. Tale riassunzione è stata rispettata, ma le stesse persone andranno a percepire, col nuovo contratto, una retribuzione mensile che è inferiore, rispetto a quanto percepivano con il precedente datore di lavoro, di 250 ed anche di 300 euro al mese il che, per i redditi prodotti da questa professione, determina un ingente calo nelle entrate; soprattutto riteniamo ciò immotivato perché, se verranno rispettati i criteri richiesti nei precedenti appalti, i lavoratori faranno le stesse mansioni che svolgevano in precedenza. Chiediamo, quindi, all’ amministrazione comunale se intenda assumere una posizione chiara di fronte ad una disparità così netta o se, al contrario, intenda avallarla.
Daniela Mignogna
… e i suoi effetti:
Ci ha fatto piacere leggere sul Resto del Carlino che il Comune di Pianoro ha indirizzato un documento alla CGIL informando di un incontro con i vincitori dell’appalto e, successivamente, con le rappresentanze sindacali.
Alcune delle nostre principali proposte
-Essendo l’ambiente uno dei temi più importanti per il futuro di ogni paese, tra le nostre proposte ci sono la pulizia e la manutenzione delle rive del Savena, prevedendo anche il coinvolgimento di associazioni di volontariato e una raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani più efficace e razionale, valutando l’introduzione progressiva, dopo un’ adeguata campagna di sensibilizzazione, della raccolta differenziata porta a porta, al fine di ottenere nel tempo significativi risultati in merito all’ottimizzazione della percentuale di differenziata ed al minor inquinamento da incenerimento dei rifiuti.
-Per evitare sprechi energetici, suggeriamo la mappatura dell’illuminazione pubblica con l’adozione della “telegestione”, un avanzato sistema di telecontrollo degli impianti di illuminazione pubblica.
-Ci adopereremo affinché la Giunta rimuova gli ostacoli per un effettivo accesso ai giovani di tutto il territorio alle risorse messe a loro disposizione, compresi i giovani disabili che sono ancora oggi troppo spesso esclusi da tutte le forme di coinvolgimento sociale, culturale, sportivo e del tempo libero.
-Abbiamo fatto proposte concrete per un supporto alle famiglie pesantemente colpite dalla crisi economico-occupazionale affinché il Comune svolga un ruolo di intermediazione e facilitazione all’accesso al micro-credito, relativamente alle iniziative già in corso a livello nazionale, provinciale e locale. Compatibilmente con le politiche di bilancio, proponiamo che il Comune sia attore attivo nella realizzazione di eventuali convenzioni con le principali banche locali, per garantire la possibilità di finanziamenti agevolati a famiglie residenti e con difficoltà finanziarie contingenti.
-Chiediamo un impegno reale e continuativo del Comune nei confronti di due problemi di grave impatto sociale quali l’abbandono scolastico e l’analfabetismo di ritorno.
“HANDICAP E FELICITA’ NELLA CITTA’ DI TUTTI”
Riporto di seguito parte del mio intervento al convegno tenutosi a Modena il 26 settembre 2011
La felicita’ è un patrimonio di vera cultura interiore-
Benjamin Franklin l’aveva incastonata, come un gioiello, nell’Unanime Dichiarazione dei Tredici Stati Uniti d’America, dove si legge che a tutti gli uomini vanno riconosciuti il diritto «alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità».
Il documento stabilisce così che a ciascun individuo va garantita la possibilità di costruirsi la sua strada verso la felicità, mentre le istituzioni pubbliche si assumono il compito –di tutelare la vita, –la libertà –e la sicurezza. Ed è così -
Parlare di felicità nella società di oggi significa avventurarsi in un discorso molto complesso, e credo che tutte le persone abbiano la stessa tensione a realizzarla nella propria vita, indipendentemente dall’essere disabili o meno.
Una disabilità può impedire a una persona di “fare qualcosa” ma non di “fare tutto” e questo ci rende tutti uguali se consideriamo che ognuno di noi non sarà mai in grado di “fare tutto”.
Si dice che i soldi non diano la felicità e in buona parte questo è vero, ma è anche vero che se a persone –in qualche modo svantaggiate dal punto di vista psico-fisico andiamo a togliere anche le possibilità economiche, toglieremo loro automaticamente anche le pari opportunità a cui tutti abbiamo diritto, per intraprendere una vita dignitosa.
Nel micro-cosmo di una famiglia dove sia presente una persona disabile le difficoltà sono oggettivamente maggiori. E questo lo abbiamo detto.
Ma oggi tutti noi che rappresentiamo qualcosa, ma anche che se siamo normali cittadini, dobbiamo riaffermare la priorità e il valore dell’inclusione sociale,
–le pari opportunità nell’accesso all’istruzione, –alla formazione, –all’occupazione, –all’alloggio, –ai servizi collettivi, –all’assistenza sanitaria…
Quello che conta nella vita è il benessere dell’individuo, la sua dignità e la soddisfazione del quotidiano, attraverso– la creazione di situazioni –il più possibile assimilabili a quelle in cui vivono le “persone normodotate”-
In realtà ora si assiste alla riduzione dei diritti attualmente praticabili.
Si parla molto di “qualità della vita” e io sottolineo le parole “qualità” e “vita”:
La prima fa pensare a valori come la relazione, il benessere e la salute.
La seconda indica che si ha a che fare con gli aspetti prioritari dell’esistenza dell’uomo.
La qualità della vita della persona con disabilità – come quella di qualsiasi persona - non dipende dalla sua condizione soggettiva,
bensì dal livello di inclusione della società che la accoglie e dalle risorse che mette a sua disposizione (istruzione, ausili, servizi e così via), oltre naturalmente dai comportamenti, dai sostegni e dalle risorse della famiglia, dall’ambiente di vita…
E QUESTO LIVELLO VA MANTENUTO E ADATTATO PER TUTTO IL CORSO DELLA VITA. Non può e non deve una manovra finanziaria destabilizzare questo delicatissimo livello!!
Fino a non molti anni fa il lavoro con i disabili prevedeva modalità di relazione attente solo ad assicurare la semplice assistenza materiale e centrate su una impostazione medico-sanitaria, col risultato di portare all’istituzionalizzazione della persona, la quale subiva la mancanza di progetti– rivolti a migliorare la qualità della propria esistenza.
Ritengo che a nessuna di queste persone “speciali” sia precluso di crescere e realizzarsi ed è per questo che io affermo con forza l’ EDUCABILITA’ come possibilità costitutiva di ogni persona.
EDUCARE è un termine che significa “tirare fuori” “condurre fuori da”.
E l’etimologia presuppone che esista qualcosa in ogni uomo che deve essere scoperto: ogni uomo quindi è un mistero e un progetto da realizzare:
Anche ogni persona disabile ha diritto a questo progetto di vita.
La scelta dell’educabilità è messa alla prova dalla nostra volontà di lavorare con la disabilità grave:
il concetto di gravità non è assoluto e non deve diventare un alibi che porti ad una esclusiva pratica assistenziale o alla rinuncia ad un pensiero progettuale educativo—
Abbiamo visto come la famiglia sia la prima risposta educativa ed assistenziale.
Da almeno una ventina di anni sempre meno si ricorre ad inserimenti precoci in residenze o istituti, considerando il contesto domestico-famigliare come quello che garantisce un’essenziale qualità di vita. –Nel tempo abbiamo constatato come il coinvolgimento, la cooperazione, la collaborazione tra servizio e famiglia si siano dimostrati fondamentali elementi per dare alla qualità dell’intervento un valore aggiunto.
Ma nella maggioranza dei casi la persona con disabilità è svantaggiata perché la società non si preoccupa abbastanza che ci siano viaggiatori in sedia a rotelle, impiegati non vedenti, studenti sordi, persone autistiche, altre con enormi deficit a tutto campo…. NON ABBIAMO ANCORA RISOLTO QUESTI ASPETTI.
La disabilità secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), è data dall’interazione tra le persone con disabilità e le barriere ambientali, inclusi gli atteggiamenti e le immagini discriminatorie che la società produce.
La nuova genetica umana, e le ideologie culturali e politiche che la sostengono, lavora direttamente contro questa definizione e promuove il concetto che la persona con disabilità sia, né più né meno, la sua stessa disabilità.
Sono gli effetti negativi dell’interazione con questo ambientea produrre disabilità, non le nostre disabilità, siano esse di origine genetica o, come nella gran maggioranza dei casi, causate da malattia, incidente o conflitto armato.
- La felicità, per tornare al tema del ns convegno, passa assolutamente dalla valorizzazione esistenziale della persona-
E dal diritto ad essere ciò che si è.
RAPPORTO RIFIUTI 2011 -fonte ISPA-
COMUNICATO STAMPA
Produzione di rifiuti ancora in calo
Differenziata: bene la Sardegna, ma in Campania l’aumento più rilevante
Costi di gestione: ogni italiano paga il 5% in più rispetto al 2007
On line il Rapporto Rifiuti ISPRA
Ancora meno rifiuti urbani in Italia: scende dell’1% il valore della produzione nazionale arrivando tra il 2008 ed il 2009 a 32,1 milioni di tonnellate (circa 32,5 milioni di tonnellate nel 2008). Diminuisce anche il pro capite: nello stesso periodo ogni abitante ha prodotto circa 9 kg in meno all’anno, ( circa l’1,6% in meno), per un valore complessivo di circa 532 kg per abitante.
Cresce invece la raccolta differenziata: il Nord (48%) sfiora l’obiettivo del 50%, ma il Centro e il Sud, anche se in crescita, rimangono lontani dall’obiettivo (24,9% e 19,1%). A fare davvero la differenza è il Trentino Alto Adige con il 57,8%, a cui segue il Veneto con il 57,5%. Al sud, bene la Sardegna che raggiunge il 42,5% di raccolta ma, tra le regioni del Mezzogiorno, è la Campania con il 29,3%, a registrare la crescita più rilevante. Il Molise (10,3%) supera per la prima volta la soglia del 10%, mentre il dato siciliano è ancora inferiore a tale valore.
Tra le città con più di 150 mila abitanti, oltre a Reggio Emilia che con il 49,9% raccoglie e differenzia la percentuale maggiore di rifiuti, superano il 45% Modena (47,4%), Ravenna e Parma (entrambe con il 45,2%). Per la prima volta, Roma e Genova oltrepassano la soglia del 20%; buono anche il risultato raggiunto dalla città di Napoli (18,3%), quasi il 10 % in più rispetto al 2008.
Discariche: l’Italia – al 40,6% – è ancora oltre la media europea del 38%. Il Sud, in controtendenza rispetto alle altre macroaree, aumenta la quota di 92 mila tonnellate (+1,4%), nonostante i consistenti miglioramenti della Sardegna dove lo smaltimento in discarica passa dal 52% al 42% e dell’ Abruzzo che segna un 60% rispetto all’80% del 2008.
Sempre più alti i costi per gli italiani. Nel 2008 ogni persona ha speso 138,22 euro per la gestione dei rifiuti urbani (158,43 euro nei grandi centri e 100,80 nei piccoli), mediamente il 5,1% in più rispetto al 2007.
Roma, 7 luglio 2011
UFFICIO SAMPA ISPRA
RAPPORTO RIFIUTI 2011
Sintesi dei dati
Produzione rifiuti: valori nazionali
Nel 2009 cala la produzione dei rifiuti urbani in tutte le macroaree geografiche italiane: -1,6% al Centro, -1,4% al Nord e -0,4% al Sud. Per quest’ultima in particolare, la riduzione dell’ultimo anno si presenta più contenuta rispetto a quella del 2007 – 2008 (-2,2%).
La diminuzione dell’1%, che fa seguito alla leggera contrazione già registrata tra il 2007 ed il 2008 (-0,2%), è legata a diversi fattori: esiste infatti una correlazione tra produzione di rifiuti urbani ed indicatori socio economici quali il PIL e la spesa delle famiglie. Tra il 2008 ed il 2009 calano tutti gli indicatori considerati: PIL (-3%), spese delle famiglie (-2%), produzione dei rifiuti urbani (-1,1%).
Produzione rifiuti pro capite
Diminuisce anche la produzione pro capite: tra il 2008 ed il 2009, ogni abitante ha prodotto circa 9 kg in meno ogni anno, con una contrazione percentuale dell’1,6% ed un valore complessivo pro-capite pari a circa 532 kg per abitante. Rispetto al 2006, anno in cui la produzione pro capite aveva raggiunto il valore massimo di 550 kg per abitante per anno, la riduzione risulta pari a circa 18 kg per abitante per anno (-3,2%).
Il Centro presenta ancora i maggiori valori, con circa 604 kg per abitante all’anno nel 2009, mostrando tuttavia una progressiva riduzione già a partire dal 2006. Rispetto al 2005, il dato si è complessivamente ridotto per ogni abitante di quasi 35 kg all’ anno. Al Nord e al Sud, i valori nel 2009 risultano pari a circa 530 e 493 kg per abitante all’anno, gli stessi registrati nelle medesime macroaree geografiche nel 2005.
A livello regionale presentano i valori più elevati Emilia Romagna, con circa 666 kg per abitante all’anno, Toscana (663 kg), Valle d’Aosta (621 kg) e Liguria (605 kg); queste regioni (ad eccezione della Valle d’Aosta) presentano tutte una riduzione rispetto al 2008: Toscana – 23 kg per abitante per anno, Emilia Romagna – 14 kg circa, Liguria (-7 kg/abitante per anno).
Del tutto evidente il calo della produzione pro capite della regione Umbria che si attesta, nell’anno 2009, a circa 590 kg per abitante per anno (-23 kg), a fronte dei 613 kg del 2008.
La produzione pro capite più bassa si riscontra, nel 2009, in 4 regioni del Mezzogiorno: in Basilicata (382 kg/abitante per anno), Molise (426 kg/abitante per anno), Campania (467 kg/abitante per anno) e Calabria (470 kg/abitante per anno). Anche diverse regioni del nord Italia mostrano dati pro capite inferiori alla media nazionale. In particolare, il Veneto ed il Friuli Venezia Giulia, nel 2009 risultano al di sotto dei 500 kg/abitante per anno (rispettivamente 483 kg e 479 kg), mentre poco al di sopra di tale soglia si posizionano Lombardia, Trentino Alto Adige (entrambe con 501 kg/abitante per anno) e Piemonte (505 kg/abitante per anno).
Raccolta differenziata: dati nazionali e per macroaree
Continua il trend di crescita della raccolta differenziata anche nel 2009, che raggiunge il 33,6% della produzione totale dei rifiuti urbani, a fronte del 30,6% circa del 2008.
Il totale dei rifiuti urbani raccolti in modo differenziato rileva, tra il 2008 ed il 2009, una crescita di quasi 450 mila tonnellate nel Mezzogiorno (+29,4%) ed incrementi pari ad oltre 280 mila tonnellate nel Nord (+4,2%) ed a circa 115 mila tonnellate nel Centro (+6,9%). Tali crescite portano il valore della raccolta nelle regioni settentrionali ad oltre 7 milioni di tonnellate e quelli del Sud e del Centro, rispettivamente a quasi 2 milioni di tonnellate ed a circa 1,8 milioni di tonnellate.
Nel 2009 la media nazionale di raccolta differenziata procapite, è pari a circa 179 kg per abitante all’anno, con valori di circa 255 kg nel Nord, di circa 150 kg nel Centro e di 94 kg nel Sud.
Raccolta differenziata: i dati delle Regioni e delle Province
A livello regionale sono il Trentino Alto Adige ed il Veneto le regioni con le più alte percentuali di raccolta differenziata, pari rispettivamente al 57,8% e 57,5%.
Tra le regioni del Nord, quella che mostra il progresso più consistente è, tuttavia, il Friuli Venezia Giulia il cui tasso di raccolta differenziata arriva a sfiorare il 50% nel 2009 (49,9%, a fronte del 42,6% del 2008). Prossime a tale obiettivo risultano anche Piemonte (49,8%) e Lombardia (47,8%), mentre superiore al 45% risulta la percentuale di raccolta della regione Emilia Romagna (45,6%).
Per quanto riguarda il Centro, nel 2009 la Toscana mostra un tasso pari al 35,2%, mentre Umbria e Marche si attestano, rispettivamente, a percentuali pari al 30,4% ed al 29,7%. Di poco superiore al 15% è il valore registrato dal Lazio (15,1%).
Al sud Italia, oltre alla Sardegna, la crescita più rilevante tra le regioni del Mezzogiorno si osserva in Campania, la cui percentuale di raccolta differenziata si attesta, nell’ultimo anno, al 29,3% circa (19% nel 2008 e 13,5% nel 2007), con tassi pari al 48% circa per le province di Avellino e Salerno ed al 29,7% circa per Benevento.
Nel 2009, l’Abruzzo differenzia circa il 24% dei rifiuti, seguita da Puglia (14%), Calabria (12,4%) e Basilicata (11,3%). Supera per la prima volta la soglia del 10%, il Molise (10,3%), mentre il dato siciliano risulta ancora inferiore a tale valore.
Aumenta nel 2009 il numero di province con percentuale di raccolta differenziata superiore al 40%. Sono 46 (contro le 39 del 2008 e le 29 del 2007) quelle che superano tale soglia, di cui 26 con tassi superiori al 50% (23 nelle regioni del nord e 3 in Sardegna), mentre 12 rimangono ancora al di sotto del 10% (dalle 28 del 2006 alle 12 del 2009).
Più in dettaglio, i maggiori livelli di raccolta differenziata, analogamente ai precedenti anni, si riscontrano, nella provincia di Treviso (69,2% circa), seguita da Rovigo, Pordenone e Novara (rispettivamente al 66,6%, 66,3% e 63,2%). Al di sopra del 60% si collocano anche le percentuali di Vicenza (62,3%), Trento (60,6%) e del Medio Campidano (prima provincia del centro-sud, anch’essa con il 60,6% circa).
Situazione diversa invece per le province di Enna, Siracusa, Messina e Frosinone, tutte al di sotto del 5% e per quelle di Caltanissetta, Palermo, Rieti e Catania, con tassi compresi tra il 5 ed il 7%.
Raccolta differenziata: le 27 con più di 150 mila abitanti:
Tra le città con più di 150 mila abitanti, è ancora Reggio Emilia, con il 49,9%, che fa registrare la più elevata percentuale di raccolta differenziata.
Superano il 45% di raccolta le città di Modena (47,4%), Ravenna e Parma (entrambe con il 45,2%) ed il 40%, Torino (41,7%), Padova (40,4%) e Brescia (40,2%). Per diverse città del centro-nord (Verona, Prato, Livorno e Firenze) si osservano percentuali comprese tra il 35 ed il 40%.
Nel 2009, il numero complessivo di città che raccolgono in modo differenziato una quota superiore al 35% dei rifiuti urbani prodotti, è pari ad 11 (8 nel 2008) di cui 4 con un tasso di raccolta superiore al 45% (nel 2008 tale percentuale era oltrepassata solo da Reggio Emilia).
Milano si attesta ad una percentuale di raccolta pari al 34,2% circa, mentre Roma e Genova superano, per la prima volta, la soglia del 20% con valori pari, rispettivamente, al 20,2% e 23%.
La percentuale di Napoli è del 18,3%, mostrando un consistente progresso rispetto al 9,6% del 2008. Tale progresso è in buona parte legato alla crescita della raccolta differenziata della frazione organica (+19.200 mila tonnellate circa tra il 2008 ed il 2009) e del vetro (+10.500 tonnellate).
Tra le città del Mezzogiorno, in evidente crescita risulta la percentuale di raccolta di Cagliari (dal 17,8% del 2008 al 30,5% del 2009), mentre per le altre città si osservano crescite più contenute o una sostanziale stabilità. Quattro comuni del Mezzogiorno, Catania, Palermo, Taranto e Messina si attestano a valori percentuali di raccolta differenziata al di sotto del 10%.
Il compostaggio e il trattamento meccanico biologico
Il compostaggio mostra incrementi, non solo rispetto al totale dei rifiuti trattati (+ 9,7% rispetto all’anno 2008), ma soprattutto riguardo alla quantità di frazione organica da raccolta differenziata che cresce di oltre 10 punti percentuali (2,9 milioni di tonnellate). Grazie al maggior impegno nello sviluppo della raccolta differenziata, il settore evidenzia importanti progressi soprattutto nelle aree del Centro e del Sud del Paese.
Al Centro, Lazio (+ 46%) ed Umbria (+27%) realizzano gli incrementi maggiori rispetto al 2008. Al Sud, la frazione organica dei rifiuti urbani avviata a compostaggio denota un aumento del 36% : il trend positivo si riscontra in tutte le regioni, soprattutto in Sardegna (+ 66%), Molise (+ 61,7%) e Puglia (42,8%). Fa eccezione la regione Campania dove si riscontra una diminuzione del 39,6%.
Al Nord rimangono costanti gli incrementi della frazione organica da RU avviata a compostaggio (tre punti percentuali in più rispetto al 2008).
Il quantitativo complessivo di compost prodotto nel 2009, pari ad 1,34 milioni di tonnellate, evidenzia, rispetto al precedente anno, un incremento del 6,8%.
Il costante sviluppo del settore è dimostrato anche dal numero di impianti operativi presenti che passano dai 229 del 2008 ai 236 del 2009 (156 localizzati al Nord, 39 al Centro e 41 al Sud).
Il trattamento meccanico biologico evidenzia, invece, nell’ultimo biennio, una flessione nei quantitativi trattati che, relativamente all’anno 2009, interessa tutte le aree del Paese.
In particolare, nel Nord, i rifiuti trattati (2,8 milioni di tonnellate) diminuiscono del 9,4%, nel Centro e nel Sud si evidenziano rispettivamente decrementi pari al 6,8% e all’11,8%.
Il numero di impianti operativi, pari a 117, diminuisce, rispetto all’anno 2008, di quattro unità.
L’incenerimento
Nel 2009 il numero di impianti di incenerimento operativi sul territorio nazionale rimane invariato e pari a 49 unità. La maggior parte degli impianti è ubicata al Nord Italia (57%) e, in particolare, nelle regioni Lombardia ed Emilia Romagna con, rispettivamente 13 e 8 impianti operativi. Nel Centro operano 13 impianti, di cui 8 in Toscana, 4 nel Lazio ed 1 nelle Marche. Gli altri 7 impianti sono localizzati in Campania (1), Puglia (1), Basilicata (1), Calabria (1), Sicilia (1) e Sardegna (2).
Nel 2009, i rifiuti complessivamente inviati ad incenerimento negli impianti autorizzati al trattamento di RU e CDR, ammontano ad oltre 5 milioni di tonnellate, di cui 2,8 milioni di RU indifferenziati, circa 978 mila tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico biologico, 799 mila tonnellate di CDR, oltre 400 mila tonnellate di altri rifiuti speciali e circa 34 mila tonnellate di rifiuti sanitari.
Il quantitativo di rifiuti urbani e di CDR avviati ad incenerimento, nel 2009, risulta pari a circa 4,6 milioni di tonnellate con un incremento dell’11%. Il rapporto con le quantità prodotte aumenta dal 12,7% nel 2008, al 14,3% nel 2009.
Gli impianti di incenerimento dotati di sistemi di recupero energetico elettrico hanno trattato 3,1 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando oltre 1,9 milioni di MWh di energia elettrica. Gli impianti dotati di cicli cogenerativi con la produzione sia di energia elettrica che termica, hanno trattato oltre 1,8 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di oltre 1,2 milioni di MWh di energia elettrica e circa 965 mila MW di energia termica.
Lo smaltimento in discarica
La discarica si conferma la forma più diffusa di smaltimento dei rifiuti urbani, nonostante sia l’opzione meno adeguata dal punto di vista ambientale. Nel 2009 sono state inviate in discarica 15,4 milioni di tonnellate di rifiuti, pari al 40,6% di quelli complessivamente gestiti. Si nota, comunque, una riduzione rispetto al 2008 (-650 mila tonnellate, pari al 4%). La diminuzione è imputabile soprattutto al Nord con – 8,7% e al Centro con – 7,4%. Il Sud, al contrario, aumenta di 92 mila tonnellate la quota inviata in discarica (+1,4%).
Nel considerare lo smaltimento, non possono essere trascurate anche le cosiddette “ecoballe” stoccate in Campania: quando le forme di stoccaggio d’emergenza vengono prolungate, diventano a tutti gli effetti forme di smaltimento in discarica. Questi siti hanno accolto annualmente, a partire dall’anno 2002, quote rilevanti di rifiuti, sfiorando, alla fine del 2009, i 6,6 milioni di tonnellate, anche se nell’ultimo anno sono sensibilmente diminuite le quantità stoccate grazie all’operatività dell’inceneritore di Acerra (oltre 239 mila tonnellate).
La Lombardia, mantiene il primato di regione che smaltisce in discarica la percentuale inferiore di rifiuti urbani prodotti, pari al 7% del totale, facendo registrare ancora un consistente miglioramento rispetto al 2008 (-19%). Ottimi risultati, in termini di riduzione dello smaltimento, sono raggiunti anche dal Friuli Venezia Giulia (14% dei rifiuti prodotti), dal Veneto (22%) e dal Trentino Alto Adige (26%); in tutte queste regioni la raccolta differenziata raggiunge ottimi livelli.
Consistenti i miglioramenti in Sardegna, dove lo smaltimento in discarica passa dal 52% al 42% del totale dei rifiuti urbani prodotti e in Abruzzo che segna un 60% rispetto all’80% del 2008.
Il Lazio, con oltre 2,6 milioni di tonnellate di rifiuti, è la regione che smaltisce in discarica la maggiore quantità (80% dei rifiuti prodotti). La sola provincia di Roma smaltisce in discarica oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti, di cui circa 1,5 milioni solo nel Comune di Roma.
Molise, Sicilia e Liguria sono le regioni che presentano la percentuale maggiore di rifiuti smaltiti in discarica rispetto al totale di quelli prodotti: rispettivamente l’88% per le prime due e l’83% per la Liguria.
Il numero delle discariche per rifiuti non pericolosi che hanno smaltito RU, nel 2009, è pari a 224, 20 in meno di quelle rilevate nel 2008. Di queste 94 sono localizzate al Nord, 43 al centro e 87 al Sud.
Costi gestione del servizio di igiene urbana
Nel 2008, i rifiuti sono costati in media agli italiani 138,22 euro a persona. I grandi comuni con più di 50 mila abitanti pagano di più, circa 158,43 euro pro capite, mentre i piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti spendono mediamente 100,80 euro a persona. In media la spesa per gestire i rifiuti urbani è cresciuta del 5,1% rispetto al 2007.
La ripartizione dei costi è la seguente: il 44,3% è imputabile alla gestione dei rifiuti indifferenziati, il 20,2% alla gestione delle raccolte differenziate, il 14,8% allo spazzamento e lavaggio delle strade e la rimanente percentuale ai costi generali del servizio.
I costi medi di gestione per kg di rifiuto ammontano a 17,44 eurocentesimi/kg per la gestione dei rifiuti indifferenziati ed a 14,00 eurocentesimi/kg per la gestione della frazione differenziata, di poco superiori ai valori calcolati per il 2007, in cui ammontavano rispettivamente a 16,49 e 14,00 eurocentesimi/kg.
Nel 2010 il numero di comuni che applicano la tariffa di igiene ambientale (TIA) è pari a 1.203 (14,8% del totale).
L’analisi dei dati evidenzia che a livello nazionale, si è passati dal 4,1% di popolazione interessata dal sistema tariffario, riferito all’anno 2000, a circa il 28,7% dell’anno 2010.
L’analisi economica condotta sui piani finanziari, redatti ai sensi del DPR 158/99, dei soli comuni che applicano la TIA, rileva che il costo totale medio pro capite nel 2009 è pari a 167,5 euro a persona, con un incremento del 4,5% rispetto al 2008. Nello specifico nei comuni con più di 50 mila abitanti il costo è di circa 143,2 euro pro capite, mentre nei piccoli centri al di sotto dei 5 mila abitanti il costo è mediamente di 114,2 euro a persona.
Il costo totale medio pro capite per kg di rifiuto prodotto, nei comuni in regime di TIA, si attesta per l’anno 2009 a 26,6 eurocentesimi/kg, con un incremento rispetto al 2008 dell’ 1,9%.
Imballaggi e rifiuti di imballaggio
L’immesso al consumo degli imballaggi, sul mercato nazionale, nel 2009 ammonta a circa 10,8 milioni di tonnellate, con un decremento, rispetto al 2008, del 12,9% corrispondente a circa 1,4 milioni di tonnellate. Tale riduzione è attribuibile sopratutto alla crisi economica, in particolare a quella industriale, ma anche ad azioni di prevenzione messe in atto dalle aziende al fine di ottimizzare i sistemi di imballo.
La filiera che, tra il 2008 e il 2009, registra la maggiore contrazione è quella del legno, con il 23% in meno dell’immesso al consumo, seguita dall’acciaio (-14,8%), dalla carta (-9,1%), dall’alluminio (-6,6%), dalla plastica (-9,1%) e dal vetro (-3,5%).
Nell’anno 2009, la quantità di rifiuti di imballaggio avviata complessivamente a recupero ammonta a oltre 8 milioni di tonnellate. Rispetto al 2008, tale quantitativo diminuisce di oltre 314 mila tonnellate, ma confrontando la percentuale di rifiuti di imballaggio recuperati, rispetto alla quantità immessa al consumo, nel 2009 si evidenzia un aumento di 5,7 punti percentuali, passando infatti dal 68,9% nel 2008 al 74,6% nel 2009. Inoltre, l’86,5% del recupero complessivo di rifiuti di imballaggio, corrispondente a oltre 6,9 milioni di tonnellate, è rappresentato dal recupero di materia; il restante 13,5%, oltre 1 milione di tonnellate, rappresenta il recupero energetico.
Gli imballaggi cellulosici sono in assoluto i più recuperati rappresentando il 45% del totale recuperato.
Il contesto europeo
Secondo i dati resi disponibili da Eurostat, nel 2009 i 27 Stati membri dell’Unione europea hanno prodotto circa 256 milioni di tonnellate di rifiuti urbani, circa 3,1 milioni di tonnellate in meno (1,2%) rispetto al 2008. Negli Stati membri maggiormente popolati (Germania, Francia, Regno Unito, Italia e Spagna) si registra una diminuzione nella produzione di rifiuti urbani compresa tra il 2,5% e lo 0,5%, corrispondente ad un totale di circa 1,9 milioni di tonnellate.
I valori della produzione procapite dei rifiuti urbani mostrano una notevole eterogeneità: si passa da circa 316 kg per abitante/anno, rilevati in Polonia e Repubblica Ceca, a quelli più elevati registrati in Danimarca (831 kg per abitante/anno) e a Cipro (775 kg per abitante/anno).
Il valore procapite riferito all’UE 27 è di circa 512 kg/abitante per anno. Valori elevati di produzione procapite di rifiuti urbani si osservano anche in Lussemburgo (701 kg/abitante per anno), Irlanda (662 kg), Malta (648 kg) e Paesi Bassi (611 kg), mentre Romania, Lituania, Estonia, Lettonia, Slovacchia, (oltre a Polonia e Repubblica Ceca) producono quantità inferiori ai 400 kg/abitante anno. Gli abitanti di Germania,
Francia, Regno Unito, Italia, Spagna, Portogallo ed Austria (che rappresentano i due terzi della popolazione dell’UE 27) producono annualmente tra i 500 kg ed i 600 kg di rifiuti urbani a testa.
Sempre nel 2009, i dati relativi alla gestione confermano il costante, ma moderato trend di diminuzione del ricorso alla discarica; nello specifico circa il 38% dei rifiuti urbani gestiti nei 27 Stati membri è smaltito in discarica; il 20% è avviato ad incenerimento, mentre il 24% ed il 18% sono, rispettivamente, avviati a riciclaggio e compostaggio (includendo anche le quantità avviate al trattamento meccanico biologico).
Lo smaltimento in discarica interessa ancora numerosi Stati membri, in particolare quelli di più recente accesso, mentre Germania, Austria, Paesi Bassi, Svezia, Danimarca e Belgio (più di un quarto della popolazione europea) smaltiscono in discarica quote inferiori al 10% dei propri rifiuti urbani.
I dati evidenziano una situazione molto eterogenea tra i diversi Paesi dell’Unione anche riguardo all’incenerimento di rifiuti urbani, maggiormente utilizzato negli Stati dell’Europa centro settentrionale, in particolare Belgio, Austria, Francia, Germania e Paesi Bassi, ma con la massima espansione in Svezia (234 kg/abitante per anno nel 2009), Lussemburgo (252 kg/abitante per anno) e Danimarca (399 kg/abitante per anno). In vari Stati membri, quali Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Irlanda, Slovenia, Ungheria, e Spagna vengono incenerite quantità molto basse di rifiuti.
AGGIORNAMENTI FISCALI
IVA E IRPEF, RENDITE FINANZIARIE, SUPERBOLLO E PENSIONI. ECCO ALCUNE DELLE NOVITÀ IN CAMPO FISCALE.
RESISTE la riduzione delle aliquote Irpef a tre (20-30-40%) e la riduzione a cinque delle imposte (Irpef, Ires, Iva, Imu e Irap). L’Irap verrà abolita gradualmente. Graduale anche la revisione delle attuali aliquote Iva, tenendo conto degli effetti inflazionistici. Arriva l’imposta sui servizi che riunirà bollo, tasse di registro, ipotecarie e catastali. La cancellazione dell’Irap è prevista dal 2014. Non scatterà invece subito l’aumento dell’1% delle aliquote del 10 e del 20% dell’Iva.
RENDITE FINANZIARIE. Arriva l’aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie ad esclusione dei titoli di Stato. Imposta di bollo dello 0,15% sulle
transazioni finanziarie. Si aggiunge una tassazione separata al 35% per l’attività di trading delle banche.
EQUITALIA. In arrivo la sanatoria sulle liti fiscali fino a 20 mila euro pendenti al primo maggio 2011. Potranno essere definite una tantum. Norme su Equitalia per agevolare i contribuenti: salva-rate per mancato versamento (entro i 100 euro) e raddoppio (da 120 a 240 giorni) dei tempi per il pignoramento.
FORFAIT fiscale del 5% complessivo per le imprese fatte dai giovani a 35 anni ( per 5 anni). La misura riguarderà anche chi è escluso dal lavoro come i cassaintegrati. Tassazione agevolata per il reddito dei lavoratori, collegato ad aumenti di produttività.
SUPERBOLLO SUV. Nella prima bozza della manovra compariva un superbollo per le auto con potenza superiore ai 125 Kw (170 cavalli). Ma al termine del consiglio dei ministri, era circolata la voce che il balzello fosse stato annullato. Poi è stato precisato che la supertassa “era stata spostata in alto”, ovvero sule auto di lusso con potenza superiore ai 225 Kw, che corrispondono circa a 301 cavalli.
SANATORIA partite iva dormienti. Revocate d’ufficio le partite iva dormienti da oltre tre anni con una sanatoria sulla mancata dichiarazione di cessata attività. Aumenta del 50% la sanzione per omessa o infedele indicazione dei dati relativi agli studi di settore. Slitta dal primo luglio al primo ottobre l’entrata in vigore dell’accertamento fiscale esecutivo.
PENSIONI, anticipato l’aumento dell’età. Confermata a partire dal 2014 invece che dal 2015 l’aggancio dell’età pensionabile alle aspettative di vita. Sale, con tempi e modalità soft, l’età pensionistica delle donne nel settore privato. A partire dal 2020 ci vorrà un mese in più, cioè 60 anni e un mese, per andare in pensione (ultimo scaglione al 2032). Stop alla rivalutazione delle pensioni d’oro, cioè 5 volte superiori al minimo.
MANOVRA FINANZIARIA. Il punto: Ecco le misure per la sanità nella bozza del decreto
| Manovra. Il punto. Ecco le misure per la sanità nella bozza del decreto |
| Per la sanità si prospetta un bel salasso. Nuovi ticket sui farmaci e altre prestazioni. Abbassamento del tetto della farmaceutica territoriale e prezzi di riferimento per i beni e servizi sanitari. Mentre non è chiara la portata delle norme sulle professioni e se la sanità sia compresa o meno nelle norme sul Pubblico impiego. |
| La sanità pagherà pegno. Del resto le indiscrezioni della scorsa settimana lo avevano paventato. E molte delle cose che abbiamo scritto sembrano aver trovato posto nella manovra da 43 miliardi spalmati da qui al 2014 che il Governo si accinge a varare nel Consiglio dei ministri di giovedì prossimo. Nei servizi qui sotto troverete specifiche notizie sui singoli aspetti che abbiamo messo on line via che si veniva a conoscenza del contenuto della bozza del provvedimento. Non c’è quindi ancora nulla di ufficiale e alcune o molte delle cose che leggerete potrebbero poi non trovar posto nel testo definitivo. Ma vale la pena analizzare quanto fino ad ora siamo riusciti a sapere. Ticket Prezzi di riferimento |
I DIRITTI ALZANO LA VOCE
Il nostro Paese sta attraversando una grave crisi, che ha portato via posti di lavoro e risparmi, in molti casi spingendo persone e famiglie verso la povertà e l’insicurezza.
Nonostante le difficoltà molti hanno continuato a lavorare per mantenere la coesione sociale e per garantire che i problemi comuni non producessero lacerazioni sociali né condannassero molte persone ad essere marginalizzate. A fronte di questo il Governo ha continuato ad operare tagli massicci alla spesa, riducendo e talvolta azzerando le risorse per il sociale.
Nel 2008 i fondi nazionali per le politiche sociali erano oltre i 2,5 miliardi, nell’anno 2011 ammontano a soli 538 milioni di euro: un taglio dell’80%. Ciò significa riduzioni e chiusure di servizi, diritti negati ai cittadini, rischio di disoccupazione per molti lavoratori e per tante persone svantaggiate, e problemi che tornano a scaricarsi per intero sulle famiglie.
Ora è venuto il momento di dire basta. Sosteniamo la centralità della persona e crediamo nella possibilità di dare voce a ciascuno dando opportunità e garantendo diritti.
Affrontare la crisi solo “tenendo a posto i conti”, senza affrontare riforme e investire in ciò che garantisce un autentico sviluppo è suicida e condanna l’Italia al declino.
Il Terzo Settore non chiede per sé, ma per tutti i cittadini, a partire da quelli più in difficoltà esclusi dalla comunità oppure a rischio di esclusione. E, prima di chiedere, offre il suo contributo di azione volontaria, di professionalità sociale, di innovazione a fianco delle persone.
Le politiche sociali sono un investimento nel futuro del Paese, tanto più preziose quanto più esso è in difficoltà. Eppure l’Italia investe in esse meno di quanto si investa nel resto d’Europa. Anzi le considera un costo e le taglia senza criterio.
La nostra capacità di tirare la cinghia e di trovare soluzioni dignitose per assicurare diritti alle persone si sta esaurendo: senza un cambiamento si avvia la liquidazione del welfare italiano e si cancellano i tanti sforzi fatti per costruire sussidiarietà.
Governo, Regioni ed Enti Locali debbono fare ciascuno la propria parte e decidere quale futuro vogliono per il nostro Paese. Noi abbiamo fatto e faremo la nostra parte, ma non vogliamo essere presi in giro.
RINNOVARE E RILANCIARE LE POLITICHE SOCIALI PER UN NUOVO PATTO SOCIALE
PER IL FUTURO DEL PAESE
CHIEDIAMO
- La definizione dei” livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali”, come previsto dalla nostra Costituzione (art. 117).
- Un forte investimento nelle politiche sociali, attraverso un congruo aumento delle risorse destinate al sociale, all’educazione e alla scuola, da connettere alla reale esigibilità dei livelli essenziali.
- Una reale e concreta applicazione del principio di sussidiarietà previsto dalla Costituzione (art. 118) e dalla legge 328/00 sul sistema dei servizi sociali, che dia un effettivo riconoscimento di pari dignità alle organizzazioni della società civile.
- Una misura universalistica di sostegno al reddito contro la povertà e un concreto aiuto a ridurre i rischi di vulnerabilità sociale.
- Il ripristino del fondo per le non autosufficienze e il suo potenziamento.
- Adeguato finanziamento del Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza e un adeguato ripensamento delle Politiche Giovanili.
- La definizione del Piano Nazionale per la Famiglia e il suo adeguato finanziamento.
- Il rilancio del Servizio Civile Nazionale, quale esemplare esperienza di cittadinanza attiva dei giovani, con investimenti coerenti.
E OCCORRE
- Scegliere le priorità nel gestire le risorse piuttosto che i tagli lineari, intervenendo sia sul fronte delle entrate (in particolare con la leva fiscale e la lotta all’evasione) sia sul fronte delle uscite (riduzione degli sprechi, riduzione delle spese militari…).
- Declinare al meglio il percorso federalista, responsabilizzando tutti per ridurre le disparità nel Paese e per riqualificare la spesa pubblica.
- Potenziare e innovare le politiche sociali orientandole al benessere e alla ricerca della felicità, dando protagonismo alle persone, alle famiglie, ai corpi sociali.
- Ridefinire ruoli e compiti degli Enti Pubblici e il loro rapporto con i cittadini attivi e gli attori sociali secondo il principio di sussidiarietà.
IL TERZO SETTORE È PRONTO A FARE LA SUA PARTE,
CON I TAGLI AL SOCIALE NON C’È VITA BUONA NÉ SOCIETÀ ATTIVA
I DIRITTI SOCIALI NON SONO PRIVILEGI.
SVILUPPO E COESIONE NON SI FANNO CON L’ELEMOSINA
MOBILITAZIONE NAZIONALE
ROMA, PIAZZA MONTECITORIO
23 GIUGNO 2011 ORE 11.00
Aderiscono all’appello:
- Forum nazionale del Terzo Settore
- Campagna I diritti alzano la voce
- Comitato Il Welfare non è un lusso
- Roma Social Pride
Per comunicare la propria adesione:
Invia una mail a segreteria@idirittialzanolavoce.org specificando il nome, cognome e/o l’organizzazione se l’adesione è a titolo collettivo
“ UN PROGETTO CHE VORREMMO FOSSE DI TUTTI ”
Questa lista civica rappresenta in qualche modo una sperimentazione, un progetto che si concretizza giorno dopo giorno, nel continuo ascolto dei cittadini, nel seguire le sviluppo di una idea dal nascere fino alla sua realizzazione.
Siamo in un’epoca di transizione e mescolare pratiche e idee differenti nella politica è un rischio. Per noi è stato importante accettare questa sfida e imparare a “crescere” in questa sfida, con coraggio; ed è stato importante capire i vizi del sistema, ma allo stesso tempo constatare le virtù, la passione e il servizio che tanti di noi, con il loro volontariato anche nella politica, hanno messo in atto come orizzonte fondamentale, come gesto di gratuità. Non è facile oggi, perché c’è un degrado generale, un degrado che ci colpisce. È un degrado della società italiana, di tutta la politica: ecco perché vogliamo ritrovare le ragioni dello “stare in campo”, della difficile partecipazione. Per me, in qualche modo, è cambiato il sentimento fondamentale.
C’è smarrimento: ci troviamo di fronte una Politica disfattista. La fatica e l’impegno per far capire che siamo diversi è maggiore; guadagnare consenso è faticoso, ma bisogna farlo anche vivendo le campagne elettorali e il mettersi in gioco, come un principio di auto educazione. Rieducare alle virtù civiche, del bene collettivo, del bene comune. Noi non inseguiamo i nostri interlocutori politici sul terreno della contrapposizione. Il vero punto è come siamo in grado di invertire una tendenza sociale, portarla all’educazione del bene comune, alla conoscenza dei problemi, alla conoscenza del mondo. In questo percorso si può vincere o perdere, ma per noi non si può perdere l’occasione di vivere questi momenti come complessità, convivialità, e come nuove forme di socialità e collaborazione.
La nostra azione sul territorio si fonda su una politica intesa come una scuola di civismo.
Oggi la politica si è dissociata dalla cultura, che galleggia nella pubblicità, che si confronta con temi storici con una svagatezza e una leggerezza che mortificano la coscienza, e con un analfabetismo culturale che mettono tristezza.
Noi cerchiamo il modo di dimostrare concretamente di come si possa fare il contrario e, in ogni modo, pensiamo che così facendo si possa cominciare a contagiare anche altre persone alla ricerca degli stessi valori verso la partecipazione attiva.
Daniela Mignogna
P.S.C.- P.O.C – R.U.E. :Ecco di cosa si tratta -
Premessa:
La Regione Emilia Romagna con la L.R. 20/2000 s.m.i. “ Disciplina generale sulla tutela e l’uso del
territorio” introduce nuove modalità di programmazione e pianificazione territoriale in
corrispondenza alle modifiche introdotte al titolo V della Costituzione, cercando di riformare dalla
periferia amministrativa le leggi urbanistiche nazionali, basate prevalentemente sull’impianto della
Legge 1150 del 17 agosto 1942.
La stessa Legge Regionale introduce importanti novità sul processo di pianificazione, in termini di
atti di pianificazione, di contenuti, di livelli di pianificazione.
Infatti, mentre i precedenti piani regolatori (PRG) servivano soprattutto a distribuire funzioni sul
territorio e ad individuare gli usi del suolo e le quantità costruttive ammesse nelle diverse zone di
un Comune, gli strumenti di pianificazione di nuova generazione hanno come primo obiettivo
esplicito quello di promuovere un “uso” del territorio, inteso come insieme di “risorse ambientali
naturali, territoriali e culturali“, al fine di “promuovere un ordinato sviluppo del territorio, dei tessuti
urbani e del sistema produttivo”, limitando il consumo dei beni “non riproducibili” (acqua, suolo,
flora e fauna, ma anche monumenti, architetture tipiche ecc. ) a tutela delle generazioni future.
Gli strumenti di pianificazione territoriale ed urbanistica vengono infatti intesi come atti di
pianificazione, “volti a tutelare il territorio ovvero a regolarne l’uso ed i processi di trasformazione”,
concentrando la propria attenzione sulla salvaguardia ambientale e prevedendo interventi di
riduzione e mitigazione degli impatti.
I nuovi piani si evolvono da semplici ‘strumenti regolatori’ a veri e propri ‘piani di sviluppo’ di un
territorio, divenendo la base per il coordinamento di tutte le politiche municipali, degli interventi e
dei progetti da attuarsi in campi come la mobilità, i servizi alla persona, lo sviluppo della
produzione agricola, zootecnica e industriale , il commercio, l’edilizia pubblica e quella privata.
Quali sono gli strumenti della nuova Pianificazione urbanistica
Le innovazioni introdotte dalla L.R. 20/2000 s.m.i. risponde alla scelta di articolare il piano in
diversi strumenti di pianificazione, separando gli aspetti strutturali di tutela del territorio – validi a
tempo indeterminato – e le scelte strategiche di medio-lungo termine, dalle previsioni operative ed
attuative più flessibili e dagli aspetti regolamentari.
I contenuti della pianificazione comunale restano immutati, ma vengono organizzati separatamente
e strutturati in tre diversi strumenti con diversi gradi di definizione delle scelte e dei contenuti della
pianificazione:
• il Piano Strutturale Comunale (PSC): che delinea le scelte strategiche di assetto e sviluppo di
tutto il territorio comunale per tutelarne l’integrità fisica ed ambientale; offre un quadro completo
delle risorse naturali e delle caratteristiche del territorio in base alle quali fissa i limiti e le condizioni
di sostenibilità degli interventi e delle trasformazioni, individua le infrastrutture di maggiore
rilevanza e definisce le trasformazioni che possono essere attuate direttamente. Ha validità a
tempo indeterminato;
• il Regolamento Urbanistico Edilizio (RUE): che contiene la disciplina generale delle tipologie e
modalità attuative degli interventi di trasformazione, nonché le norme igienico-edilizie. Il RUE
contiene inoltre la disciplina dei parametri edilizi ed urbanistici, degli oneri di urbanizzazione, delle
condizioni di monetizzazione delle dotazioni territoriali. Disciplina le trasformazioni “dell’esistente” e
del territorio rurale; contiene la disciplina generale e le modalità attuative degli interventi di
trasformazione nonché le destinazioni d’uso, le norme costruire, trasformare, conservare le opere
edilizie, la disciplina degli elementi architettonici e urbanistici, degli spazi verdi e degli altri elementi
che caratterizzano l’ambiente urbano. Anche il RUE ha validità a tempo indeterminato;
• il Piano Operativo Comunale (POC): individua tra l’altro gli aspetti operativi ed attuativi e la
disciplina di uso del suolo delle parti di territorio da sottoporre a modifiche urbanistiche sostanziali
(ambiti di riqualificazione e nuovi insediamenti) da realizzare nell’arco temporale di cinque anni.
Individua inoltre la localizzazione delle opere e dei servizi pubblici e di interesse pubblico da
sottoporre ad esproprio per pubblica utilità.
Il POC è predisposto in conformità al PSC e si coordina con il Bilancio Pluriennale e con il
Programma Triennale delle Opere Pubbliche comunali.
Cosa sta succedendo nel nostro Comune
La prima fase del nuovo processo di pianificazione urbanistica ha preso avvio con l’adozione del
Piano Strutturale comunale (PSC), adottato con deliberazione consiliare n. 44 del 22 aprile 2009.
Il ‘vecchio’ Piano Regolatore generale (PRG) continua a rimanere in vigore, fatte salve le orme di
‘salvaguardia’ che il Piano Strutturale ha introdotto, fino all’approvazione definitiva dei nuovi
strumenti urbanistici.
Il Piano comprende la Valutazione di sostenibilità ambientale (VALSAT), i cui elaborati hanno il
contenuto del rapporto ambientale di VAS, ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs 152/06 s.m.i. . La VALSAT
è accompagnata inoltre da una sintesi non tecnica del rapporto ambientale, ai sensi dell’art.13 c.5
del citato D.lgs.
La Valutazione Ambientale Strategica (VAS) è un processo finalizzato ad integrare considerazioni
di natura ambientale nei piani e nei programmi comunali. La finalità della VAS è quella di verificare
la corrispondenza degli strumenti di pianificazione con gli obbiettivi di sviluppo sostenibile, tenendo
conto dei vincoli ambientali e della diretta incidenza dei piani sulla qualità dell’ambiente.
Il nuovo processo di pianificazione urbanistica si è consolidato con l’adozione del Regolamento
Urbanistico Edilizio (RUE), avvenuta con deliberazione consiliare n. 45 del 22 aprile 2009.
Un’ulteriore fase del nuovo processo di pianificazione è rappresentata dal Piano Operativo
Comunale (POC) che il Comune di Pianoro adotterà successivamente l’approvazione del PSC e
RUE.
Dalla data di adozione di tali strumenti urbanistici è entra in vigore il regime di salvaguardia
previsto e disciplinato dall’art.12 della L.R. 20/00 s.m.i.
In che termini e chi può esprimere le proprie osservazioni
La delibera di adozione e gli atti costitutivi del PSC (C.C. n. 44 del 22.4.2009) e del RUE
(C.C. n. 45 del 22.4.2009) sono depositati, ai sensi degli art. 22-32-33 della legge regionale
20/2000 presso l’Unità di Base Urbanistica-Edilizia Privata dal 3 giugno 2009 al 3 agosto
2009 a disposizione per la consultazione dal lunedì al sabato dalle 9,00 alle 12,30 e anche
dalle 15 alle 18 nella giornata di mercoledì.
Osservazioni alla VAS/VALSAT
Le osservazioni alla VAS/Valsat possono essere presentate da chiunque entro il 3 agosto 2009.
Osservazioni al PSC
Le osservazioni al PSC possono essere presentate, entro il 1 ottobre 2009, dai singoli cittadini nei
confronti dei quali le previsioni del PSC sono destinate a produrre effetti diretti e dagli enti, dagli
organismi pubblici, dalle associazioni economiche e sociali e quelle costituite per la tutela degli
interessi diffusi
Osservazioni al RUE
Le osservazioni al Regolamento Urbanistico Edilizio possono essere presentate da chiunque
entro il 1 ottobre 2009.
Modifica alla classificazione acustica
Con delibera di C.C. n. 46 del 22.4.2009 è stata adottata ai sensi della L.447/95 la modifica alla
classificazione acustica per acquisire le previsioni del PSC.
Chiunque può presentare le proprie osservazioni entro il 1 ottobre 2009
I tecnici incaricati saranno a disposizione per fornire eventuali chiarimenti su PSC-RUE e
Classificazione acustica, previo appuntamento o nelle giornate di ricevimento al pubblico nelle
giornate di mercoledì e sabato dalle 9 alle 12,30.
Modalità di accesso degli strumenti adottati ed estrazione copia degli elaborati
Tutti gli elaborati sono depositati per 60 giorni a decorrere dal 3 giugno 2009 presso l’Unità di Base
Urbanistica Edilizia Privata del Comune di Pianoro in Piazza Dei Martiri 1 e possono essere
liberamente visionati nei seguenti orari:
mattina: dal lunedì al sabato dalle ore 9 alle 12,30
pomeriggio: mercoledì dalle 15 alle 18
La riproduzione avviene con le seguenti modalità:
stralci in formato A4-A3 possono essere rilasciati al momento della consultazione al costo di 0,30
o 0,50 per ogni fotocopia a colori
• gli elaborati grafici e regolamentari completi (PSC-RUE-Classificazione acustica) sono
disponibili, previo richiesta scritta, su DVD, in formato PDF, al costo di € 25,00
• presso la copisteria Centrocopie Rastignano di Via A. Costa 114 , Rastignano
• sul sito del Comune di Pianoro www.comune.pianoro.bo.it dal quale è possibile
scaricare gratuitamente gli elaborati in formato pdf
Come si presentano le osservazioni
Le osservazioni possono essere presentate utilizzando il modello appositamente predisposto dal
Comune (articolato in osservazioni al VAS-VALSAT/PSC/RUE/CLASSIFICAZIONE ACUSTICA),
disponibile presso l’Unità di Base Urbanistica-Edilizia Privata o presso il centralino.
Il modulo è inoltre prelevabile dal sito del Comune (www.comune.pianoro.bo.it).
Le osservazioni devono essere presentate – in tre copie, indirizzate al Sindaco del Comune di
Pianoro – Piazza Dei Martiri 1- 40065 Pianoro
entro i termini sopra indicati.
Nel presentare le osservazioni dovranno essere chiaramente riportati i seguenti dati:
• dati anagrafici e residenza del richiedente e sua qualifica (privato cittadino, rappresentante di
associazione o ente, professionista incaricato, legale rappresentante o altro);
• in caso di rappresentanza, i dati dell’impresa ente o associazione alla quale riferire
l’osservazione;
• elenco degli elaborati oggetto di osservazione;
• individuazione univoca dell’eventuale area interessata dall’osservazione anche attraverso la
presentazione di apposito materiale cartografico in allegato;
• eventuale documentazione fotografica;
• quanto altro il soggetto osservante ritenga indispensabile alla comprensione delle proprie
considerazioni e utile al processo di istruttoria dell’osservazione stessa.
Si consiglia inoltre, nel caso l’osservazione tratti più argomenti, di suddividerla chiaramente
per punti e riferire l’eventuale documentazione allegata a ciascun singolo punto.
Quali argomenti possono o non possono trattare le osservazioni al Piano Strutturale
Comunale (PSC) e alla VAS/VALSAT
Le osservazioni possono riguardare i temi e le normative trattate dal PSC e dalla VAS/VALSAT.
In considerazione della natura strategica del PSC le osservazioni dovranno basarsi su
considerazioni ed argomentazioni di carattere generale e strategico per lo sviluppo dell’intero
territorio comunale e recanti correzioni a eventuali errori di forma e sostanza contenute negli
elaborati del Piano.
CASE: NUOVE REGOLE PER TASSARE GLI AFFITTI – A CHI CONVENGONO?
Casa: nuove regole per tassare gli affitti, a chi convengono
Le nuove regole sulla tassazione degli affitti – basate sul sistema della “cedolare secca” – derivanti dalla riforma del “federalismo fiscale”, si applicheranno sin dall’anno fiscale 2011. Quindi sono praticamente già in vigore, anche se verranno portate in dichiarazione l’anno prossimo.
La cedolare secca è il nuovo metodo di tassazione dei redditi da locazione, e si applica alle case date in affitto a persone fisiche; quindi non agli immobili affittati ad aziende, professionisti ed altre attività economiche. La novità consiste nel fatto che, ai redditi da affitto, non viene applicata la stessa aliquota Irpef degli altri redditi del contribuente, ma un’aliquota fissa:
• il 21 per cento, per i contratti a canone libero;
• il 19 per cento, per i contratti a canone concordato.
La cedolare secca sostituisce tutte le altre tasse: l’Irpef, le addizionali regionali e comunali dell’Irpef, l’imposta di registro e l’imposta di bollo. Ma chi sceglie la cedolare, non potrà applicare gli adeguamenti annuali dell’Istat. A decidere se applicare o meno la cedolare è il proprietario. Per esercitare tale scelta, bisogna avvisare l’inquilino con una lettera raccomandata. Chi non fa nulla, rimane col vecchio regime, di tassazione proporzionale al reddito.
A chi conviene il nuovo sistema? Col vecchio sistema, i canoni di affitto si sommavano agli altri redditi, e perciò erano soggetti alla progressione delle imposte: più il contribuente guadagnava nell’anno in questione, maggiore era l’aliquota che si applicava e perciò, da quanto intascato con gli affitti si doveva detrarre l’aliquota massima per quella persona, che poteva arrivare anche al 43 per cento, per i redditi sopra i 75 mila euro. La cedolare secca, dunque, conviene soprattutto ai redditi più elevati: più si guadagna, più il nuovo sistema consente di risparmiare rispetto al precedente.
RICORDIAMO CHE IL 6 GIUGNO 2011 è L’ULTIMO GG UTILE PER LA CEDOLARE SECCA
LIVELLI ESSENZIALI DI ASSISTENZA: PROMESSI E ATTESI DA 10 ANNI
Promessi, annunciati e persino già messi a punto, nella realtà i livelli essenziali di assistenza (Lea), ovvero le prestazioni sanitarie che devono essere necessariamente garantite ai cittadini su tutto il territorio nazionale, non vengono rinnovati da 10 anni. Con gravi difficoltà per i cittadini che attendono il riconoscimento della loro malattia e il diritto alle terapie.– per sottolineare l’enorme ritardo di un provvedimento necessario, annunciato innumerevoli volte senza esito. Un ritardo ormai inaccettabile – in particolare per la necessità di poter disporre dei nuovi Lea nell’ottica di un federalismo fiscale, perchè si possano definire i costi standard su una base più adeguata.
La beffa, inoltre, è che “i nuovi Lea” ci sono sono chiusi nei cassetti dell’Economia. Il ‘pacchetto’ delle prestazioni essenziali, infatti, stava per essere varato 3 anni fa, con l’allora ministro Livia Turco, ma fu bloccato per una presunta irregolarità a livello di Corte dei Conti. Da quel punto ci sono stati migliaia di annunci di approvazione, mai realizzati.
DECRETO SVILUPPO del Governo: Vediamo in cosa consiste
Il Governo ha da poco approvato il cosiddetto “Decreto sviluppo”, Decreto legge che contiene misure finalizzate allo sviluppo e al rilancio dell’economia, specie a proposito di argomenti quali famiglie e lavoratori.
Ecco i temi di maggiore interesse:
1. Alleggerimento degli obblighi fiscali: a partire dalla dichiarazione dei redditi dell’anno prossimo, non ci sarà più l’obbligo di comunicare al sostituto datore di lavoro l’aggiornamento dei carichi di famiglia per i quali si ha diritto a detrazioni, se non ci sono variazioni rispetto all’anno precedente;
2. Pagamenti on line dei ticket sanitari: sarà possibile pagare on line i ticket delle prestazioni sanitarie alle Asl. Ospedali e Asl, inoltre, potranno consegnare via web i referti medici;
3. Carta d’identità prima dei 15 anni: la nuova validità sarà di 3 anni per i minori e di 10 per i maggiorenni;
4. Rinegoziazione dei mutui: fino al 31 dicembre 2012, se si ha un reddito Isee inferiore a 30mila euro, le banche sono obbligate ad accettare la richiesta di passare dal tasso variabile a quello fisso, per mutui fino a 150 mila euro;
5. Bonus assunzioni al Sud: a ogni imprenditore che assume un dipendente a tempo indeterminato al Sud spetta un credito d’imposta pari a 300 euro al mese per ciascun lavoratore assunto, dal 2011 al 2013;
6. Assunzione dei precari della scuola: in tre anni assunzione prevista per 65 mila precari della scuola;
7. 90 anni di diritto agli stabilimenti balneari: è stata estesa a 90 anni la durata del diritto di superficie per gli stabilimenti balneari;
il Decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro i 60 giorni successivi alla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Decreto sviluppo: cosa c’è per le famiglie e i lavoratori:
• Fisco: alleggerimento degli obblighi
A partire dalla dichiarazione dei redditi 2012, non ci sarà più l’obbligo di comunicare al sostituto d’imposta (il datore di lavoro) l’aggiornamento dei carichi di famiglia per i quali si ha diritto a detrazioni, se non ci sono variazioni rispetto all’anno precedente. Sarà il fisco stesso ad effettuare i controlli necessari.
• Pagamenti on line dei ticket sanitari
Dopo 3 mesi dalla conversione in legge del Decreto, sarà possibile – dove le strutture sanitarie sono in grado di farlo – pagare on line i ticket delle prestazioni sanitarie alle Asl. Ospedali e Asl, inoltre, potranno consegnare via web i referti medici.
• Carta d’identità prima dei 15 anni
Viene immediatamente soppresso il limite di età di 15 anni necessario per ottenere la carta d’identità, la cui validità sarà di 3 anni per i minori e di 10 per i maggiorenni. Il vecchio documento, in teoria, dovrebbe cedere il passo alla “carta d’identità elettronica”, un progetto che però è già attivo dal 2000 ma con scarsi risultati pratici.
• Silenzio assenso per le costruzioni
Quando si richiede il “permesso di costruire”, nell’ambito dell’edilizia privata, d’ora in poi vale la regola del silenzio-assenso: se dopo un certo periodo dalla presentazione della domanda l’Amministrazione non risponde, si intende automaticamente che approva. Tale periodo è di 90 giorni nei comuni con meno di 100 mila abitanti e 150 giorni in quelli più grandi.
• Rinegoziazione dei mutui
Fino al 31 dicembre 2012, le banche sono obbligate ad accettare la richiesta di passare dal tasso variabile a quello fisso, per mutui fino a 150 mila euro. Ma il mutuatario, oltre ad essere in regola con le rate, deve avere un reddito basso: al massimo 30 mila euro di Isee.
• Case da ricostruire il 20 per cento più grandi
Per incentivare la demolizione e ricostruzione di edifici, nelle zone urbane degradate, il “premio” in volume a disposizione delle abitazioni private, nell’ambito del Piano casa, sarà del 20 per cento. Gli edifici non abitativi potranno invece aumentare in volume del 10 per cento.
• Bonus assunzioni al Sud
A ogni imprenditore che assume un dipendente a tempo indeterminato al Sud spetta un credito d’imposta pari a 300 euro al mese per ciascun lavoratore assunto, dal 2011 al 2013.
• Assunzione dei precari della scuola
Assunzione prevista per 65 mila precari della scuola. La stabilizzazione dovrebbe essere spalmata su tre anni, per aggirare la norma europea contro gli abusi dei contratti a termine.
• Scheda carburanti più semplice
Viene soppresso l’obbligo di compilazione della scheda carburante, per chi paga con moneta elettronica presso i distributori.
• Niente spesometro per pagamenti con le carte
Lo spesometro è uno strumento che consente al Fisco di controllare le spese effettuate dal contribuente, per verificare poi che siano compatibili col livello di reddito dichiarato. Col nuovo Decreto, vengono esclusi dallo spesometro i pagamenti con carte di credito, di debito o prepagate.
• 90 anni di diritto agli stabilimenti balneari
Nell’ambito dei provvedimenti a favore dei distretti turistico-alberghieri, è stata estesa a 90 anni la durata del diritto di superficie per gli stabilimenti balneari, che potrà riguardare anche aree già occupate lungo le coste da edificazioni esistenti.
IMPIANTI SOLARI: PRODURRE E SCAMBIARE ENERGIA PER RISPARMIARE CON IL CONTO ENERGIA E LO SCAMBIO SUL POSTO
IMPIANTI SOLARI: produrre e scambiare energia per risparmiare con il CONTO ENERGIA e lo SCAMBIO SUL POSTO
Scheda Pratica di Rita Sabelli 19 maggio 2011 11:39
Con la direttiva 2001/77/CE il Parlamento europeo ha inteso promuovere la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, ovvero da fonti naturali (eolica, solare, geotermica, del moto ondoso, maremotrice, idraulica, biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione, etc.).
In Italia questa direttiva e’ stata recepita dal d.lgs. 387/2003, che ha previsto -tra le altre cose- incentivazioni per la produzione di energia solare introducendo anche il concetto di “scambio sul posto”, ovvero di scambio di energia tra l’utente/produttore e il gestore/distributore.
Alle disposizioni generiche d.lgs.387/2003 sono seguite norme attuative del Ministero delle Attivita’ produttive e dell’Autorita’ per l’energia ed il gas (AEEG), cosi’ da rendere possibile la realizzazione di un impianto solare fotovoltaico con fruizione di incentivi statali sull’energia prodotta (Conto Energia) nonche’ un forte risparmio in bolletta per la possibilita’ di “compensare” l’energia prodotta -ed immessa sulla rete- con quella prelevata e consumata (Scambio sul posto).
Il particolare i cosiddetti decreti “conto Energia” hanno via via fissato le tariffe incentivanti -decrescenti negli anni- con cui lo Stato, attraverso il gestore del servizi energetici (GSE) retribuisce agli impianti solari fotovoltaici collegati alla rete elettrica l’energia prodotta.
Piu’ precisamente:
- Il primo conto energia (DM 28/7/2005 modificato dal DM 6/2/2006) si applica agli impianti entrati in esercizio dal 30/9/2005 al 13/4/2007;
- Il secondo conto energia (DM 19/2/2007) si applica agli impianti entrati in esercizio dal 13/04/07 (data di pubblicazione della Delibera AEEG 90/07) e fino al 31/12/2010;
- Il terzo conto energia (DM 6/8/2010), con la Delibera AEEG 181/2010, si applica agli impianti entrati in esercizio dal 1/1/2011 fino al 31/5/2011.
- Il quarto conto energia (DM 5/5/2011) si applica agli impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011 al 31/12/2016.
In realta’ il terzo conto energia (DM 6/8/2010) doveva durare fino al 2013, ma la sua scadenza e’ stata anticipata dall’entrata in vigore del D.lgs.28/2011 che ha riformato la materia attuando le nuove regole della Direttiva 2009/28/CE.
Al D.lgs.28/2011 e’ seguito infatti il quarto conto energia che ha preso il posto del terzo.
Ricordiamo anche che per precisa disposizione di legge (DL 3/2010 art.2 sexies) agli impianti installati entro il 31/12/2010 ed entrati in esercizio entro il 30/6/2011, per i quali all 31/12 risultano gia’ completate le comunicazioni per il rilascio delle autorizzazioni, sono applicabili le tariffe incentivanti 2010 previste dal “secondo conto energia” (DM 19/2/2007).
Agli incentivi del conto energia (produzione) possono essere aggiunti quelli dello “scambio sul posto”, attivabile su impianti di potenza inferiore ai 20 kw dove il punto di immissione dell’energia coincide con quello di prelievo, ovvero su impianti a dimensione “familiare” montati sulla casa di abitazione.
CONTO ENERGIA: IMPIANTI AMMESSI
Le tariffe incentivanti pagate dallo Stato cambiano non solo rispetto alla data di entrata in esercizio dell’impianto, ma anche a seconda del tipo e dimensioni dello stesso.
Per poter usufruire dell’incentivazione l’impianto deve rispondere delle caratteristiche tecniche previste dalla legge e dai vari decreti “conto energia”.
Per il “terzo” conto energia (applicabile agli impianti entrati in esercizio dal 1/1/2011) la distinzione principale e’ tra:
- impianti solari fotovoltaici con potenza non inferiore a 1 kw, a loro volta distinti in
* impianti realizzati sugli edifici (su tetti piani o a falda, o sulla facciata come frangisole);
* altri (per esempio moduli ubicati al suolo o su pergole, serre, tettoie, pensiline, etc);
- impianti solari fotovoltaici integrati con caratteristiche innovative, installati con moduli che sostituiscano parti dell’edificio come, per fare esempi, il tetto, le finestre, le porte, o lo rivestano e che esteticamente si inseriscano del disegno architettonico dell’edificio; devono avere caratteristiche innovative (non convenzionali) e devono essere progettati per svolgere anche funzioni architettoniche (come la protezione termica dell’edificio, la tenuta all’acqua, la tenuta meccanica).
- impianti a concentrazione (non trattati in questa scheda perche’ “riservati” a persone giuridiche e soggetti pubblici).
Il “quarto conto energia” (applicabile agli impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011), stante la distinzione di cui sopra, ha introdotto queste due macrocategorie:
- “piccoli impianti”, che include: impianti fotovoltaici realizzati su edifici con potenza tra 1 kw e 1000 kW, gli altri impianti operanti in regime di scambio sul posto (potenza massima 200 kw) e impianti fotovoltaici di potenza qualsiasi realizzati su edifici ed aree delle pubbliche amministrazioni;
- “grandi impianti”, che include tutti gli altri impianti fotovoltaici, soggetti ad iscrizione obbligatoria al GSE dal 31/8/2011. Di essi non ci occupiamo in questa scheda.
Considerando che in questa scheda ci occupiamo essenzialmente di impianti a dimensione familiare, tutti rientranti nella categoria “piccoli impianti” (che siano o meno operanti nel regime di “scambio sul posto”), la classificazione rimane, nel passaggio da un conto energia all’altro, sostanzialmente invariata.
Per quanto riguarda gli impianti ubicati al suolo, con moduli collocati a terra in aree agricole (con esclusione dei terreni abbandonati da almeno cinque anni) , il D.lgs.28/2011 prevede delle limitazioni, specificando che possono accedere agli incentivi a condizione che:
- la potenza non sia superiore a 1 Mw;
- nel caso di terreni che appartengono allo stesso proprietario, gli impianti siano collocati a distanze non inferiore a 2 Km;
- non sia destinato all’installazione degli impianti piu’ del 10% della superficie del terreno agricolo del richiedente.
Sono esclusi da questi nuovi vincoli gli impianti per i quali e’ stato gia’ conseguito il titolo abilitativo (edilizio) alla data di entrata in vigore del d.lgs. (29/3/2011) o per i quali sia gia’ stata presentata richiesta al 1/1/2011, a condizione che l’impianto entri in esercizio entro il 29/3/2012.
I dettagli sulle caratteristiche tecniche degli impianti, sulla modalita’ di posizionamento e di installazione si trovano agli allegati 1,2 e 4 dei DM 6/8/2010 e DM 5/5/2011 nonche’ sulla Guida tecnica pubblicata dal GSE (vedi link utili).
Un’ulteriore categoria, gli impianti con innovazione tecnologica non e’ ancora ne’ definita ne’ incentivata, in attesa di un decreto del Ministero dello sviluppo economico.
CONTO ENERGIA: CHI PUO’ ACCEDERE ALLE TARIFFE INCENTIVANTI
Gli incentivi sono usufruibili da persone fisiche (oltre e quelle giuridiche e dai condomini) che siano proprietarie dell’immobile ove e’ installato l’impianto o che possano disporre di autorizzazione sottoscritta dal proprietario (o dai proprietari, se piu’ di uno) dell’immobile.
Questi soggetti, nell’espletamento della pratica, sono detti “soggetti responsabili dell’impianto”.
COME SI ACCEDE
1) Realizzazione dell’impianto
La prima cosa da fare e’ ovviamente rivolgersi ad una ditta specializzata che progetti e realizzi l’impianto. E’ bene anche informarsi presso il proprio Comune per verificare se si debbano chiedere permessi o autorizzazioni. Se l’impianto ha potenza superiore ai 20 kW dovra’ anche essere presentata (all’Ufficio tecnico di finanza) una denuncia di apertura dell’”officina elettrica”.
Ricordiamo che per la realizzazione della maggior parte degli impianti solari fotovoltaici NON e’ necessario alcun titolo abilitativo (DIA o altro) perche’ rientranti tra gli interventi di edilizia libera. Per i seguenti impianti e’ sufficiente infatti una comunicazione al Comune, anche telematica, senza necessita’ di ottenere nulla osta:
- impianti solari fotovoltaici che siano aderenti o integrati su tetti di edifici (che non abbiano vincoli culturali o paesaggistici) con superficie non superiore agli stessi e con la stessa inclinazione e orientamento e che non alterino la sagoma degli edifici;
- impianti solari fotovoltaici realizzati su edifici o pertinenze con potenza non superiore a 20 Kw, realizzati al di fuori delle zone A ai sensi del DM 1444/1968 (zone urbane ad interesse storico, artistico o di pregio ambientale);
Per gli altri impianti e’ necessaria la Dia o, a seconda del caso, l’”autorizzazione unica” il cui procedimento di ottenimento e’ stato modificato dal D.lgs.28/2011.
E’ bene, in ogni caso. rivolgersi all’ufficio tecnico del Comune per verificare quali siano gli adempimenti necessari e la tempistica prevista.
E’ anche bene sapere che dal 29/3/2012 per poter usufruire delle tariffe incentivanti tutti gli impianti dovranno rispettare pienamente le caratteristiche tecniche previste dalla legge (D.lgs.28/2011 e decreti ministeriali del conto energia) e dovranno essere garantiti dal produttore per almeno 10 anni.
Per i riferimenti normativi si vedano il D.lgs.28/2011 (artt.6/7), il D.p.r.380/2001 (testo unico dell’edilizia, art.6) e il DM 10/9/2010 (linee guida per gli impianti fotovoltaici)
2) Allacciamento alla rete locale
Il soggetto responsabile (di solito il proprietario dell’immobile o comunque una persona autorizzata dal proprietario, come gia’ detto) deve poi inoltrare al distributore locale (Enel, Acea, Hera, etc.), secondo le modalita’ da questo previste, il progetto preliminare dell’impianto e chiederne la connessione alla rete.
Se l’impianto ha potenza fino a 20 kW dovra’ anche precisare se intende avvalersi del servizio dello scambio sul posto.
Il gestore comunica il punto di allaccio e il proprio preventivo con i tempi di realizzazione, preventivo che dev’essere accettato.
Una volta ultimato l’impianto, il soggetto responsabile dovra’ darne notizia al gestore e quest’ultimo dovra’ allacciare l’impianto alla rete.
L’AEEG (Autorita’ per l’energia elettrica ed il gas) ha stabilito che la realizzazione della connessione debba avvenire entro massimo 30 giorni lavorativi dall’accettazione del preventivo (che deve essere emesso entro 20 gg dalla richiesta, piu’ il tempo necessario per l’eventuale sopralluogo). Se il lavoro e’ considerato “complesso” il termine di realizzazione e’ di 90 giorni lavorativi, in alcuni casi allungabili a 105. In caso di mancato rispetto, se non vi sono cause di forza maggiore o imputabili al soggetto richiedente, deve essere corrisposto un indennizzo automatico (per i dettagli sulle regole di connessione vedi Delibera AEEG 99/08, detta TICA).
3) Invio richiesta di concessione delle tariffe incentivanti al GSE
Per gli impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011 ci sono 15 giorni solari (*) di tempo dall’entrata in esercizio dell’impianto il soggetto responsabile per far pervenire al GSE la richiesta di concessione della tariffa incentivante, con allegata documentazione finale di entrata in esercizio dell’impianto (vedi allegato 3C del DM 5/5/2011). Se si ritarda nell’inviare la domanda non verra’ conteggiato l’incentivo per il periodo che va dall’entrata in esercizio dell’impianto fino alla data di presentazione della domanda. Non decade pero’ il diritto di accedere agli incentivi in vigore al momento dell’entrata in esercizio dell’impianto.
Per le domande relative ad impianti messi in esercizio dal 1/1/2011 l’invio puo’ avvenire esclusivamente per via telematica utilizzando il sistema messo a punto dal GSE, previa registrazione (https://applicazioni.gse.it).
I tempi di risposta del GSE sono di 120 giorni, sia per comunicare l’ammissione alla tariffa (con indicazione di quella riconosciuta) sia per comunicare carenze della documentazione presentata.
In caso di riconoscimento della tariffa richiesta la comunicazione viene resa disponibile, previo avviso inviato per posta elettronica, sul sito utilizzato per l’invio della domanda, nella sezione “comunicazioni del GSE” , scaricabile in formato pdf. Diversamente, per comunicare una tariffa diversa o una mancata accettazione, oppure una richiesta di integrazione dei documenti, viene inviata una raccomandata a/r o una email certificata (se nella procedura e’ stata indicata un indirizzo di posta elettronica certificata). Al richiedente viene data possibilita’, in questo caso, di presentare proprie obiezioni e osservazioni, sempre online attraverso il sito suddetto.
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(*) Attenzione! Per gli impianti che entrano in esercizio entro il 31/5/2011 le regole sono quelle precedenti, previste dal DM 6/8/2010: la richiesta di concessione va inviata al GSE entro 90 giorni, con decadenza del diritto di accesso agli incentivi in caso di mancato rispetto.
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4) Stipula della convenzione col GSE
Dopo aver ricevuto risposta positiva dal GSE, il responsabile dell’impianto deve stipulare la convenzione scaricando e stampando dal sito suddetto il relativo modulo, firmandolo e inviandolo a
Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A., Viale Maresciallo Pilsudski, 92 – 00197 Roma
scrivendo sulla busta: GSE – Incentivazione impianti fotovoltaici – Invio Dichiarazione di Accettazione della Convenzione – Numero Identificativo Impianto (Numero Pratica): N….”
Per consultare la GUIDA DEL GSE clicca qui
CONTO ENERGIA – LE TARIFFE INCENTIVANTI
La tariffa incentivante a cui viene pagata l’energia prodotta dipende dal tipo di impianto e dalla sua potenza nominale. La tariffa e’ riconosciuta -e mantenuta costante- per 20 anni dall’entrata in esercizio dell’impianto.
IMPIANTI SOLARI FOTOVOLTAICI “STANDARD” (con potenza non inferiore a 1 kW)
Rientrano in questa grossa categoria gli impianti realizzati sugli edifici (su tetti piani o a falda, o sulla facciata come frangisole) e gli “altri” (per esempio moduli ubicati al suolo o su pergole, serre, tettoie, pensiline, etc).
Impianti di potenza tra 1 e 3 kW Impianti di potenza tra 3 e 20 kW
sugli edifici altri sugli edifici altri
Entrati in esercizio tra il 1/1 e il 30/4/11 0,402 0,362 0,377 0,339
Entrati in esercizio a Maggio 2011 0,391 0,347 0,360 0,322
Entrati in esercizio a Giugno 2011 0,387 0,344 0,356 0,319
Entrati in esercizio a Luglio 2011 0,379 0,337 0,349 0,312
Entrati in esercizio a Agosto 2011 0,368 0,327 0,339 0,303
Entrati in esercizio a Settembre 2011 0,361 0,316 0,325 0,289
Entrati in esercizio a Ottobre 2011 0,345 0,302 0,310 0,276
Entrati in esercizio a Novembre 2011 0,320 0,281 0,288 0,256
Entrati in esercizio a Dicembre 2011 0,298 0,261 0,268 0,238
Entrati in esercizio nel primo semestre 2012 0,274 0,240 0,247 0,219
Entrati in esercizio nel secondo semestre 2012 0,252 0,221 0,227 0,202
Per gli impianti che entreranno in esercizio dal 2013 il meccanismo di remunerazione dell’energia prodotta cambiera’, con tariffe omnicomprensive e attribuzione di una tariffa specifica sulla quota di energia autoconsumata:
Tariffa omnicomprensiva impianti entrati in esercizio primo semestre 2013 0,375 0,346 0,352 0,329
Tariffa su energia autoconsumata impianti entrati in esercizio primo semestre 2013 0,230 0,201 0,207 0,184
Impianti entrati in esercizio nel secondo semestre 2013 – riduzione programmata -9%
* Tariffe in Euro per kW;
* Per gli anni 2014, 2015 e 2016 sono previste ulteriori riduzioni semestrali rispetto alle tariffe del semestre precedente (rispettivamente del 13%,15% e 30%);
* Per approfondire le caratteristiche tecniche e specifiche di ogni categoria si vedano gli allegati dei DM 6/8/2010 (impianti entrati in esercizio entro 31/5/2011) e DM 5/5/2011 (impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011), oppure la guida del GSE (vedi link utili);
* Gli impianti entrati in esercizio a seguito di potenziamento possono accedere alle tariffe incentivanti limitatamente alla produzione aggiuntiva;
* Gli impianti realizzati dal medesimo soggetto (o a questo riconducibili) localizzati nella stessa particella catastale o su particelle contigue si intendono come unico impianto di potenza cumulativa pari alla somma dei singoli impianti;
* Per visionare le tariffe incentivanti degli impianti con potenza superiore a 20 Kw si rimanda agli stessi decreti di cui sopra;
* Per gli impianti entrati in esercizio nel 2010 (entro il 31/12) si continuano ad applicare le tariffe previste dal DM 19/2/2007 (vedi piu’ avanti, sezione TARIFFE INCENTIVANTI 2010);
* Per gli impianti i cui moduli costituiscono elementi costruttivi di pergole, serre, barriere acustiche, tettoie e pensiline si applica una tariffa pari alla media aritmetica tra quella relativa agli “impianti realizzati sugli edifici” e quella relativa agli “altri impianti”.
Le tariffe di cui sopra sono incrementate
- del 5% per impianti diversi da quelli realizzati su edifici (quindi impianti ubicati al suolo o su pergole, serre, tettorie, pensiline, etc.) ubicate in zone industriali, commerciali, cave o discariche esaurite, etc.;
- del 5% per impianti realizzati su edifici realizzati da comuni con popolazione superiore a 5000 abitanti;
- di 5 centesimi di euro/Kw per impianti realizzati su edifici e installati in sostituzione di coperture in eternit o comunque contenenti amianto (per gli impianti realizzati entro il 31/5/2011 la maggiorazione e’ del 10%);
- del 20% per i sistemi “con profilo di scambio prevedibile” -impianti di potenza superiore a 20 kw per i quali sia stato attivato un programma di scambio di energia- relativamente all’energia prodotta nel giorno di attuazione del programma (maggiorazione applicabile solo per gli impianti entrati in esercizio entro il 31/5/2011);
- del 10% per gli impianti il cui costo di investimento, per quanto riguarda i componenti diversi dal lavoro, siano per almeno il 60% riconducibili ad una produzione realizzata all’interno dell’UE (maggiorazione applicabile solo agli impianti entrati in esercizio dopo il 1/6/2011).
IMPIANTI SOLARI FOTOVOLTAICI INTEGRATI CON CARATTERISTICHE INNOVATIVE
Sono gli impianti -con potenza non inferiore a 1 kW e non superiore a 5 MW- che utilizzano moduli e componenti speciali che si integrano e sostituiscono parti degli edifici (il tetto, le finestre, le porte, etc.) aventi caratteristiche innovative e pensati per svolgere anche funzioni architettoniche (come la protezione termica dell’edificio, la tenuta all’acqua, la tenuta meccanica).
Impianti integrati con caratteristiche innovative di potenza fino a 20 kW
Impianti entrati in esercizio entro il 31/5/2011 0,44 Euro/kW
Impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011 al 31/12/2011 0,427 Euro/kW
Entrati in esercizio nel primo semestre 2012 0,418 Euro/kW
Entrati in esercizio nel secondo semestre 2012 0,410 Euro/kW
Entrati in esercizio nel primo semestre 2013
tariffa omnicomprensiva:
tariffa su autoconsumo:
0.543 Euro/Kw
0.398 Euro/Kw
Entrati in esercizio nel secondo semestre 2013 riduzione programmata rispetto al primo semestre: -3%
* Per il 2014 e’ programmata una riduzione semestrale del 4%.
* Per gli anni 2015/2016 a questi impianti si applicheranno le tariffe degli impianti solari fotovoltaici “standard” (vedi prima tabella).
* Per approfondire le caratteristiche tecniche e specifiche si vedano gli allegati dei DM 6/8/2010 (impianti entrati in esercizio entro 31/5/2011) e DM 5/5/2011 (impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011), oppure la guida del GSE (vedi link utili);
* Per visionare le tariffe incentivanti degli impianti con potenza superiore a 20 Kw si rimanda agli stessi decreti di cui sopra;
* Per gli impianti suddetti entrati in esercizio a seguito di potenziamento di un preesistente impianto le tariffe di cui sopra si applicano limitatamente alla produzione aggiuntiva ottenuta a seguito del potenziamento.
EROGAZIONE DEGLI INCENTIVI
Avviene per 20 anni dalla data di messa in esercizio dell’impianto, a partire dall’anno solare successivo alla data di ricevimento della domanda di ammissione da parte del GSE.
Per gli impianti di potenza fino a 20 kW avviene con cadenza bimestrale -se l’importo cumulato nel bimestre supera i 200 euro- sul conto corrente bancario indicato dal soggetto responsabile con valuta a fine mese.
La cifra e’ calcolata moltiplicando l’energia prodotta e la tariffa incentivante riconosciuta, eventualmente maggiorata dei premi aggiuntivi. La misura dell’energia prodotta mensilmente viene comunicata al GSE dai gestori di rete con i quali i soggetti responsabili hanno stipulato i contratti di “scambio sul posto”.
Sulla tariffa incentivante pagata non viene aggiunta l’iva, nemmeno se il soggetto destinatario e’ un’azienda. Cio’ in quanto si tratta di un contributo a fondo perduto reso in assenza di controprestazione (circolare Agenzia delle Entrate 46/2007).
E’ interessante aggiungere che per la persona fisica che non usa l’impianto nell’ambito dell’attivita’ di impresa, le cifre percepite come incentivi non sono soggette al pagamento delle imposte dirette (irpef) se non nel caso in cui l’energia prodotta in esubero rispetto ai propri consumi venga venduta alla rete, caso che NON riguarda chi usufruisce del servizio di “scambio sul posto”, dove l’energia in surplus viene “immagazzinata”. Maggiori informazioni al riguardo possono si trovano nella circolare suddetta (46/2007) oppure possono essere chieste direttamente agli uffici locali dell’Agenzia delle entrate.
IL SERVIZIO DI “SCAMBIO SUL POSTO” – COS’E’ E COME FUNZIONA
Per gli impianti che producono energia da fonti rinnovabili aventi potenza nominale fino a 20 kWp (Chilowatt picco, la potenza massima dell’impianto) e per i quali il punto di immissione e di prelievo di energia coincidono, e’ possibile attivare il servizio di “scambio sul posto”.
Si tratta di un sistema che consente di “compensare” l’energia prodotta -ed immessa sulla rete- con quella prelevata e consumata, avendo ad effettivo carico solo la differenza tra le due. Non solo: il sistema consente di “immagazzinare” virtualmente l’energia non consumata subito per futuri utilizzi.
Fino al 2009 i contratti inerenti lo “scambio sul posto” venivano sottoscritti direttamente con il proprio gestore/fornitore di energia, con pagamento del “saldo” tra l’energia consumata e quella prodotta.
Dal 2009 le cose sono cambiate, la convenzione si stipula col GSE (gestore servizio elettrico) e i “conteggi” tra energia consumata e prodotta sono separati. Da una parte quindi si continua a pagare l’energia consumata al proprio fornitore, dall’altra si riscuote -dal GSE- un contributo per l’energia prodotta ed immessa sulla rete nonche’ un rimborso dei costi sostenuti per l’acquisto di energia.
Il contributo, detto “in conto scambio”, e’ calcolato in base all’energia prodotta ed immessa sul mercato nei limiti del valore dell’energia prelevata, al netto degli oneri di sistema e degli oneri di trasporto.
In termini pratici, se nel termine di un anno si immette piu’ energia di quanto si preleva, il contributo compensa il costo dell’energia consumata e dei servizi pagati in bolletta.
Se invece si immette meno di quanto si consuma il contributo paga l’energia immessa e rimborsa unicamente la quota servizi (non i consumi).
Il pagamento avviene con rate trimestrali di acconto e con un conteggio annuale di conguaglio. Il conguaglio di energia a credito eventualmente maturato annualmente sara’ usufruibile nei conguagli successivi, senza limiti di tempo.
I benefici dello “scambio sul posto” si sommano a quelli -tariffari- del “conto energia”. Il totale dell’energia prodotta, quindi, viene anche remunerato alle tariffe incentivanti, indipendentemente dal consumo.
Lo scambio sul posto e’ usufruibile anche per piu’ di 20 anni, ed e’ particolarmente adatto agli utenti che installano impianti (nell’abitazione o nell’azienda) dimensionati in base al proprio consumo o a chi consuma di notte, quando il proprio impianto non produce.
Come si accede
Prima di chiedere l’attivazione dello “scambio sul posto” l’impianto deve aver avuto accesso alle tariffe incentivanti del “conto energia”, quindi deve essere gia’ collegato alla rete elettrica (con domanda al gestore locale, come specificato nella parte della scheda dedicata al “conto energia”).
In quella fase deve essere gia’ dichiarata l’intenzione di attivare sull’impianto il servizio di “scambio sul posto”.
La domanda di attivazione del servizio “scambio sul posto” va inviata, dal 1/1/2009, direttamente al GSE per via telematica. Come avviene con il “conto energia”, una volta autorizzata l’attivazione dovra’ essere firmata, col GSE, una convenzione. .
Il GSE dovra’, entro 30 gg dal termine del trimestre in cui e’ avvenuta la stipula della convenzione per lo scambio sul posto, erogare un contributo pari a 50 euro per ogni kW di potenza dell’impianto, contributo che sara’ riassorbito con i successivi acconti e conguagli .
Per informazioni e dettagli pratici sull’invio della richiesta clicca qui
IL PREMIO AGGIUNTIVO del CONTO ENERGIA
Nel caso in cui l’impianto fotovoltaico sia realizzato su un edificio (su tetti piani o a falda, o sulla facciata come frangisole, vedi sopra), anche se integrato con caratteristiche innovative, e’ possibile usufruire di un premio aggiuntivo, qualora il richiedente (soggetto responsabile) si sia dotato di un attestato di certificazione energetica -o attestato di qualificazione energetica- relativo all’edificio ed effettui, successivamente all’entrata in esercizio dell’impianto, interventi che consentano una riduzione di almeno il 10% del fabbisogno di energia (si veda l’art.6 comma 9 del d.lgs.192/05).
Il premio consiste nella maggiorazione percentuale della tariffa incentivante riconosciuta sull’energia prodotta, nella misura della meta’ della percentuale di riduzione del fabbisogno di energia conseguita e dimostrata. Detta maggiorazione non puo’ in ogni caso eccedere il 30% della stessa tariffa incentivante riconosciuta alla data di entrata in esercizio dell’impianto.
Esso e’ riconosciuto a decorrere dall’anno solare successivo alla data di ricevimento, da parte del gestore GSE, delle certificazioni energetiche gia’ dette e vale per l’intero periodo residuo di diritto alla tariffa incentivante.
Per gli impianti posti su edifici di nuova costruzione che conseguano un indice di prestazione energetica (relativa a raffrescamento estivo e climatizzazione invernale) inferiore di almeno il 50% rispetto ai valori riportati dall’art.4 del Dpr 59/2009 e’ applicabile una maggiorazione del 30% sulla tariffa riconosciuta. Occorre ugualmente un’adeguata certificazione.
La richiesta di fruizione del premio aggiuntivo puo’ essere inviata solo successivamente ottenimento delle tariffe incentivanti del Conto Energia (vedi sopra), sempre per via telematica attraverso il sito https://applicazioni.gse.it
Successivamente occorre inviare per raccomandata a/r la documentazione al
Gestore dei Servizi Energetici – GSE S.p.A., Viale Maresciallo Pilsudski 92, 00197 – Roma
riportando sulla busta la seguente dicitura
“GSE – Incentivazione impianti fotovoltaici – Richiesta del Premio per Impianti Fotovoltaici
Abbinati all’ Uso Efficiente dell’Energia – Numero Identificativo Impianto (Numero Pratica): N =…..”.
Il GSE comunichera’ l’ammissione o la non ammissione al premio, con indicazione nel primo caso del premio stesso, entro 60 giorni. Entro lo stesso termine potra’ comunicare la carenza di documentazione che potra’ essere integrata entro ulteriori 90 giorni.
Le comunicazioni avvengono nelle stesse modalita’ previste per la richiesta di accesso alle tariffe incentivanti (vedi sopra).
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CUMULABILITA’ CON ALTRI INCENTIVI
Per gli incentivi fissati dal DM 6/8/2010 (impianti entrati in esercizio entro il 31/5/2011) la cumulabilita’ e’ possibile:
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 30% del costo di investimento per impianti con potenza non superiore a 3 kw posizionati su edifici (sul tetto oppure come frangisole), per impianti integrati (composti da moduli che sostituiscono elementi architettonici di un edificio, come per es. il tetto) e per impianti a concentrazione (dotati di sistemi ottici che consentono di concentrare la luce solare sulle celle fotovoltaiche). Per gli impianti realizzati su scuole o su strutture sanitarie pubbliche la percentuale limite e’ del 60%,
- con finanziamenti a tasso agevolato erogati nell’ambito dell’attuazione del Protocollo di Kyoto (art.1 comma 1111 legge 296/06) e con benefici conseguenti all’accesso a fondi di garanzia e di rotazione istituiti tra enti locali o regioni e province autonome.
Per gli incentivi fissati dal DM 5/5/2011 (impianti entrati in esercizio dal 1/6/2011) la cumulabilita’ cambia ed e’ possibile esclusivamente:
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 30% del costo di investimento in caso di impianti realizzati su edifici aventi potenza non superiore ai 20 Kw;
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 30% del costo di investimento in caso di impianti integrati con caratteristiche innovative e di impianti a concentrazione;
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 60% del costo di investimento in caso di impianti realizzati su scuole pubbliche o paritarie, su strutture sanitarie pubbliche, su struttura militari o su strutture di proprieta’ di enti locali;
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 30% del costo di investimento in caso di impianti realizzati su edifici pubblici diversi da quelli del punto precedente ovvero di proprieta’ di organizzazioni non lucrative e di utilita’ sociale che prestano servizi per gli enti locali;
- con contribuzioni pubbliche erogate in misura non superiore al 30% del costo di investimento in caso di impianti realizzati su aree oggetto di interventi di bonifica ubicate in siti contaminati;
- con benefici conseguenti all’accesso a fondi di garanzia e di rotazione istituiti dagli enti locali o da regioni e province autonome;
- con finanziamenti a tasso agevolato erogati nell’ambito dell’attuazione del Protocollo di Kyoto (art.1 comma 1111 legge 296/06) e con benefici conseguenti all’accesso a fondi di garanzia e di rotazione istituiti tra enti locali o regioni e province autonome.
Gli incentivi del conto energia, invece, non sono mai cumulabili con le detrazioni fiscali (per esempio quelle del 36% e 55% previste dalla legge per interventi di ristrutturazione edilizia e di risparmio energetico).
Tuttavia, l’Agenzia delle entrate precisa -con Risoluzione n.207/2008-che se la realizzazione dell’impianto solare determina un risparmio nei consumi di energia (indice di climatizzazione invernale inferiore di almeno il 20% rispetto ai valori di legge previsti dal DM 7/4/2008), e’ possibile usufruire della detrazione del 55% sui lavori di riqualificazione energetica (nel caso esaminato si trattava dell’isolamento del tetto), beneficiando nel contempo delle tariffe incentivanti relativamente all’impianto solare.
Note:
- in caso si benefici di incentivi pubblici nazionali, locali o comunitari (in conto capitale o in conto interessi), i cui bandi per la concessione siano stati pubblicati prima del 25/8/2010 , se l’impianto entra in esercizio entro il 31/12/2011, e’ possibile di usufruire delle regole di cumulabilita’ previste dal precedente conto energia (vedi DM 19/2/2007).
- dal 1/1/2013 le cumulabilita’ cambieranno ancora e saranno quelle previste dall’art.26 del D.lgs.28/2011.
LE TARIFFE INCENTIVANTI 2010
Per breve pro-memoria, ricordiamo che le tariffe incentivanti previste per il 2010 dal DM 19/2/2007 rimangono applicabili:
- agli impianti entrati in esercizio nel 2010, entro il 31/12;
- agli impianti realizzati ed installati entro il 31/12/2010 (per i quali sia stata data comunicazione, entro la stessa data, della fine lavori documentata dai tecnici abilitati),con entrata in esercizio entro il 30/6/2011 (vedi art.1 septies DL 105/2010 convertito nella legge 129/2010).
Potenza impianto in kW Impianto non integrato Impianto parzialmente integrato Impianto integrato
tra 1 kW e 3 kW 0,384 0,422 0,470
tra 3 kW e 20 kW 0,365 0,403 0,442
superiore a 20 kW 0,346 0,384 0,422
* tariffe in Euro per kW
* per ogni approfondimento sugli incentivi del triennio 2007/2010 si veda il DM 19/2/2007 (vedi link utili).
E’ da annotare che al riguardo il Dlgs 28/2011 prevede che qualora gli impianti per i quali sia stato chiesto il trattamento di cui sopra NON siano effettivamente terminati entro il 31/12/2010:
* non vengano concessi gli incentivi
* l’esclusione dagli incentivi riguardi anche il decennio successivo all’accertamento per la persona che ha presentato la richiesta nonche’ per gli altri soggetti coinvolti (legale rappresentante, responsabile impianto, direttore tecnico, soci, amministratori, etc.).
NOVITA’ IN ARRIVO
Il D.lgs.28/2011 (art.28) introduce, a partire dal 2012, nuovi incentivi anche per gli impianti solari termici, che trasformano l’energia solare in energia termica utilizzabile per il riscaldamento.
Tutti i particolari saranno definiti da un decreto interministeriale che dovrebbe essere emesso entro Settembre 2011.
RIFERIMENTI LEGISLATIVI
- D.lgs.387/2003 (art.6 e 7) istitutore del sistema poi definito “Conto Energia” e del servizio di “scambio sul posto”
- D.lgs.28/2011 (art.25 e 26) “decreto energie rinnovabili” di attuazione della Direttiva 2009/28/CE che sostituira’ la 2001/77/CE
Per il Conto energia
- DM del Ministero delle attivita’ produttive del 28 luglio 2005, integrato dal DM del 6 febbraio 2006, di prima attuazione dell’art.7 (Conto energia) del d.lgs.387/2003, applicabile agli impianti che hanno gia’ acquisito il diritto di accesso alle tariffe incentivanti entro il 2006.
- DM del Ministero dello Sviluppo economico del 19 febbraio 2007 che ha rinnovato e semplificato il meccanismo di funzionamento del Conto Energia (“secondo conto energia”).
- Delibere attuative AEEG n. 88/07, 89/07 e 90/07, emesse nell’aprile 2007 dall’Autorita’ per l’Energia Elettrica e del Gas. La 90/07, in particolare, e’ attuativa del DM 19/2/07.
- DM del Ministero dello Sviluppo economico del 2 marzo 2009 che ha modificato il DM 19/2/2007.
- Delibera AEEG 173/2009 “dematerializzazione delle procedure per l’accesso al sistema di incentivazioni e al mercato elettrico”.
- DM del Ministero dello Sviluppo economico del 6 agosto 2010 (in GU del 24/8/2010) – I”terzo conto Energia”.
- Delibera AEEG n.181/2010 – Attuazione del DM 6/8/2010.
- DM del Ministero dello 10/9/2010 “Linee guida per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili”.
- DM 5/5/2011 emanato a seguito riforma D.lgs.28/2011 “quarto conto energia” per il periodo 2011-2016.
Per lo Scambio sul posto
- Delibera AEEG n.ARG/elt 74/08 “Testo integrato dello scambio sul posto”. E’ vigore dal 1/1/2009 al posto della precedente delibera AEEG 28/06 attuativa dell’art.6 (scambio sul posto) del d.lgs.387/2003.
- Delibera AEEG n.184/08 integrativa della 74/08.
ADUC – Associazione per i Diritti degli Utenti e Consumatori
SERVONO NUOVE POLITICHE PER LE FAMIGLIE CHE ASSISTONO I LORO ANZIANI: LO RILEVA ANCHE IL RAPPORTO OCSE
| Nel 2050 un italiano su sette avrà più di 80 anni. E la spesa per assistere i non autosufficienti potrebbe passare dal 1,7% di oggi a quasi il 4% del Pil. Secondo il rapporto Ocse serve una nuova politica che punti a sgravare le famiglie dal peso dell’assistenza. Suggeriti anche nuovi criteri per regolarizzare le badanti che tengano conto della domanda in crescita. |
| A metà secolo il nostro Paese conterà un ultraottantenne ogni sette abitanti. Più anziani di noi solo il Giappone, la Germania e la Corea del Sud. Un trend di invecchiamento cui farà riscontro un aumento delle persone non autossufienti bisognose di assistenza continuata. Questo il quadro rilevato dall’Ocse in un rapporto sulle Long Term Care nel Mondo pubblicato oggi. “In Italia - sottolinea l’Ocse – la famiglia rivesta un ruolo assai importante nella prestazione di cure agli anziani. Tuttavia, l’aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e altri cambiamenti sociali metteranno e dura prova questo modello. La popolazione in età lavorativa, espressa come percentuale della popolazione totale, sarà nel 2050 la terza più bassa in Italia tra i paesi Ocse”. “E ciò – secondo lo studio - potrà portare ad una riduzione del numero di famigliari disponibile a portare cure agli anziani, e del personale disponibile a lavorare nel settore”. La spesa pubblica per l’assistenza di lungo periodo ad anziani a disabili, espressa come percentuale del Pil, è attualmente del 1.7% in Italia, ma - rileva l’Ocse – potrebbe raggiungere il 2,6% o addirittura quasi il 4% del PIL entro il 2050. Il nostro Paese – sempre secondo il rapporto - “dovrebbe promuovere politiche più lungimiranti per incoraggiare la partecipazione al mercato del lavoro dei famigliari coinvolti nella prestazioni di cure ad anziani e disabili”. Anche perché “come in altri paesi dell’Europa del Sud, i famigliari o amici che prestano cure informali agli anziani e disabili hanno una probabilità più elevata di non lavorare rispetto a quelli in altre parti d’Europa, in Australia o negli Stati Uniti”. Entrando nel merito della nostra organizzazione, l’Ocse sottolinea che “i servizi di assistenza agli anziani e disabili in Italia sono organizzati attraverso molteplici meccanismi o istituzioni e coinvolgono amministrazioni di diverso livello, senza tuttavia un unico quadro giuridico generale”. Per questo “migliorare il coordinamento tra i servizi del sociale e del sanitario, e tra diverse autorità locali e centrali sarebbe oltremodo opportuno. La Francia, ad esempio, ha istituito la Caisse nationale de solidarité pour l’Autonomie con il compito, tra gli altri, di facilitare il coordinamento e di mettere in vigore standard comuni”. Del resto, osservano i ricercatori, “le prestazioni in denaro quali l’indennità di accompagnamento hanno il vantaggio di lasciare la più ampia libertà di scelta agli utenti, e permettono di massimizzare l’indipendenza delle persone che necessitano cure di lungo periodo”. Tuttavia, secondo l’Ocse, sarebbe opportuno tener conto di alcuni fattori:
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FAMIGLIA: AGGIORNATI GLI IMPORTI DEGLI ASSEGNI DI MATERNITA’ E FAMILIARI
L’Inps ha appena comunicato di aver rivalutato gli importi dell’assegno familiare e di quello di maternità, due delle principali forme di aiuto alle famiglie concesse dai Comuni e pagate dall’Inps stesso. Per il 2011, l’importo mensile sarà, rispettivamente, di 131,87 euro per l’assegno per il nucleo familiare e di 316,25 euro per l’assegno di maternità, che si applica alle nascite, agli affidamenti preadottivi e alle adozioni senza affidamento avvenuti nel corso del 2011. Entrambi gli aiuti non sono destinati a tutti, ma solo alle famiglie con redditi che non superano certe soglie, che sono, rispettivamente, 23.736,50 euro per l’assegno per il nucleo familiare e 32.967,39 euro per i nuclei familiari composti da tre componenti che vogliano accedere all’assegno di maternità.
L’assegno per il nucleo familiare è un contributo, concesso dal Comune e pagato dall’Inps, che serve per aiutare le famiglie dei lavoratori dipendenti e dei pensionati da lavoro dipendente. L’assegno spetta anche ai lavoratori parasubordinati iscritti alla gestione separata Inps. Per tutti gli altri lavoratori, sono previsti gli assegni famigliari, che sono una cosa un po’ diversa. Per avere diritto alla prestazione non è necessario che le coppie siano sposate, perciò possono accedervi pure le coppie di fatto.
Gli assegni di maternità sono invece sostegni economici per le madri che mettono al mondo dei figli e che non hanno maturato i contributi sufficienti per aver diritto ai trattamenti previdenziali di maternità. In particolare, chi non ha i requisiti sufficienti per chiedere gli assegni di maternità dello Stato e che non ha nessuna copertura previdenziale, può chiedere un contributo economico al Comune. Il diritto all’assegno è subordinato a limiti di reddito, alla numerosità della famiglia e ad altre specifiche condizioni, considerate attraverso i parametri dell’Indicatore della Situazione Economica (Isee).
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LA CULTURA ECOLOGICA PUO’ RIDARE VALORE E DIGNITA’ ALLA VITA
La parola Ecologia deriva dal greco Oikos che significa casa e Logos che significa discorso, quindi volendo tradurre letteralmente, rappresenta lo studio della vita nella casa. In termini più specifici è lo studio degli organismi e del loro ambiente.
Jung, nel suo studio sui simboli identificava la casa con l’anima; di questa simbolica noi ne facciamo una reale esperienza, infatti, quando si entra in una casa, immediatamente sentiamo se quell’ambiente favorisce un nostro benessere, o viceversa, e ciò dipende dalla persona che la abita. Questo parallelismo si può trasferire nel rapporto tra l’uomo e il suo ambiente facendo così conseguire il principio che la terra sarà ordinata, bella e sana se sarà abitata da un’anima altrettanto ordinata, bella e sana.
Accettato questo pensiero, quando parliamo di ecologia, si deve necessariamente parlare di coscienza ecologica, si deve tenere conto dell’uomo e della sua educazione etica e morale per un suo ordinato rapporto con la natura.
In questo senso la formazione e l’educazione di una persona passa attraverso funzioni culturali e di studio ed è per questo motivo che ritengo importante che incontri per la diffusione della cultura ecologica non debbano essere svolti e partecipati da un ambiente ristretto ai simpatizzanti, agli addetti ai lavori e operatori, ma organizzati soprattutto all’interno delle scuole, dove si possono e si devono formare coscienze ecologiche.
E’ necessario riabilitare quei valori che fondano la dignità dell’uomo, che sono stati travolti da una società del benessere, con i suoi motori della tecnica e del mercato, miscela che sotto l’aspetto socio-politico si è rivelata nei suoi effetti collaterali devastante, dando luogo ad indifferenza sociale, impoverimento culturale, futilità ludiche e produzioni di beni privati che hanno degradato il patrimonio dei beni pubblici, ambientali.
Un atteggiamento importante che le amministrazioni locali dovrebbero assumere, per favorire una sensibilità ai temi importanti della vita dell’uomo, sarebbe quello di sostenere le associazioni culturali e artistiche del territorio; il loro lavoro svolto attraverso manifestazioni, incontri, convegni, spettacoli, mira all’edificazione dell’essere umano.
Il compito urgente della politica deve essere quello d’innescare nella società la paura per le minacce ecologiche, la passione dei sentimenti umani di comunanza e di solidarietà e la ragione, come vere potenzialità dell’innovazione politica ed elementi propulsori di una nuova partecipazione personale e attiva dei cittadini alla Cosa Pubblica.
Se l’umanità deve cambiare rotta, il presupposto è un cambiamento di rotta delle coscienze, per ridonare dignità e valore alla persona umana, alla sua esistenza, alla quale dedicarsi con tutte le energie e l’amore possibili.
dm
IN ITALIA ANCORA GRAVI CARENZE DELLE CASE DI RIPOSO PER ANZIANI
Solo pochi giorni fa, in vista delle festività pasquali, sono state ispezionate 441 case di riposo, di queste, 107 sono risultate non in regola con le normative di settore: quattro sono state chiuse perché abusive e prive della certificazione di abitabilità. Nel corso dell’operazione dei carabinieri dei Nas, in tutta Italia, sono stati sequestrati anche farmaci scaduti e alimenti privi di rintracciabilità.Solo un mese fa, è stata presentata la prima ricerca nazionale dell’ associazione Auser sulle case di riposo in Italia. Un’indagine che evidenzia la necessità di un maggiore controllo e del rispetto delle regole. Secondo questo studio, la prima problematica riguarda il numero di queste strutture: dalla ricostruzione degli enti regionali sarebbero 3.347, ma con una ricognizione sul sito Pagine Gialle ne sono state individuate 6.389, alle quali occorre aggiungerne 326 che provengono dagli elenchi della Camera di Commercio.
Una seconda questione è il ritardo burocratico delle Regioni: sono passati più di dieci anni dall’approvazione delle norme di autorizzazione ed accreditamento delle case di riposo, ma alla fine del 2010 solo il 63,3% delle residenze per anziani era stato definitivamente accreditato. Poi ci sono i problemi che potremmo definire logistici e pratici: molte strutture si trovano in aree a basso costo e quindi in zone periferiche. In sostanza, un anziano si trova a dover vivere lontano dalle sue radici e dai suoi affetti. Per non parlare poi delle case di riposo private per anziani autosufficienti: il 65% è collocato in aree periferiche e la maggior parte delle strutture sono distribuite su più piani senza la presenza di un ascensore; non c’è una figura professionale come medici o infermieri nel 67% degli edifici.
Infine, vi è il problema delle condizioni delle residenze e degli anziani ospitati. Tra le infrazioni maggiormente riscontrate nel 2010, saltano all’ occhio la mancanza di adeguate condizioni igienico-sanitarie, un numero di persone ospitate superiori a quanto possibile, farmaci scaduti, scarsa e cattiva alimentazione. L’impegno economico richiesto dalle famiglie è abbastanza gravoso. I prezzi mediamente si attestano intorno ai 1.400 euro, ma possono arrivare anche a 4.200 euro in città come Roma e Milano.
Di fronte a quella che è stata definita dall’Auser una “giungla di servizi e residenze”, ci si pone il problema della scelta di una casa di riposo. Ecco alcune delle indicazioni che proprio l’associazione ha fornito sul proprio sito. La struttura per poter esercitare l’attività socio-sanitaria deve essere in possesso delle autorizzazioni ed operare in regime di accreditamento. E’ necessario verificare la presenza della residenza negli elenchi regionali o comunali di competenza. Ogni casa di riposo deve fornire la Carta dei Servizi, nella quale sono indicati tutte le informazioni sulle prestazioni previste, sui servizi offerti e le rette specificatamente dettagliate.
Bisogna non scegliere una struttura troppo periferica e lontana dagli affetti. Occorre accertarsi della tipologia di figure professionali e le modalità della loro presenza. Il servizio di mensa deve poter fornire pasti adeguati alle esigenze nutrizionali di utenti anziani. Oltre ad un aumento dei controlli, l’Auser spinge ad un’altra strada praticabile: l’assistenza domiciliare integrata. Invecchiare nella propria casa, oltre a rasserenare l’animo di un anziano, potrebbe costare meno.
In Italia, manca una legge che definisca con precisione per chi e quando debbano essere garantite le cure a domicilio. Le Asl e le Regioni gestiscono la situazione in base ai finanziamenti disponibili. “E l’Italia – secondo quanto sottolinea il presidente nazionale dell’Auser, Michele Mangano – ha il triste primato di essere l’ultima in Europa nell’assistenza domiciliare”.
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DALL’EUROPA UN WELFARE IN ESTINZIONE
Pessime notizie da Bruxelles: nella nuova Europa del rigore finanziario, presto il welfare potrebbe diventare addirittura illegale. Non bastano i salari bassi, la precarietà dilagante e i tagli crescenti ai settori vitali della spesa pubblica, sanità e assistenza, scuola e pensioni. Sui cittadini europei sta per abbattersi una mazzata storica: lo promette il “Patto per l’Euro” approvato dal Consiglio Europeo a fine marzo, su proposta della Commissione Europea. «E’ la cosa più scellerata finora voluta da coloro che sono decisi a rovinare milioni di vite umane per l’interesse di pochi», accusa Paolo Barnard, autore dell’esplosivo libro-inchiesta “Il più grande crimine”, che denuncia il complotto mondiale delle lobby finanziarie.
Barnard cita la sessione europea del 24-25 marzo, nella quale Bruxelles ha stabilito che la Commissione Europea d’ora in poi sarà al centro di ogni controllo sull’applicazione delle misure economiche di ciascun paese. Tanto per cominciare, la Grecia dovrà completare alla svelta il piano di privatizzazioni forzate da 50 miliardi di euro. Inoltre, la competitività in Europa sarà giudicata sulla base degli aggiustamenti dei salari e della produttività, mentre sarà monitorato il costo del lavoro. «Si afferma che l’aumento del reddito di lunga durata può erodere la competitività. In sintesi: meno paghe e lavorare di più», traduce Barnard. Non solo: sul costo del lavoro, Bruxelles propone di rivedere i meccanismi di contrattazione salariale a livello centrale: vuole riconsiderare gli aumenti legati al costo della vita e non permettere agli stipendi pubblici di minare la competitività di quelli del settore privato.
Sull’occupazione, l’Europa introduce un orrido neologismo: “flessicurezza”. Ovvero, flessibilità e sicurezza dell’impiego: «Come dire di aumentare le vendite di auto e migliorare la respirabilità dell’aria». Scure europea in arrivo sulle pensioni: che si dovranno calcolare sulla base della loro sostenibilità da deficit. «Cioè: il deficit dello Stato sarà giudicato in base a quanto esso spende per pensioni, sanità e ammortizzatori sociali: e non, guarda caso, per le spese militari, per le parcelle alle megabanche che mediano sulle privatizzazioni, per il salvataggio dei banchieri con soldi pubblici o per gli sgravi fiscali per i ricchi». Le pensioni future, continua Barnard, andranno calcolate «in base all’aspettativa di vita del lavoratore, indipendentemente dal tipo di lavoro. No comment».
Gran finale: colpo di grazia a qualsiasi welfare. «Gli Stati aderenti – spiega Barnard – dovranno passare leggi in Parlamento per dichiarare illegale il deficit di bilancio che supera il 3% del Pil, come stabilito dal micidiale Patto di Stabilità, quello che sta distruggendo l’Europa. E cioè: «Sarà un reato punibile per legge» la spesa sociale, quella a deficit dello Stato, che in realtà è l’unico mezzo legittimo con cui lo Stato può sostenere i cittadini creando piena occupazione. E’ come criminalizzare l’esistenza stessa di uno Stato in quanto tale, protesta Barnard, che aggiunge: queste misure europee provengono in realtà dalla lobby industriale e finanziaria “Business Europe”, che le suggerì alla Commissione Europea prima che giungessero l’11 marzo 2011 ai capi di Stato e di governo dell’Eurozona.
Con questa ultima comunicazione sul suo blog, Barnard annuncia la sua uscita di scena dal panorama giornalistico italiano, con quale è entrato duramente in conflitto accusandolo di reticenza. Storico collaboratore di Santoro e co-fondatore di “Report”, Barnard ha intrapreso una dura polemica con Milena Gabanelli sul tema della tutela legale per le sue scottanti inchieste. Fra televisione, libri e quotidiani, Paolo Barnard si è reso protagonista di clamorose inchieste: guerre-truffa per il petrolio, scandali finanziari, corruzione e malasanità, farmaci inutili e regolarmente prescritti. Un giornalista unico, coraggioso e scomodo, senza paura di sfidare “poteri forti”, intervistare “terroristi” di Al Qaeda e denunciare il genocidio dei palestinesi sotto la mannaia dell’apartheid di Israele.
L’ultimo lavoro, col quale intende chiudere la sua presenza giornalistica in Italia, smaschera un progetto vecchio di 70 anni, attraverso il quale i poteri finanziari e industriali internazionali hanno messo a punto “Il più grande crimine”, e cioè «distruggere gli Stati, il potere delle leggi e la legittimità dei cittadini». Grandi imputati, l’Unione Europea e la nascita dell’Euro. Il saggio delinea allarmanti scenari di egemonia delle nuove élites finanziarie sull’Europa, destinata a una progressiva distruzione – per il profitto di pochi – a scapito delle famiglie e del mercato del lavoro. La tesi fondante del saggio? In sette decenni è stato realizzato appieno il ritorno al potere assoluto e incontrastabile delle élites della vecchia economia agraria, oligarchie messe in crisi da 250 anni di progresso verso il bene comune, dall’Illuminismo alle moderne democrazie.
Paolo Barnard fornisce dati, prove e fatti precisi, fa nomi e cognomi. E svela «l’inganno economico criminale che ha tenuto intere generazioni di occidentali in stato di precarietà continua, senza che ve ne fosse alcun reale motivo economico». Sofferenze di interi popoli, «volute a tavolino per impedire agli Stati sovrani, governati da leggi e monete sovrane e legittimati dal popolo sovrano, di limitare drasticamente la speculazione delle élites finanziarie internazionali». Ora, l’ultimo giro di vite annunciato a Bruxelles – il “Patto per l’Euro” – sembra dargli ragione. Inutilmente, la sinistra sindacale cerca di opporsi alle nuove politiche di rigore: i tagli colpiscono soprattutto le fasce deboli. Servirebbe una radicale rivoluzione democratica, di cui però non c’è traccia nella politica dei paesi europei come l’Italia, dove l’ottimo Paolo Barnard si vede costretto a smettere di fare il suo mestiere: dire la verità, costi quel che costi . (Libre)
FISCO: come utilizzare il “bonus conciliazione” nel modello 730
Fisco: come utilizzare il “bonus conciliazione” nel modello 730
Buone notizie per i contribuenti che si sono avvalsi nel 2010 del servizio di Conciliazione, la mediazione svolta da un terzo imparziale per la risoluzione di una controversia civile o commerciale. L’Assonime – Associazione fra le società italiane per azioni – conferma che questi potranno, infatti, beneficiare di un credito di imposta fino a 500 euro, se la mediazione si è chiusa favorevolmente, o fino a 250 euro, qualora il tentativo di conciliazione si sia invece risolto negativamente. Ricordiamo che la mediazione, per alcune materie, è diventata obbligatoria dal 21 marzo scorso.
A partire da quest’anno, perciò, il Ministero di Giustizia è tenuto a comunicare ai contribuenti, entro e non oltre il 30 maggio, l’esatto importo del credito d’imposta spettante. Tale cifra può essere utilizzata in compensazione tramite modello F24 oppure, se non si è titolari di redditi di impresa o di lavoro autonomo, in diminuzione delle imposte sui redditi. I contribuenti dovranno quindi indicare l’importo del “bonus conciliazione” nella colonna 1 del quadro G, sezione VI, rigo G8, sulla base dell’ammontare del credito comunicato dal ministero.
I termini di scadenza per la presentazione del modello 730 sono ormai vicini: 2 maggio per chi lo presenta ai sostituti d’imposta, che prestano assistenza fiscale, o 31 maggio per chi si avvale dei CAF o dei professionisti abilitati.
FISCO: ARRIVA LO SPESOMETRO. Ecco di cosa si tratta
A partire dal 1 maggio, ogni volta che una persona acquisterà in negozio un bene di importo superiore a 3.600 euro, dovrà fornire il proprio codice fiscale al commerciante, in modo che quest’ultimo possa trasmetterlo al Fisco, per consentirgli di alimentare lo “spesometro”, o accertamento sintetico. In pratica, un profilo del tenore di vita del contribuente, che serve all’Agenzia delle entrate per individuare scostamenti significativi rispetto ai redditi dichiarati. Per i rapporti tra soggetti economici (imprese, professionisti, partite Iva in generale), invece, nei quali gli scambi di denaro avvengo sempre obbligatoriamente tramite fattura, la soglia oltre la quale scatta l’obbligo di comunicazione è 3 mila euro e la data di entrata in vigore il 1 gennaio 2011. Sono le regole per le nuove comunicazioni delle operazioni Iva, i cui dettagli sono stati resi noti tramite un comunicato del Direttore dell’Agenzia delle entrate, appena pubblicato.
Scopo di tutto ciò è la lotta all’evasione, in buona parte fondata, secondo gli attuali orientamenti del Ministero, sull’accertamento del tenore di vita, lo “spesometro”. Vogliamo sapere cosa compri e come spendi i tuoi soldi – è il ragionamento sottinteso – e se appuriamo che ti puoi permettere certe cose, i redditi che dichiari devono essere all’altezza, altrimenti veniamo da te e devi trovare il modo di giustificarti, se ci riesci. Se non ci riesci, sono guai.
Il provvedimento riguarda tutti i titolari di partita Iva, perciò anche i collaboratori a progetto, a meno che non guadagnino meno di 3 mila euro in un anno. Il documento dell’Agenzia delle entrate specifica infatti che la regola vale anche per tutti i contratti di appalto, di fornitura, di somministrazione e gli altri contratti da cui derivano “corrispettivi periodici”. In questo caso, la soglia dei 3 mila euro si applica a tutto l’anno solare.
RICERCA DI IDROCARBURI SUL TERRITORIO DI PIANORO
ORDINE DEL GIORNO
Il Consiglio Comunale di Pianoro, riunito nella seduta del 27/4/2011 venuto a conoscenza dell’avvio di procedure di VIA, Valutazione Impatto Ambientale, per progetti di ricerca di idrocarburi denominati Fiume Reno e Fiume Panaro, presentati dalla società Hunt Oil, il primo dei quali prevede in questa zona, tra l’altro, la realizzazione di linee sismiche di indagine geologica da realizzarsi per una lunghezza di 75 km. e l’eventuale trivellazione di un pozzo esplorativo di m. 3.000 di profondità massima
Considerato che
- al momento non è dato conoscere la localizzazione precisa delle linee sismiche in progetto;
- i gravi impatti attesi dall’eventuale perforazione per la coltivazione di giacimenti eventualmente rinvenuti e ritenuti di interesse economico per il proponente, impatti relativi a diverse matrici ambientali quali: suoli ed acque superficiali e di falda, per il rilascio di fanghi e fluidi perforanti di composizione chimica ignota; aria, per la perdita fisiologica di gas dai pozzi estrattivi e lungo le vie di trasporto;
- tali gravi impatti sono documentati anche in ambiti estrattivi presenti nel nostro Paese (citiamo ad esempio i campi petroliferi della Basilicata nei dintorni dei quali molte sorgenti sono state dichiarate non utilizzabili per fini potabili e di Trecate (NO) dove un incidente ha causato la contaminazione delle risaie circostanti, la bonifica delle quali ha richiesto oltre 10 anni);
- le modifiche all’ambiente sono spesso causa di impatti negativi alle attività antropiche oltre che di gravi conseguenze a carico della salute pubblica;
- a fronte di tali probabili, oltre che possibili, pesanti conseguenze, il ritorno per le finanze pubbliche locali è praticamente inesistente, essendo le concessioni di origine statale e, comunque, nel nostro paese le royalities sulle attività estrattive molto basse;
- l’adesione alla Comunità Europea impegna il nostro paese al rispetto degli obiettivi comunitari in materia di emissioni climalteranti, efficacemente energetico di tutti i settori economici e civili, riduzione dei consumi e produzione da fonti rinnovabili;
Ritenuto che
- è necessario avviare un programma di riconversione energetica che non può essere rimandato oltre per rispettare gli impegni derivanti al nostro paese dall’adesione al protocollo di Kyoto e dagli impegni assunti dalla UE;
- il programma sopra citato deve obbligatoriamente coinvolgere in primis le amministrazioni locali e i cittadini delle relative comunità;
- in aree delicate e ad orografia complessa come quella valliva e montana delle porzione di territorio interessata dal permesso di ricerca di idrocarburi Fiume Reno è necessario avviare politiche tese a ridurre le sorgenti inquinanti e/o ridurre le pressioni ambientali generate dalle sorgenti esistenti, ovviamente in contrasto con l’attività estrattiva, esito possibile della ricerca in parola;
SI DICHIARA CONTRARIO
Alla indagine e allo sfruttamento a fini estrattivi di eventuali giacimenti di idrocarburi presenti all’interno del territorio comunale;
DA’ MANDATO
Alla Giunta Comunale di lavorare per lo sviluppo di un programma di riconversione energetica del territorio comunale che renda evidente un impegno di indirizzo contrario all’utilizzo di idrocarburi fossili e , in relazione a questo, alla necessità di un loro reperimento.
DISPONE
Di inviare il presente Ordine del Giorno al Ministero delle Attività Produttive, al Ministro dell’Ambiente, al Presidente e all’Assessore all’ambiente della Regione Emilia Romagna, al Presidente della Provincia di Bologna, ai Sindaci dei Comuni interessati dalla concessione di ricerca di idrocarburi Fiume Reno.
Daniela Mignogna
Capogruppo Consiliare
Lista Civica “Un’Idea In Comune”
Il blog della Val di Zena
Vi segnalo che finalmente è nato il blog della Val Di Zena, a cura di alcuni consultori di frazione ma aperto a chiunque voglia registrarsi e segnalare notizie riguardanti la frazione o commentare i post già presenti.
Esiste anche un indirizzo di email per inviare le proprie richieste alla consulta: consultabdz@net36.com
Cedolare secca: facciamo un po’ di chiarezza
All’interno del Decreto legislativo recante disposizioni in materia di federalismo fiscale municipale trova ampio spazio il tema della fiscalità immobiliare.
CEDOLARE SECCA. In particolare viene trattata l’introduzione della cedolare secca sugli affitti, una alternativa fiscale al regime ordinario applicabile per la tassazione dei redditi derivanti dall’attività di locazione di beni immobili. Analizziamo con ordine i cardini ed il perimetro di applicazione del nuovo regime fiscale.
Decorrenza e obbligatorietà - A partire dall’anno di imposta 2011, il proprietario di beni immobili o il titolare di diritti reali di godimento di unità immobiliari abitative locate avrà la facoltà di optare per il regime della cedolare secca o per il regime ordinario per la tassazione dei predetti redditi.
Presupposto oggettivo e soggettivo - La nuova disciplina limita il campo di applicabilità ai soli redditi da locazione di immobili ad uso residenziale e le relative pertinenze, purché locate congiuntamente all’abitazione. Non solo, i predetti redditi devono essere riconducibili ad una persona fisica e non devono rientrare all’interno dell’esercizio di una attività d’impresa o di arti e professioni.
Base imponibile e aliquota - La cedolare secca viene applicata sull’intero canone di locazione annuo con una aliquota del 21% per i contratti a canone libero e del 19% per quelli a canone concordato, ovvero relativamente ad immobili insediati in comuni ad alta densità abitativa individuati dal Comitato interministeriale per la programmazione economica.
Tributi sostituiti - La cedolare secca trova un forte impeto nelle politiche di semplificazione adottate dal governo, in quanto sostitutiva dell’imposta sulle persone fisiche (Irpef) e delle relative addizionali, comunali o regionali, nonché delle imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione, sulle sue eventuali proroghe o risoluzioni.
Vantaggi per gli inquilini - Il venire a meno dell’imposta di registro annua comporta un evidente vantaggio economico per conduttori, con un risparmio annuo dell’1% sul monte canoni corrisposto. Non è l’unico beneficio, l’inquilino godrà della sospensione per un periodo corrisponde alla durata dell’opzione, della possibilità da parte del conduttore di aggiornare il canone a qualsiasi titolo, ancorché prevista dal contratto, ivi inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati verificatesi nell’anno precedente.
Esercizio dell’opzione - La cedolare secca deve essere esercitata mediante duplice comunicazione, la prima al fisco, secondo modalità e termini stabiliti in un futuro provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, la seconda agli inquilini mediate raccomandata contenente una informativa sulla scelta realizzata dal proprietario e la rinuncia a richiedere l’adeguamento del canone a qualsiasi titolo. Quest’ultima comunicazione ha una valenza puramente informativa al fine di rendere edotto il conduttore dei benefici di cui potrà godere.
Liquidazione, accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni - La cedolare secca viene versata negli stessi termini e modalità previste per la liquidazione dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. Liquidazione, accertamento, riscossione, rimborsi, sanzioni sono disciplinate dalle disposizioni previste per le imposte sui redditi, senza l’apporto di alcuna novità. La contrazione del gettito per l’Erario derivante dall’introduzione del nuovo regime fiscale è compensata dalla previsione del versamento di un acconto sulla cedolare secca dovuto nella misura dell’85% per l’anno 2011 e del 90% per il 2012. Il reddito assoggettato alla cedolare secca è tenuto in considerazione per la determinazione del possesso dei requisiti reddituali per la determinazione di detrazioni, deduzioni o benefici di qualsiasi titolo, anche di natura non tributaria. Il predetto reddito è rilevato anche ai fini dell’indicazione della situazione economica equivalente (I.S.E.E.).
Regime sanzionatorio per omessa dichiarazione di redditi da locazione - Il nuovo regime fiscale mira, da un lato, ad incentivare gli inquilini nel fare emergere eventuali locazioni non dichiarate e dall’altro, calca la mano sul regime sanzionatorio, prevedendo un severo inasprimento delle sanzioni amministrative che raddoppiano; a seconda dei casi, ossia omessa o infedele dichiarazione, potranno variare dal 240% al 480%, oppure dal 200% al 400% dell’importo evaso, non solo, non è previsto alcuno sconto della sanzione in caso di adesione o rinuncia del contribuente all’impugnazione dell’accertamento. L’obbiettivo di porre fine al mercato degli affitti in nero ed alla corrispondente evasione fiscale è chiaro e ben delineato nei piani del Governo e trova particolare enfasi nel decreto in esame.
DISABILI GRAVI E ACCESSI OSPEDALIERI: un problema irrisolto
DISABILI GRAVI E ACCESSI OSPEDALIERI: nel territorio nazionale il problema è ancora irrisolto.
Quello dei disabili gravi e gravissimi e della loro accoglienza all’ interno di strutture ospedaliere, spesso non attrezzate sufficientemente per questi scopi, è un problema reale e di difficile risoluzione ma bisogna affrontarlo; i pazienti gravemente disabili non sono nelle condizioni di tollerare lunghe attese; una persona che presenta una grave disabilità infatti non può sopportare attese di ore o code infinite per gli esami, situazione che invece è abituale in quanto non sempre è prevista un’accoglienza delle strutture che risponda in modo efficace alle necessità di queste persone.
Gli ospedali il più delle volte non sono in grado di prestare l’opportuna assistenza alle persone con gravissima disabilità e deve essere un parente, spesso un genitore, che si ricovera insieme al proprio figlio, ma in questo caso non ha diritto a nessuna attenzione, neppure ad un pasto giornaliero, un letto per dormire, un posto dove lavarsi, insomma a nulla. Inoltre molte persone disabili gravi, con malattie neurologiche o intellettive si alimentano con cibi frullati, e spesso negli ospedali questo è una difficoltà non indifferente e la famiglia deve portarsi il mangiare da casa. Le stesse difficoltà si incontrano per avere ad esempio i cambi dei pannoloni: anche in questo caso meglio portarsi i propri da casa.
Per le visite ambulatoriali non è prevista la precedenza e solo il ‘buon cuore’ degli altri pazienti o del medico consente di non dove fare lunghe ore di attesa con pazienti che non sono in grado di controllare le proprie azioni. Le persone con disabilità motorie e cognitive associate e quindi affette da pluripatologie hanno bisogno di camere singole o a due letti che nei grandi ospedali non esistono; hanno bisogno di un servizio igienico pulito e accessibile in camera. Più di una volta mia figlia ha avuto necessità di essere portata al Pronto Soccorso e non abbiamo trovato la necessaria attenzione: chi non può esprimersi ha sempre bisogno di una visita urgente perché non ci si può basare solo sui sintomi, dal momento che l’incapacità di spiegare il malessere può nascondere gravi problemi di salute, patologie, traumi, ma anche solo un dolore che non può essere facilmente identificato senza una presa in carico rapida ed efficiente.
E’ da verificare cosa si intenda per percorso facilitato: è troppo generale come definizione, le persone con disabilità motorie hanno delle necessità, chi ha anche disabilità cognitive ne ha molte di più, chi ha disabilità sensoriale ha inoltre la necessità di un diverso approccio d’accoglienza e cura.
Al San Paolo di Milano esiste dal 2004 un percorso dedicato per l’accoglienza e l’assistenza sanitaria per le persone con disabilità motoria-intellettiva e sensoriale, il Progetto Dama.( Tale progetto è in essere anche a Bologna ma questa possibilità (non ancora perfettamente funzionante, per quanto riguarda la mia esperienza) va estesa a tutto il territorio nazionale.
tratto da nota di Marina Cometto
Suggerimenti per la Giunta di Pianoro
“Open,… open mind!” di Flavia Marzano da Wired
Intervista a Paolo Coppola, assessore all’innovazione ed e-government del Comune di Udine
Alcuni aspetti:
1) “il cittadino al centro”
2) “innovare”. L’innovazione non è solo tecnologica. È soprattutto un approccio, un metodo. Si deve essere aperti alle nuove idee, pronti a cambiare il modo in cui le cose “si sono sempre fatte”. È un po’ il metodo scientifico applicato alla politica e all’amministrazione. Cambiare gli schemi e i punti di vista, confrontarsi il più possibile.
3) “Ascolto attivo”, “citizen satisfaction“
EDICOLE
INTERPELLANZA LOCANDINE
Con la presente interpellanza vorrei segnalare all’Assessore il problema sollevato da alcuni edicolanti, che lamentano l’ impossibilità di poter esporre le locandine delle testate dei giornali, con notizie riguardanti il nostro territorio. La locandina per l’edicolante è un veicolo di pubblicità molto importante e ne rafforza le vendite.
Da qualche tempo tale esposizione viene sanzionata con una ammenda per occupazione di suolo pubblico.
Pur nel rispetto della legge mi chiedo come mai solo da pochi anni venga applicata integralmente, sebbene la legge sia in vigore dal 1993.
Le edicole presenti sul nostro territorio non hanno vendite elevate, e con l’applicazione di questa normativa vengono sicuramente danneggiate.
Chiedo all’Assessore di verificare la possibilità di fare una deroga specifica per dare l’opportunità alle edicole di esporre le locandine durante l’orario di apertura.
PERMESSI LEGGE 104 ASSISTENZA DISABILI
| Permessi legge 104 assistenza disabili
L’INPS, con la circolare n. 45 del 1° marzo 2011, a seguito dell’entrata in vigore della legge 183 del 4 novembre 2010 con la quale vengono introdotte, all’articolo 24, nuove disposizioni sui permessi retribuiti a favore dei dipendenti che assistono familiari con disabilità grave, fornisce un quadro riepilogativo della disciplina in materia di permessi previsti dall’art. 33 della legge 104/1992 e successive modifiche e integrazioni. Principali novità introdotte dalla citata legge: Soggetti aventi diritto A tal fine si precisa che sono: parenti di terzo grado: bisnonni, zii, nipoti (figli di fratelli e/o sorelle); affini di terzo grado: zii acquisiti, nipoti acquisiti. Tali eccezioni previste dall’art. 24 legge n. 183/2010, solo nel caso in cui il coniuge e/o i genitori della persona in situazione di disabilità grave abbiano compiuto i 65 anni di età, o siano affetti da patologie invalidanti, o siano deceduti o mancanti (a seguito di divorzio, separazione legale o abbandono). Il dipendente che assiste un familiare in situazione di disabilità grave ha la possibilità di fruire alternativamente di: 3 giorni interi di permesso al mese; 18 ore mensili da ripartire nelle giornate lavorative secondo le esigenze personali, frazionabili e fruibili per un tempo pari o superiore ad un’ora; le predette ore, se fruite per l’intera giornata, comporteranno un abbattimento dell’orario teorico giornaliero (pari a 7 ore e 12 minuti). I genitori che assistono figli di età inferiore ai tre anni in situazione di disabilità grave possono fruire alternativamente: del prolungamento del congedo parentale retribuito fino al terzo anno di vita del bambino, ad avvenuta fruizione del congedo di maternità e del congedo parentale ordinario; di due ore di permesso giornaliero; di tre giorni interi di permesso al mese. Si precisa che, trattandosi di istituti finalizzati all’assistenza del minore, inferiore a tre anni, in situazione di disabilità grave, la fruizione degli stessi deve intendersi alternativa e non cumulativa nell’arco del mese. Certificazione di disabilità grave (verbale di accertamento) Assenza di ricovero I permessi possono essere invece concessi nei seguenti tre casi:interruzione del ricovero per necessità del disabile di recarsi fuori della struttura che lo ospita per effettuare visite o terapie; ricovero a tempo pieno di un disabile in coma vigile e/o in situazione terminale;ricovero a tempo pieno di un minore in situazione di disabilità grave per il quale risulti documentato dai sanitari della struttura il bisogno di assistenza da parte di un genitore o di un familiare. |
la Giornata mondiale delle malattie rare
COMUNICAZIONE AL CONSIGLIO COMUNALE
la Giornata mondiale delle malattie rare è un incontro annuale con obiettivo quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema delle patologie rare, vale a dire malattie che colpiscono la popolazione con una percentuale di incidenza inferiore a un individuo su duemila.
Nata nel 2008, anno bisestile, in un giorno “raro” per definizione come il 29 febbraio, la Giornata Mondiale delle Malattie Rare – centrata quest’anno sul tema Rari ma uguali - viene celebrata negli altri anni il 28 febbraio e per l’Italia a coordinare numerosi eventi su tutto il territorio nazionale vi è UNIAMO-FIMR, la Federazione Italiana Malattie Rare, membro di EURORDIS, alleanza non-governativa delle organizzazioni di pazienti che rappresentano oltre 434 Malattie Rare, in più di 43 Paesi.
Si tratta di un modo piuttosto esplicativo per voler sostenere un equo accesso da parte dei malati rari all’assistenza sanitaria e ai servizi socio-sanitari.
Come noto infatti, le grandi industrie farmaceutiche palesano un interesse piuttosto moderato per le malattie rare (per fornire qualche dato, si parla di oltre 7000 malattie rare conosciute, per una stima in Italia di circa 1.5 milioni di pazienti affetti, a livello di Comunità Europea si arriva ad un numero oscillante tra i 24 e i 36 milioni) e di conseguenza non investono nella ricerca di farmaci adatti; parlando di malattie rare si sente spesso parlare infatti di farmaci orfani, vale dire farmaci che non riescono ad incontrare l’interesse economico delle case farmaceutiche, proprio perché destinati a pochi pazienti.
Secondo la normativa italiana esiste un elenco ben definito di malattie rare per le quali il Sistema Sanitario Nazionale riconosce l’esenzione, come si legge dal sito dell’Istituto Superiore di Sanità; non tutte le patologie a bassa prevalenza presuppongono infatti l’esonero dalla partecipazione al costo delle relative prestazioni sanitarie, ma solamente quelle presenti nell’elenco allegato al D.M. 279/2001. La disponibilità dei farmaci orfani nel mondo è regolata da diverse Agenzie, e in Italia i Farmaci Orfani vengono ammessi a regime di rimborsabilità dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).
Quello che di conseguenza affrontano i pazienti affetti da patologie rare (ed i loro familiari) è un percorso estremamente duro, basti pensare che, spesso, giungere alla diagnosi di una tale malattia è molto complesso e può richiedere tempi lunghi e molteplici esami; per questo l’evento è finalizzato a promuovere uguale accesso per i pazienti a cure sanitarie e servizi sociali, ai farmaci orfani ed alle cure.
Certamente tra le varie iniziative previste per la Giornata di quest’anno, in tutto il territorio nazionale, quella più eclatante è stata la seconda Marcia dei Malati Rari a Milano, che si è svolta ieri 27 febbraio, organizzata dalla Delegazione UNIAMO della Lombardia e voluta per dare visibilità e voce a un mondo sommerso e poco conosciuto nella sua complessità.
(La Giornata delle Malattie Rare promuove queste ultime come una priorità di salute pubblica, mette in evidenza la necessità di una più stretta collaborazione tra pazienti e ricercatori e continua a sottolineare le sfide dei pazienti affetti da Malattie Rare e dei loro caregivers [assistenti di cura].
In occasione dell’evento di ieri, accanto ai Malati Rari e ai loro familiari, vi erano anche operatori sanitari e rappresentanti delle Istituzioni, marciando insieme e stringendo loro la mano.)
Questo, dunque, è un evento che ha raccolto ogni anno un numero crescente di Paesi e di Associazioni partecipanti. Volevo che i componenti del nostro Consiglio Comunale potessero essere informati di questo processo di sensibilizzazione in crescita, per portare anche in questa sede il grande problema delle Malattie Rare-
Daniela Mignogna
Capogruppo Lista Civica Un’Idea in Comune
Pianoro 28.2.2011
Finanziamento pubblico e concorso dei cittadini alla spesa per i servizi alla persona
Pagare la retta di una casa di riposo o di un asilo nido a Bologna non è la stessa cosa che farlo a Milano, a Venezia, a Firenze, a Napoli. E questo vale per tutti i servizi previsti dall’assistenza sociale, da quelli per le persone disabili a quelli per gli anziani o per i minori. Gli oltre 8.000 Comuni italiani, infatti, fanno pagare ai cittadini percentuali diverse e spesso inique pur offrendo lo stesso identico servizio. Questo accade perché non esiste in Italia uno standard in materia e le amministrazioni comunali hanno la possibilità di stabilire da sé il concorso alla spesa dei cittadini. Non essendo previsto, insomma, un ticket come quello sanitario, accade che da un Comune all’altro ci siano variazioni per il contributo individuale ma anche per le prestazioni dal 10% fino anche al 40%. Si tratta di un problema che, nonostante le indagini dell’Istat, tende a essere poco conosciuto e discusso.
Le fonti di finanziamento delle risposte di assistenza sociale sono molteplici: lo Stato, con il Fondo sociale nazionale e la spesa per trasferimenti monetari di varia natura, le Regioni con il Fondo sociale regionale e altri centri di spesa, i Comuni e i cittadini. Questi ultimi concorrono al costo dei servizi anche per il 30%-40% della spesa complessiva. Essendo il singolo Comune a scegliere la quota di partecipazione, il risultato è di grande disomogeneità, mancanza di equità, differenze non giustificabili. Mentre per i servizi di interesse generale, come energia, acqua o rifiuti il costo di accesso e fruizione è oggetto di monitoraggio istituzionale, lo stesso non avviene per i servizi alle persone. La prospettiva federalista evidenzierà ancora di più queste differenze.
Se è quasi impossibile al momento pensare di ridurre del tutto le disuguaglianze, l’obiettivo che bisogna perseguire è di riuscire a ottenere almeno un’equità orizzontale, permettendo cioè di far pagare la stessa cifra alle persone nelle stesse condizioni di reddito. E per fare questo bisogna promuovere un uso più diffuso degli indicatori economici quali l’ISEE, che però dovrebbero essere rivisti e ampliati. Un problema con questi indicatori è che si riferiscono all’anno precedente rispetto a quello della rilevazione e quindi rischiano di non rendere conto efficacemente della situazione attuale dei cittadini, soprattutto in questi tempi di crisi in cui molto può cambiare per una persona da un mese all’altro. Inoltre l’ISEE coglie solo alcune dimensioni della capacità contributiva e rischia di non essere sufficiente.
Per limitare il peso economico che la contribuzione all’assistenza ha sulle famiglie, un’ipotesi innovativa potrebbe essere quella di tenere conto oltre che del reddito, anche della partecipazione attiva della famiglia in termini di assistenza diretta. Sarebbe importante iniziare a valutare non solo gli aspetti prettamente economici, ma anche considerare il tipo di aiuto e sostegno su cui il singolo può contare. In altre parole, se il nucleo familiare partecipa attivamente all’assistenza, apportando di fatto un beneficio al servizio, si potrebbe pensare di attenuare la contribuzione come una sorta di indennizzo.
Daniela Mignogna
Raccolta firme a Pianoro Nuovo
La lista civica di Pianoro “Un’idea in Comune” organizza un banchetto e una raccolta firme dalle 9,30 alle 12,30 per una PETIZIONE POPOLARE AL SINDACO E ALLA GIUNTA COMUNALE di Pianoro per Domani 22 Gennaio 2011 presso la Farmacia di Pianoro Nuovo in via Nazionale 144 (Angolo via Risorgimento) PER OTTENERE UN SEMAFORO CON PEDONE INTERMITTENTE IN PROSSIMITA’ DELL’ ATTRAVERSAMENTO PEDONALE IN CORRISPONDENZA DELLA VIA NAZIONALE E L’ANTICA FARMACIA DI PIANORO NUOVA.
L’attraversamento pedonale si trova al culmine di un dosso e gli automobilisti che provengono da Pianoro Vecchio si accorgono all’ultimo momento dei pedoni, mentre coloro che provengono da Rastignano arrivano in quel punto a forte velocità. Il 20 dicembre scorso una RAGAZZA DI 23 ANNI è stata investita ed è entrata in coma.
In passato altri eventi più o meno gravi si sono verificati proprio su quell’attraversamento pedonale così pericoloso.
Ora basta: l’Amministrazione comunale deve intervenire.
Per la Segreteria
Macri Masi Giovanni
2011: LA LISTA CIVICA “UN’IDEA IN COMUNE” AL TERZO ANNO DI ATTIVITA’
Quando abbiamo fondato questo gruppo abbiamo parlato in maniera chiara ai cittadini sulla direzione che volevamo prendere e sui principi a cui ci ispiravamo. La nostra lista civica non è una coalizione, non è un movimento, ma possiamo definirla “un luogo di dibattito e di confronto” in cui tutto viene deciso democraticamente intorno ad un tavolo. Le azioni istituzionali si concretizzano anche attraverso la capacità dei nostri rappresentanti in consiglio comunale, senza spinte “da dietro” di partiti. Ma è anche vero che la forza di “Un’Idea in Comune” sta nella possibilità di sperimentare e mettersi in gioco nella più totale libertà di pensiero.è il singolo che conta interagendo con il gruppo. Siamo cittadini pianoresi ciascuno con la propria idea politica ma coesi attorno ad un programma, che vuole essere davvero innovativo, perché nasce dal basso, dall’esigenza avvertita di sentirsi realmente coinvolti nel processo democratico di gestione della politica pianorese. Quello che detestiamo è il rimanere fermi a guardare per poi lamentarci.
TROVA LA TUA MOTIVAZIONE:
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Per noi il principio della Trasversalità è un punto cardine che sostiene l’unione di tanti cittadini all’interno di questo progetto politico. La nostra Lista Civica, ad oggi, è l’unica vera novità del panorama politico pianorese, grazie alle proprie caratteristiche partecipative, ma anche grazie ai temi che ha posto al centro e al modo concreto di operare.
La nostra associazione si sostiene con l’autofinanziamento e potendo contare solo sulle nostre forze ricordiamo, a chi volesse contribuire, il numero del conto corrente presso la Banca Popolare dell’Emilia Romagna - filiale di Pianoro:
IBAN: IT43F0538737000000001929873
http://www.ideacomunepianoro.it/
LETTERA APERTA A TUTTE LE ISTITUZIONI
Le persone con disabilità intellettiva, come chiunque, traducono i propri desideri, valori, aspettative in obiettivi di vita; uno degli scopi della Fondazione Dopo di Noi è quello di stimolare la persona con disabilità a sviluppare strategie adattative, aumentarne la consapevolezza sugli obiettivi che possono essere realizzati e accrescerne la capacità di costruire e gestire un rapporto efficace tra le risorse personali e quelle ambientali, verso un concreto percorso di autonomia di vita. Il supporto nella definizione e nella realizzazione di un personale Progetto di Vita rappresenta quindi l’attività primaria della Fondazione e il suo successo si fonda sulla capacità di motivare la persona con disabilità intellettiva a dotarsi di quegli “strumenti”, con i quali può, conformemente alle proprie possibilità ed aspettative, aspirare al raggiungimento del massimo livello di qualità della vita e di inclusione sociale.
Attraverso questo percorso la persona è messa in condizione di elaborare e perseguire un proprio Progetto di Vita, che diventa riferimento essenziale per la definizione dei diritti da garantire e la programmazione di tutti quei servizi e quegli interventi che dovrebbero ricomporsi nel Progetto Individuale previsto dall’articolo 14 della Legge 328/2000.
Il perseguimento di questi obiettivi può essere compromesso da una limitazione dei servizi alla persona erogati dall’Ente locale, ma anche e soprattutto dalla mancanza di continuità degli interventi stessi.
Noi genitori dei ragazzi che fanno capo alla Fondazione siamo fortemente preoccupati per la presumibile interruzione di questi percorsi. Fino ad oggi i servizi sono stati attivati e sostenuti dai referenti istituzionali dell’ASL territoriale per il Progetto “Casa in Città”, a seguito di richiesta, ma allo stato attuale mancano impegni scritti nella medesima direzione da parte della stessa ASL.
Noi genitori e familiari facciamo appello a tutti gli interlocutori istituzionali che hanno la facoltà di stanziare nuovamente fondi per questo tipo d’intervento sui nostri ragazzi, affinché non sia loro negato il diritto acquisito e imprescindibile di una vita dignitosa “durante noi”, che altrimenti porterà inevitabilmente a una regressione globale di quelle autonomie di vita così faticosamente raggiunte in anni e anni di lavoro congiunto.
Vogliamo sperare che questa incertezza si traduca unicamente in un ritardo negli impegni, ma vogliamo anche avere risposte certe e accordi scritti in tal senso.
A nome di tutti i genitori e familiari di persone seguite dalla Fondazione Dopo di Noi
Daniela Mignogna
Passaporto online: adesso si può
Il servizio è disponibile sul sito internet della Polizia di Stato. Non più code agli sportelli e in commissariato solo per consegnare la documentazione
Le festività di fine anno portano una novità: si potra richiedere il passaporto compilando la domanda direttamente sul web. Il sistema informatizzato permette di scegliere il luogo (questura o commissariato), il giorno e l’ora per la consegna della documentazione e per la rilevazione delle impronte digitali, diventata obbligatoria da maggio scorso per il rilascio del passaporto biometrico. Inoltre, anche dopo aver fissato l’appuntamento è possibile cambiarlo sempre on line, annullando quello precedente.
Il servizio raggiungibile su https://www.passaportonline.poliziadistato.it si chiama ‘Agenda passaporto’, è totalmente gratuito e consente al cittadino sia di specificare eventuali urgenze nell’avere il documento d’espatrio che di avere la ricevuta della prenotazione con l’indicazione della documentazione da presentare.
Non hai internet? Nessun problema, basta richiedere la prenotazione online attraverso i comuni di residenza o presso le stazioni dei Carabinieri, sono sufficienti un documento di riconoscimento e il codice fiscale.
Questa nuova possibiltà ideata per avvicinare la P.A. alle esigenze della cittadinanza è stata realizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Istituto poligrafico e zecca dello Stato e il ministero degli Affari Esteri.
IL BILANCIO DEL NOSTRO LAVORO ALLA FINE DEL 2010
-LA LISTA CIVICA PER PIANORO SEMPRE DI PIU’ ACCANTO AI CITTADINI-
Ad un anno dalle elezioni amministrative qualcuno credeva che ci saremmo dileguati: questo non è accaduto. Il nostro Gruppo si è rafforzato e le persone disponibili a lavorare sul progetto per Pianoro stanno aumentando sensibilmente. Possiamo parlare liberi da ogni impegno partitico, forti dei tanti voti di dissenso all・attuale amministrazione.Il nostro non è stato un anno di attesa, non abbiamo fatto passare neppure un giorno senza produrre azioni, progettare il miglioramento dei servizi alla comunità, confrontarci con le forze produttive ed imprenditoriali del territorio, ascoltare i cittadini e dare spazio alle loro istanze.Riteniamo doveroso fare un brevissimo bilancio di alcune battaglie o argomenti che ci hanno impegnato in questo primo anno di nuova legislatura. Ecco i temi principali affrontati:
piano casa;
sviluppo di iniziative nel segno della sussidiarietà pubblico/privato relative anche alla salute mentale degli anziani, e sensibilizzazione alla cittadinanza dei problemi delle persone disabili o non autosufficienti;
Società di Trasformazione Urbana di Pianoro Centro; commissione aperta al pubblico su aggiornamenti della STU ;
la banda larga (Digital Divide) nelle frazioni comunali: dopo lunghe richieste di notizie e di chiarimenti tecnici, forse potrebbe iniziare a aprirsi qualche “collegamento”. Abbiamo fondato un comitato di cittadini, a sostegno della richiesta, che ha prodotto elementi concreti di fattibilità; quali sviluppi ci sono stati dalla fine del 2009 in cui si era aperto uno spiraglio per rivalutare le rimostranze dei cittadini? Per ora solo promesse;
Sottolineiamo che finora non abbiamo ricevuto dall’Amministrazione segnali tangibili di collaborazione sui temi proposti. A questo dobbiamo aggiungere i recenti attacchi personali (ed anonimi) ricevuti non sui contenuti politici concreti, intorno ai quali eravamo e siamo sempre aperti ad un serio confronto, bensi・ su costruzioni fantasiose di basso livello.
Ringraziamo tutti gli amici che ci hanno votato e che ci sostengono in questa lunga legislatura, nell・auspicio di poter ampliare la nostra squadra di competenze e nuovi talenti, con i quali condividere l’impegnativo lavoro che intendiamo proseguire con energia.
Produrremo ogni sforzo per informare tutti i cittadini delle attività nelle quali ci impegnamo, delle nostre proposte in merito a concrete scelte amministritative ed elaboreremo periodicamente approfondimenti tematici su argomenti di interesse comune, con focus mirati (l・educazione alla tutela ed al rispetto ambientale, al consumo consapevole, la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, le fonti energetiche alternative ecc・c).
da parte di chi crede in questo progetto, potendo contare solo sulle nostre forze.
Ulteriori informazioni dettagliate sui lavori della Lista Civica si possono trovare sul nostro sito: http://www.ideacomunepianoro.it/ o sul gruppo di facebook UN’IDEA IN COMUNE PIANORO-
Delle due, l’una (ma quale?)
L’una:
Il numero de “Il Punto” (periodico del Partito Democratico) di Ottobre 2010, in un articolo a firma Enrico Webber, informa che parte dei fondi stanziati dalla Regione per la Montagna “serviranno per co-finanziare l’intervento privato che porterà sul nostro territorio una rete HIPERLAN MEGA WIRELESS” (testuale).
L’altra:
L’Assessore Claudio Baccolini, sia nelle risposte alle interpellanze sia alle domande della cittadinanza durante le assemblee pubbliche, ha invece sempre dichiarato che il progetto di copertura wireless è completamente autofinanziato dall’azienda realizzatrice e che si tratta di un progetto “a costo zero per le casse comunali”.
Durante le assemblee pubbliche e gli incontri con l’assessore è spesso stato chiesto perché il Comune di Pianoro non risolvesse il problema della banda larga su cavo co-finanziando il maggiore operatore di telefonia in Italia, proprietario di gran parte della rete, per l’aggiornamento delle centraline della rete d’accesso delle frazioni in divario digitale, esattamente come hanno fatto alcuni Comuni limitrofi. In tutte queste occasioni l’Assessore, coerentemente con quanto riportato nelle interpellanze, ha risposto che il Comune tramite la Giunta non intende favorire un operatore piuttosto che un altro, posizione teoricamente corretta per quanto in pratica ostacolante l’innovazione, anche in base al principio di sussidiarietà. Purtroppo però l’Assessore non ha saputo spiegare con certezza come sarebbero stati impiegati i fondi stanziati dalla Regione: forse fibra, forse wimax, ma soprattutto tramite quali operatori poiché non intende co-finanziare i privati? Solo tramite Lepida? Né l’Assessore, che sostiene giustamente che l’aggiornamento della rete sarebbe compito dello Stato, era a conoscenza del “Piano Romani”, appunto statale, e che tra gli obiettivi avrebbe anche lo studio per l’aggiornamento delle centraline d’accesso, per quanto non ancora con tempi definiti (fonte Lepida).
Ora, pur continuando ad augurarci che in un modo o nell’altro si arrivi quanto prima alla risoluzione del problema della banda larga nelle frazioni a divario digitale, senza speculazione sui cittadini e con una vera banda larga, vediamo una contraddizione nella posizione propagandistica del partito di maggioranza e in quella ufficiale di un esponente della Giunta sostenuta da questa maggioranza. Chi ha ragione? Dove sta la verità e dove la propaganda?
CASA: come fare la pace con il fisco entro il 31 dicembre
Qualcuno diceva:, bisogna essere capaci di perdonare fino a settanta volte sette. E non c’è nessuno che abbia seguito questo insegnamento quanto il nostro Fisco, sempre disposto a perdonare e condonare chi ha sottratto quanto dovuto alla collettività. Quest’anno tocca a chi ha tenuto nascoste intere costruzioni edilizie, sottraendole al censimento del catasto. Chi dunque “sospetta” di possedere un fabbricato non risultante in catasto (“fantasma”), supportato dall’indizio certo di non pagare su di esso alcuna imposta, può regolarizzare la propria posizione, godendo di un bello sconto, purché lo faccia entro il 31 dicembre. L’opportunità c’è anche per chi sospetta che, nel proprio fabbricato, siano state eseguite ristrutturazioni che ne hanno incrementato la rendita (cambi di destinazione d’uso, “verandature” di terrazzi, ecc.).
Ecco come fare. Bisogna procurarsi il numero di “particella” catastale su cui insiste il fabbricato e verificare se è presente nell’elenco pubblicato sul sito dell’Agenzia del Territorio, che riporta l’elenco delle case fantasma individuate. Il fabbricato va accatastato entro il 31 dicembre 2010, incaricando un tecnico professionista, iscritto ad un albo dei geometri, architetti, ingegneri, periti edili e agrari, agrotecnici. Il costo del tecnico è mediamente di circa 1.500 euro, se si tratta di “sanare” una villetta o un fabbricato rurale, ma scende a 600-800 euro, per le variazioni non comunicate. A tale costo si aggiunge l’eventuale sanzione per ritardata denuncia (300 euro, in realtà ridotti a 75, se si paga entro 60 giorni). Poi ci sarebbe da pagare il pregresso, cioè l’Ipref e l’Ici dovuti per gli anni passati. Ma il Fisco, da buon cristiano, chiude un occhio: si torna indietro al massimo di 5 anni e si paga solo il 12,50 per cento del dovuto.
Resoconto della riunione del distretto sanitario del 29/11/2010
Dal primo novembre 2010 sono riaperte le agende CUP per le visite chirurgiche all’Ospedale Bellaria, questa è l’impostante novità che è stata presentata dal direttore di distretto Maria Luisa Marcaccio durante la riunione del Distretto socio sanitario di S. Lazzaro che si è tenuta ieri (Lunedì 29 novembre ’10) pomeriggio presso la sede comunale di S. Lazzaro.
Alla riunione, convocata anche grazie alle sollecitazioni del comitato “ioscelgoilbellaria”, erano presenti Giuliano Serra e Massimo Bertuzzi in rappresentanza del comitato, sono state presentate le prime indicazioni per il riassetto del sistema sanitario provinciale che indicano l’ospedale Bellaria come centro di eccellenza di neurochirurgia e per il trattamento del tumore al seno, specializzazioni però che non precluderanno l’utilizzo del reparto di chirurgia anche per altre patologie oncologiche.
Va quindi in soffitta l’ipotesi, presentata dal Direttore sanitario Annichiarico sempre a S. Lazzaro nel febbraio scorso, di indirizzare la chirurgia del Bellaria alla sola senologia.
Durante l’illustrazione la Dott.sa Marcaccio ha definito le linee operative del reparto, che tra l’altro ha visto la copertura della vacanza di organico che si era creata a seguito del pensionamento del Prof. Liguori (organico che torna quindi a 6 unità), che prevedono la precedenza alle patologie tumorali per permettere il trattamento entro i 30 giorni dalla diagnosi.
E’ evidente quindi la soddisfazione del comitato che, accendendo i riflettori su una scelta improvvida e immotivata, ha impedito che un servizio di fondamentale importanza per il distretto, da i dati dell’AUSL 2009 all’Ospedale Bellaria sono stati trattati 146 casi di chirurgia generale collocandolo al terzo posto tra gli ospedali utilizzati dai residenti del distretto(nonostante le prenotazioni CUP fossero chiuse), venisse definitivamente chiuso
Giancarlo Benaglia
RICHIESTA SOSPENSIONE MUTUO
Il ministro dell’Economia Tremonti ha pubblicato da alcuni giorni le linee guida per la presentazione e l’istruttoria di accesso al Fondo di solidarietà per i mutui.
Dal 15 novembre, le famiglie italiane in difficoltà con il pagamento del mutuo, a causa della perdita del lavoro o per altre ragioni, potranno chiedere la sospensione dei pagamenti fino a 18 mesi, recandosi nella Banca che ha erogato il mutuo.
Il Fondo opera nei limiti delle risorse disponibili e sino all’esaurimento delle stesse. Per ora, si parte con una dotazione di 20 milioni di euro, che potrebbe bastare a garantire lo stop ai pagamenti ad alcune migliaia di famiglie.
Il Fondo è esteso anche ai prestiti contestati, a quelli che sono stati oggetto di cartolarizzazione, surroga o rinegoziazione con la stessa banca. La sospensione, inoltre, può essere richiesta non più di due volte, anche da chi è rimasto indietro con le rate o ha già utilizzato agevolazioni economiche simile.
Gli Istituti di credito, a cui i cittadini potranno rivolgersi, comunicheranno entro cinque giorni al beneficiario la sospensione e attiveranno lo stop alle rate entro i 30 giorni lavorativi successivi.
In sintesi, i requisiti di accesso alle agevolazioni sono: i mutui per la prima casa fino a 250 mila euro e per quelle famiglie con reddito annuo (valore ISEE) fino a 30 mila euro.
Per ottenere l’agevolazione è indispensabile la certificazione ISEE (completamente gratuita) e ci si può rivolgere a:
Risposta alla lettera aperta ai cittadini da parte del PD del 9 novembre 2010
Avendo letto questa lettera, e preso atto delle inesattezze che vi sono riportate, ci sentiamo in dovere di chiarire l’accaduto.
Nella serata del 27/10/2010 quattro nostri rappresentanti si sono recati al Centro Feste per prendere accordi con il responsabile, sulla iniziativa che avevamo intenzione di promuovere per i nostri associati e simpatizzanti.
L’incontro serviva appunto per stabilirne le modalità e il costo. Per la lista CIVICA, erano presenti il segretario, il consigliere e altri due componenti, che hanno fatto presente al responsabile del Centro, la necessità di allestire all’entrata un banchetto con esposti i simboli della lista civica.
Per questi motivi il responsabile ci ha fatto vedere il locale attiguo a quello principale e ci ha detto che sarebbe stato completamente separato, alfine di non permettere una comunicazione qualsiasi tra le due iniziative. Inoltre ci ha fatto anche vedere che avrebbe separato l’entrata, in modo che
l’ accesso avveniva direttamente dalla strada.
Preso atto che si poteva fare, ci siamo accordati per telefonare il numero dei partecipanti un paio di giorni prima dell’evento.
Il GIORNO DOPO abbiamo iniziato a pubblicizzare il nostro evento, e di questo il PD ne è venuto subito a conoscenza.
(vedi i commenti su facebook , anche da parte di un consigliere comunale della maggioranza)
Premesso questo:
È falso che non abbiamo detto chi eravamo
È falso che ci volevamo appropriare dell’iniziativa del PD in quanto noi avevamo solo il compito di organizzare la NOSTRA iniziativa
Mentre troviamo molto indicativa la frase che dice:
È BENVENUTA UN’ASSOCIAZIONE CULTURALE FORMATA DA NOSTRI CONCITTADINI CON CUI IL PD DIALOGHI ( Chi non dialoga con il PD è fuori ) complimenti!!!!!!!!!!
Non ultimo è falsa la frase che siamo ambigui, e prendiamo in giro i cittadini, e la rigettiamo al mittente.
UN’IDEA IN COMUNE associazione politica culturale è proprio nata dai cittadini per dare loro voce sulle proprie istanze ed esigenze.
Noi di UN’IDEA IN COMUNE della coerenza e della trasparenza ne abbiamo fatto la nostra carta di identità .
Pianoro 16 novembre 2010
Per il direttivo
Giancarlo Benaglia
Giustizia: basta lunghe cause, ora per le liti c’è la conciliazione
Dal 20 marzo 2011, in caso di controversia, prima di avviare una causa civile, sarà obbligatorio aver concluso un procedimento di conciliazione, che potrà durare, al massimo, 4 mesi, e servirà a mettere d’accordo le parti, senza bisogno di comparire davanti al giudice. Da oggi è infatti in vigore il decreto ministeriale n. 180 del 18 ottobre 2010, che fissa le caratteristiche degli enti mediatori, di quelli di formazione, le tariffe, i controlli su albo e registro, le procedure, in vista dell’avvio vero e proprio della conciliazione obbligatoria, per la prossima primavera. C’è da aspettare dunque ancora un po’, ma già da alcuni mesi gli avvocati sono obbligati a fornire ai propri clienti un’informativa sulla possibilità di risolvere la propria controversia anche in maniera stragiudiziale.
L’obbligo della conciliazione si applica solo alle cause in cui il tasso di conflittualità è particolarmente elevato o il rapporto tra le parti è destinato a protrarsi nel tempo anche oltre la definizione della singola lite: Si tratta, in particolare, dei seguenti ambiti:
- condominio;
- successioni ereditarie;
- riconoscimento del danno da incidente stradale o nautico;
- responsabilità medica;
- contratti assicurativi, bancari o finanziari;
- diffamazione.
In caso di controversia, le parti potranno rivolgersi a enti di mediazione, sia pubblici (costituiti per esempio dalle Camere di Commercio o dagli Ordini professionali), sia privati. Il procedimento di mediazione potrà durare al massimo 4 mesi. Dopo, se si raggiunge un accordo, questo dovrà essere semplicemente “omologato” dal giudice, per poter rappresentare titolo esecutivo a tutti gli effetti. In caso di mancata intesa, invece, se è stata prima formulata, poi rifiutata una proposta di accordo e la sentenza conclusiva si accorda con tale proposta, la parte vincente può essere costretta a pagare le spese.
INVALIDITA’ CIVILE- tutto quello che bisogna sapere
E’ il riconoscimento di uno stato invalidante congenito o derivante da particolari eventi (infortuni, incidenti, malattie, interventi medici, etc.) in base al quale, a seconda della percentuale di inabilita’ accertata, e’ possibile ottenere benefici economici e socio-sanitari, condizionati dall’eta’ e talvolta dal reddito.
Per la legge (legge 118/1971) sono invalidi civili i cittadini affetti da minorazioni (ovvero infermita’), congenite o acquisite, fisiche, psichiche o sensoriali, che provocano un danno funzionale, ovvero una limitazione o impedimento a svolgere normalmente le varie attivita’ della vita. Dalla categoria sono esclusi gli invalidi di guerra, del lavoro e di servizio.
Sono considerati invalidi anche i ciechi civili e i sordomuti, per i quali i benefici economici sono pero’ disciplinati con leggi a parte (si veda la sezione “riferimenti normativi”).
Perche’ si possa parlare di invalidita’ allo stato di minorazione deve conseguire una
- riduzione permanente della capacita’ lavorativa non inferiore ad un terzo, per chi ha tra i 18 e i 65 anni;
- difficolta’ persistenti a svolgere compiti e funzioni proprie della loro eta’, per i minori di anni 18 e per gli ultra 65enni;
SOGLIE DI INVALIDITA’ E BENEFICI
L’accertamento dello stato di inabilita’ da parte delle commissioni mediche determina l’assegnazione di una determinata percentuale di invalidita’. Essa, come gia’ visto, rappresenta la riduzione della capacita’ lavorativa della persona. Se tale riduzione e’ inferiore ad un terzo (circa il 34%), non si puo’ parlare di “stato di invalidita’” e non sono conseguentemente previsti benefici di alcun tipo.
Per soglie maggiori invece sono previsti benefici, economici e non:
- soglia minima (34%): protesi e prestazioni ortopediche (DMS 31/5/2001);
- soglia del 46%: iscrizione nelle liste speciali per l’assunzione obbligatoria al lavoro (legge 482/1968 e legge 68/1999);
- soglia del 51%: congedo straordinario per cure (legge 509/1988);
- soglia del 67%: esenzione ticket sanitario (legge 509/1988)
- soglia del 74%: assegno mensile di inabilita’, concesso alle persone di eta’ compresa tra i 18 e i 65 anni, prive di impiego, con reddito minimo.
- soglia del 100% (invalidita’ totale): pensione di inabilita’ per persone di eta’ compresa tra i 18 e i 65 anni con reddito minimo e, per i soggetti non deambulanti e non autosufficienti, indennita’ di accompagnamento.
Per i ciechi civili e i sordomuti il discorso e’ a parte, non vi sono fasce a cui riferirsi:
- in caso di cecità assoluta: ausili e protesi, esenzione dal ticket sanitario, pensione di invalidità civile nella fascia fra i 18 e i 65 anni, indennità di accompagnamento in ogni età, indennità speciale.
- in caso di cecita’ parziale: ausili e protesi, esenzione dal ticket sanitario, pensione di invalidita’ civile nella fascia tra i 18 e i 65 anni, indennita’ speciale .
- in caso di sordomutismo: ausili e protesi, esenzione dal ticket sanitario, pensione nella fascia tra i 18 e i 65 anni, indennita’ di comunicazione.
Per i minori di 18 anni e gli ultra65enni i criteri di assegnazione dei benefici economici sono particolari. Si veda la prossima sezione per i dettagli.
DETTAGLIO DEI BENEFICI ECONOMICI
Assegno di accompagnamento (indennita’ di accompagnamento)
Spetta agli invalidi totali che si trovino nell’impossibilita’ di deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore o che abbiano bisogno di assistenza continua non essendo in grado di compiere gli atti quotidiani della vita.
L’importo mensile per l’anno 2010 e’ di 480,47 euro per 12 mensilita’.
L’indennita’ di accompagnamento spetta anche a chi e’ stato riconosciuto cieco assoluto, per un importo di mensile di 783,60 euro per 12 mensilita’.
In ambedue i casi non sono previse limitazioni rispetto al reddito.
L’indennita’ puo’ essere percepita anche da chi svolge un’attivita’ lavorativa e spetta anche a chi abbia compiuto i 65 anni. Non puo’ essere percepita invece se il soggetto gia’ e’ intestatario di indennita’ relative ad invalidita’ di guerra, di lavoro o di servizio.
(vedi legge 118/1971 e art.1 legge 508/1988)
Indennita’ di frequenza
Spetta agli invalidi civili minori di anni 18 a cui siano state riconosciute difficolta’ persistenti a svolgere i compiti e le funzioni della propria eta’, e ai minori con perdita uditiva superiore a 60 decibel nell’orecchio migliore. E’ concessa con cadenza mensile per il ricorso, continuo o periodico, a trattamenti riabilitativi o terapeutici presso centri ambulatoriali o diurni, pubblici o privati, purche’ convenzionati. E’ anche concessa agli invalidi minori di 18 anni che frequentano scuole, pubbliche o private, a partire dall’asilo nido oppure centri di formazione o addestramento personale finalizzati al reinserimento sociale.
Per il 2010 l’indennita’ di frequenza e’ di 256,67 euro mensili quando il reddito personale annuo non superi i 4.408,95 euro.
(vedi art.1 legge 289/90 e sentenza Corte Costituzionale 467/2002).
Indennita’ speciale per i ciechi parziali
Ai ciechi parziali (con residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi anche con eventuale correzione) spetta una speciale indennita’ di 185,25 euro mensili, per 12 mensilita’ e senza alcun limite di reddito.
(vedi leggi 382/1970, 508/1988 e 289/1990)
Indennita’ di comunicazione
Ai sordomuti (soggetti affetti da sordita’ congenita o acquisita durante l’eta’ evolutiva che gli abbia compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato) e’ concessa un’indennita’ di comunicazione di 239,97 euro per dodici mensilita’, senza limiti di reddito.
Tale indennita’ e’ corrisposta d’ufficio anche ai sordomuti titolari della pensione non reverbibile (vedi piu’ avanti).
(vedi leggi 381/1970 e 508/1988)
Assegno mensile di assistenza (assegno di inabilita’)
Spetta agli invalidi di eta’ compresa tra i 18 e i 65 anni con accertata riduzione della capacita’ lavorativa in misura pari o superiore al 74%, per il periodo in cui non svolgono attivita’ lavorativa, senza reddito o con reddito basso (relativo all’anno precedente l’erogazione).
Per il 2010 il limite di reddito e’ 4.408,95 euro e l’assegno mensile e’ di 256,67 euro pagabili per tredici mensilita’.
Il pagamento avviene da parte degli enti comunali di assistenza bimestralmente con scadenza ad inizio mese.
Per attestare di non svolgere attivita’ lavorativa deve essere consegnata all’INPS una auto-dichiarazione (dichiarazione sostitutiva ai sensi del Dpr 445/2000) con cadenza annuale. Allo stesso modo deve essere data immediata comunicazione all’INPS dell’eventuale ripresa dell’attivita’ lavorativa.
Al compimento del 65simo anno di eta’ al posto dell’assegno di assistenza viene erogata la pensione sociale dell’INPS.
(vedi legge 118/1971)
Pensione di inabilita’
Spetta agli invalidi totali di eta’ compresa tra i 18 e i 65 anni con accertata totale inabilita’ lavorativa e con basso reddito (relativo all’anno precedente l’erogazione).
Per il 2010 il limite di reddito e’ 15.154,24 e l’importo mensile erogato e’ di 256,67 euro per tredici mensilita’.
Il pagamento avviene da parte degli enti comunali di assistenza bimestralmente con scadenza ad inizio mese. In caso di morte del soggetto la pensione non passa agli eredi.
Il soggetto che percepisce la pensione puo’ lavorare -nei limiti delle proprie capacita’- e possedere la patente di guida.
Al compimento del 65simo anno di eta’ al posto della pensione di inabilita’ viene erogata la pensione sociale.
(vedi leggi 118/1971 e 509/1988)
Pensione ai ciechi civili
E’ resa una pensione non reversibile:
- ai ciechi assoluti: 277,57 euro mensili per 13 mensilita’;
- ai ciechi parziali (residuo visivo non superiore ad un ventesimo in entrambi gli occhi anche con eventuale correzione : euro 256,67 euro mensili per 13 mensilita’;
In entrambi i casi il soggetto non deve percepire un reddito superiore a 15.154,24 euro.
Se i ciechi assoluti sono ospitati in istituti di istruzione o ricoverati in istituti assistenzaili a carico di enti pubblici o facenti parte di comunita’, la pensione e’ ridotta a 256,67 euro mensili.
(vedi legge 382/1970)
Pensione ai sordomuti
Spetta ai sordi di eta’ compresa tra 18 e 65 anni, con sordita’ congenita o acquisita durante l’eta’ evolutiva che abbia compromesso il normale apprendimento del linguaggio parlato. Sono escluse le sordita’ di natura esclusivamente psichica o dipendente da causa di guerra, lavoro o di servizio.
L’importo mensile per il 2010 e’ di 256,67 euro per chi ha reddito non superiore a 15.154,24 euro.
Se il soggetto e’ ricoverato in istituti di assistenza l’assegno mensile e’ ridotto del 50%.
Al compimento del 65simo anno di eta’ l’assegno mensile suddetto e’ sostituito dalla pensione sociale dell’INPS.
(vedi legge 381/1970)
RICONOSCIMENTO e VERIFICHE
Dal 1/1/2010 le domande di riconoscimento dell’invalidita’, sordita’ o cecita’ civile devono essere presentate direttamente all’INPS per via telematica.
L’Inps le inviera’ poi alle ASL di competenza per l’effettuazione degli accertamenti tramite commissioni mediche integrate da un medico dell’INPS. L’accertamento definitivo e’ comunque effettuato dall’INPS, cosi’ come il controllo della permanenza dei requisiti nei confronti dei soggetti gia’ titolari dei benefici economici.
La domanda e’ unica ed e’ valida sia per l’accertamento dello stato di invalidita’, cecita’ o sordita’ sia per le prestazioni economiche eventualmente spettanti rispetto alla minorazione riconosciuta.
Al termine del procedimento di accertamento viene notificato al richiedente un verbale sanitario.
Qui dettagli dell’INPS sulla presentazione delle domande e sulla gestione delle pratiche: clicca qui
Note:
-nel triennio 2010/2012 l’Inps dovra’ effettuare verifiche straordinarie inerenti la sussistenza dei requisiti di legge nei confronti dei soggetti titolari di benefici economici di invalidita’ civile. Sono previste 100mila verifiche per il 2010 e 250mila verifiche per ciascuno degli anni 2011 e 2012.
- le novita’ sono state introdotte dall’art. 20 Dl 78/09 divenuto legge 102/09; si veda anche determinazione dell’Inps n.189 del 20/10/2009.
RICORSI
Avverso il mancato riconoscimento dell’invalidita’ , cecita’ o sordita’ civile e’ ammesso unicamente il ricorso in giudizio, da promuovere entro 180 giorni dalla notifica del verbale sanitario. Il ricorso deve essere fatto contro l’INPS (unica controparte) per via civile, non amministrativa.
Fino a che la sentenza emessa a seguito di ricorso non passa “in giudicato” e risultano decorsi i termini per gli appelli, il soggetto interessato non puo’ presentare una nuova domanda di accertamento dello stato invalidante per le stesse prestazioni.
(vedi Art.10 DL 203/2005 cosi’ come modificato da art.20 DL 78/2009 e art.56 Legge 69/2009)
RIFERIMENTI NORMATIVI
- Legge 381/1970 (assistenza ai sordomuti)
- Legge 382/1970 (assistenza ai ciechi civili)
- Legge 118/1971 (norme a favore degli invalidi civili)
- Legge 508/1988 (indennita’ di accompagnamento), modificata anche dalla legge 289/1990
- D.lgs.509/1988 artt.1/6
- Decreto Ministero Sanita’ 5/2/1992 (tabelle di invalidita’ )
- Circolare INPS 29/12/2009 n.132 (importi e limiti di reddito relativi alle provvidenze a favore degli invalidi civili, ciechi civili e sordomuti per l’anno 2010)
- DL 78/2009 divenuto legge 102/2009 art. 20 (nuove regole per le domande di riconoscimento)
- DL 78/2010 divenuto legge 122/2010 artt.10/10bis
Note sulla normativa:
- L’innalzamento dal 74% all’85% della soglia di invalidita’ per l’ottenimento dell’assegno mensile di assistenza (assegno di inabilita’), introdotto dall’art.10 DL 78/2010 e’ stato abrogato in sede di conversione dello stesso decreto nella legge 122/2010.
- La riforma prevista dall’art.24 della legge quadro 328/2000 (Delega al Governo per il riordino degli emolumenti derivanti da invalidità civile, cecità e sordomutismo) non e’ stata mai attuata. A Giugno 2010 le Regioni hanno chiesto al Governo di intervenire in merito nella manovra finanziaria.
LINK UTILI
- Sito INPS per presentazione domande, con elenco dei medici certificatori: clicca qui
- Sito INPS con informazioni: clicca qui
- Sito ASL Milano con informazioni: clicca qui
- Schede di approfondimento collegate
DISABILI: AGEVOLAZIONI FISCALI E NON: clicca qui
L’AMMINISTRATORE DI SOSTEGNO: clicca qui
L’INPS tenta di reintrodurre dalla finestra l’emendamento alla Finanziaria, che colpiva in modo restrittivo i criteri per l’assegnazione dell’assegno di accompagnamento, cancellato dal Parlamento
L’INPS tenta di reintrodurre dalla finestra l’emendamento alla Finanziaria, che colpiva in modo restrittivo i criteri per l’assegnazione dell’assegno di accompagnamento, cancellato dal Parlamento
Dopo la manifestazione del 7 luglio scorso con la cancellazione dell’emendamento che modificava i criteri di valutazione per accedere all’assegno di accompagnamento, pensavamo di avere un po’ di tempo per rilassarci dopo le arrabbiature, le mortificazioni e l’amarezza dovuta alle parole del Ministro Tremonti (“il nostro Paese non può essere competitivo se ha tutti questi invalidi”), al tentativo di fare “cassa” sulla pelle delle persone con disabilità e delle loro famiglie, alle stigmate gettate sui cittadini Italiani con disabilità da vergognose campagne di stampa basate sulla disinformazione e sulla demagogia più becera sulla questione “falsi invalidi”.
Invece No! Appena dopo le vacanze ci risiamo. Assessori, Professori di conservatorio etc etc… inondano i media con concetti aberranti. Tutto in un tratto si ritorna a parlare di eugentica, di Rupi Tarpee, di scuole differenziate, di dileggiamento su un progetto di legge sul riconoscimento della dislessia…
Sempre in questi giorni l’INPS, quatta quatta, riprende in circolari/note varie indirizzate alle sedi territoriali, il testo pari pari cancellato dal Parlamento sui criteri di interpretazione delle norme riguardanti l’assegno di accompagnamento e sul fatto che le persone per vedersi riconosciuta l’invalidità civile dovrà fare due, dicasi due, visite: una presso le commissioni ASL, una presso una commissione INPS.
Naturalmente continuando in quella campagna, dai costi elevatissimi e dai risultati incerti, per scovare i milioni di falsi invalidi chiedendo l’ennesima documentazione per verificare se persone con Tetraplegia, con Distrofia, con Atrofia Spinale, con Disabilità intellettive gravi siano come per miracolo guariti o tornati per magia a camminare.
La nota interna in questione, a firma del Direttore Generale dell’INPS e trasmessa alle sedi periferiche in data 20 settembre 2010, fa riferimento a raccomandazioni che appaiono discutibili sia sul piano medico-legale che su quello più generale in relazione alle condizioni di vita della persona e al suo bisogno di sostegno. Si descrive di fatto uno scenario in cui non solo le persone saranno chiamate a visita diretta, ma in particolare lo saranno le persone affette da condizioni di gravità: “Si sottolinea che l’accertamento sanitario diretto è da ritenersi prioritario al fine di garantire la massima coerenza metodologica e la trasparenza dell’iter valutativo e del e del conseguente giudizio medico-legale. Ciò soprattutto nei casi in cui si evidenzi una severa minorazione dell’integrità psico-fisica da cui derivano benefici assistenziali”.
E’ necessario capire se questa nuova “ondata” di chiamate a visita diretta è effettuata su base campionaria o se invece si è di fronte ad una sistematica azione di verifica. Nel primo caso sarà importante capire non solo i criteri di individuazione del campione, ma anche la sua ampiezza. Nel secondo, saremmo di nuovo di fronte ad una burocratizzazione del rapporto tra cittadino e Istituto e quindi all’ennesimo incomprensibile atteggiamento punitivo nei confronti di persone già penalizzate dalle disuguaglianze e dalle discriminazioni.
La pericolosità di questa nota interna si dispiega su più livelli.
A livello generale, perché l’INPS, dopo anni di dibattito sui criteri di accertamento dell’invalidità civile, emana in questa forma (nota interna) addirittura delle linee guida operative in invalidità civile che contengono esclusivamente criteri medico-legali e a livello specifico perché tali linee guida contengono indicazioni operative che non compaiono in nessun testo normativo, e quindi andrebbero perlomeno preliminarmente presentate e discusse a livello Ministeriale, oltre che a livello sociale .
Peraltro anche e soprattutto a livello culturale, perché contengono una visione della persona in situazione di svantaggio che a noi appare semplicemente inaccettabile.
In particolare va segnalato quanto viene scritto nel paragrafo dedicato all’indennità di accompagnamento: “…per quel che concerne gli atti quotidiani della vita, constatando la genericità dell’espressione e in accordo con la prevalente dottrina medico-legale, essi vanno intesi come quel complesso di attività che assicurano un livello basale di autonomia personale in un ambito per lo più intradomiciliare. Il prendere in considerazione le attività extra-domiciliari, in ambienti complessi come le moderne metropoli, porterebbe, infatti, ad una valutazione talmente estensiva da superare l’ambito medico-legale”
Per approfondire questi temi vi invitiamo a consultare il sito Handylex
In particolare è contro il diritto ad “una vita autonoma e indipendente” come dall’ex articolo 19 della Convenzione Onu per i diritti delle Persone con Disabilità, che riconosce a “tutte le persone con disabilità il diritto a vivere nella società, con la stessa libertà di scelta delle altre persone”.
Collegato lavoro: modificato l’articolo 33 della Legge 104/1992 sui permessi lavorativi
Nella seduta del 3 marzo scorso era stato approvato in via definitiva dal Senato il cosiddetto “Collegato Lavoro” che “rimbalzava” fra i due rami del Parlamento dal 2008.
Tuttavia, il 31 marzo 2010 il Presidente della Repubblica ha rinviato alle Camere il testo del “Collegato Lavoro” per un riesame su alcuni importanti aspetti relativi al diritto del lavoro.
A seguito del rinvio presidenziale il provvedimento è stato approvato, con modifiche, dalla Camera dei deputati, il 29 aprile 2010 e, con ulteriori modifiche, dal Senato, il 29 settembre 2010. Infine, è stato approvato in via definitiva dalla Camera il 19 ottobre 2010.
Il testo (Atti della Camera 1441-quater-F), in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, reca «Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione di enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l’impiego, di incentivi all’occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro».
Fra le moltissime disposizioni in materia di lavoro, per alcune delle quali il Governo è delegato ad emettere propri provvedimenti, il testo contiene – come avevamo anticipato in marzo – anche modifiche all’articolo 33 della Legge 104/1992 relativo ai permessi ai lavoratori che assistono familiari con handicap grave. Modifiche che riguardano sia i dipendenti pubblici che i dipendenti privati.
Vediamo, quindi, cosa comportano le modificazioni alla Legge 104/1992 approvate. L’effetto, a tutta prima, appare piuttosto annacquato rispetto alle intenzioni iniziali del Governo. Tuttavia, non dimentichiamo che queste nuove disposizioni saranno poi oggetto di circolari applicative ministeriali e degli istituti previdenziali.
Beneficiari dei permessi
La prima sostanziale modificazione (introdotta dall’articolo 24 della nuova legge) investe il terzo comma dell’articolo 33 – che viene sostituito – e riguarda proprio la definizione degli aventi diritto ai permessi.
In assenza di ricovero della persona con handicap grave da assistere, potranno godere dei tre giorni di permesso mensile retribuiti e coperti da contributi:
1. il genitore;
2. il coniuge;
3. il parente o l’affine entro il secondo grado (esempio, nonni, nipoti in quanto figli del figlio, fratello).
I parenti ed affini di terzo grado (esempio, zii e bisnonni) possono fruire dei permessi lavorativi solo ad una delle seguenti condizioni:
a) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap siano deceduti o mancanti; il termine “mancanti” presente nel testo di legge è ambiguo e si presta alle più diverse interpretazioni (non è residente con la persona da assistere? non è noto? c’è stata una disposizione giudiziaria? una separazione?) su cui gli istituti previdenziali avranno margine di proporre le loro interpretazioni e su cui vi saranno evidenti contenziosi.
b) quando i genitori o il coniuge della persona con handicap abbiano compiuto i 65 anni oppure siano affetti da patologie invalidanti.
Nella sostanza, le fortissime restrizioni “minacciate”, risultano abbondantemente annacquate e confuse da una serie di eccezioni e sub-eccezioni.
Va anche sottolineato che scompaiono dalla normativa i requisiti di assistenza esclusiva e continuativa richiesti, in precedenza, nel caso il lavoratore non fosse convivente con la persona con disabilità. L’obbligo di convivenza era stato superato dall’articolo 20, comma 1, della legge 8 marzo 2000, n. 53 a condizione, appunto, che sussistesse la continuità e l’esclusività dell’assistenza. Ma ora quel comma viene parzialmente abrogato e proprio nella parte ”restrittiva”. Pertanto, oltre a non esserci obbligo di convivenza, nessuna fonte prevede più quelle condizioni.
Chi non rientra in questa casistica e che finora ha fruito dei permessi grazie la precedente normativa, si vedrà prossimamente revocare le agevolazioni concesse. Tuttavia, chi scrive ha l’impressione che con questa modificazione (nessun requisito di continuità ed esclusività) gli aventi diritto aumenteranno anzichè – come auspicato da parte del Governo – dimunire.
Per i genitori di bambini di età inferiore ai tre anni rimangono invariate le disposizioni precedenti – due ore di permesso giornaliero o prolungamento dell’astensione facoltativa di maternità fino al terzo anno di vita del bambino – e sembra introdotta, con la formulazione diversa del comma 3, anche la possibilità di fruire dei permessi articolati in tre giorni.
Sempre a proposito di genitori, il nuovo testo precisa che entrambi possono avvalersi, alternativamente, dei permessi anche all’interno dello stesso mese. Non si tratta di una novità sostanziale, visto che questa possibilità era già ampiamente applicata operativamente.
Sede di lavoro
Il comma 5 dell’articolo 33 prevedeva che il lavoratore che assiste un familiare con handicap grave abbia diritto a scegliere, ove possibile, la sede più vicina al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso. Il primo è un interesse legittimo (peraltro molto aleatorio), ma il secondo è un vero e proprio diritto soggettivo.
Il testo approvato, opportunamente, indica come riferimento il domicilio della persona disabile da assistere, e non più quella dello stesso lavoratore.
Controlli
All’articolo 33 della Legge 104 viene aggiunto un comma che rafforza la possibilità di effettuare controlli sulle condizioni richieste per la legittima fruizione dei permessi lavorativi e ne disciplina gli effetti.
Non si tratta, ovviamente, di controlli preventivi alla concessione dei permessi, poiché questi dovrebbero essere già effettuati.
Dal comma si comprende già chiaramente quello che verrà poi normato dal punto di vista amministrativo: il datore di lavoro e l’INPS possono effettuare dei controlli.
Ma quali possono essere gli elementi da controllare? Ce lo dice la Legge: l’handicap con connotazione di gravità (la certificazione presentata è valida?); il grado di parentela autocertificato; l’assenza di ricovero; la non contemporanea fruizione dei permessi da parte di altri lavoratori per l’assistenza alla medesima persona con disabilità.
Altri controlli di merito sarebbero piuttosto insostenibile avendo abrogato i requisiti di “continuità ed esclusività” dell’assistenza.
Nel caso in cui venga accertata l’insussistenza delle condizioni, il diritto ai benefici decade e si verificano i presupposti per un’azione disciplinare.
Monitoraggio, privacy e semplificazione
La nuova norma fissa l’obbligo per le Pubbliche Amministrazioni di trasmettere alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento della Funzione Pubblica, una cospicua serie di dati relativi ai lavoratori che fruiscono dei permessi, al monte ore usate, al rapporto di parentela fra lavoratore e assistito.
Per questa finalità di monitoraggio, la nuova norma autorizza il Dipartimento della Funzione Pubblica al trattamento dei dati personali e sensibili, la cui conservazione non può comunque avere durata superiore a ventiquattro mesi.
Ai fini della comunicazione dei dati, le Amministrazioni Pubbliche sono autorizzate al trattamento dei relativi dati personali e sensibili e provvedono alla conservazione dei dati per un periodo non superiore a trenta giorni dalla loro comunicazione, decorsi i quali, salve specifiche esigenze amministrativo-contabili, ne curano la cancellazione.
Le operazioni rilevanti consistono nella raccolta, conservazione, elaborazione dei dati in forma elettronica e non, nonché nella comunicazione alle amministrazioni interessate.
Sono inoltre consentite la pubblicazione e la divulgazione dei dati e delle elaborazioni esclusivamente in forma anonima.
L’articolo 23 della nuova norma, infine, attribuisce al Governo la delega ad emanare specifici atti volti alla razionalizzazione e semplificazione dei documenti da presentare, con particolare riferimento alle persone con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della Legge 5 febbraio 1992, n. 104, o affette da patologie di tipo neuro-degenerativo o oncologico.
Associazioni storiche
Piuttosto singolare è l’ultimo periodo dell’ultimo comma dell’articolo 24 che appare giustapposto e non pertinente con il resto di disposizione.
Il Legislatore ricorda che rimane obbligatorio, per le ASL, l’invio degli elenchi delle persone sottoposte ad accertamenti sanitari, ad ENS, ANMIC e UIC. Questi elenchi devono contenere soltanto il nome, il cognome e l’indirizzo.
Come forse non tutti sanno, infatti, grazie a norme che risalgono al 1970/71, tutti i nominativi di chi viene sottoposto a visita di accertamento per minorazioni civili, vengono trasmessi alle Associazioni cosiddette “storiche”, anche in assenza di autorizzazione o informativa agli interessati.
Il periodo inserito in questa nuova disposizione, sembra mirato a ribadire una normativa datata e messa in discussione da alcune parti, se non addirittura disattesa da alcune ASL.
Resoconto della serata “Metti in circolo il tuo cuore…”
Il giorno 30 ottobre si è svolto con inizio alle 19 a Pianoro Vecchio, nella splendida cornice di Villa Giulia, l’evento “Metti in circolo il tuo cuore”. La serata è stata ideata e realizzata dal gruppo culturale della Lista Civica “Un’ Idea in Comune”.
La linea guida della serata è stata la condivisione delle emozioni attraverso la lettura di poesie e brani letterari, commenta Emanuela Sumsel “Un paio d’ore in cui ho percepito una sensazione di rinnovamento interiore, nell’udire il sentimento di chi ha saputo tradurre il proprio pensiero in musica e parole;”.
Attraverso questa iniziativa si è voluto celebrare il lungo percorso artistico di una nostra concittadina, amata e conosciuta a Pianoro per il suo talento come attrice dialettale e non solo: la signora Vanna Natali, alla quale è stata consegnata una targa a ricordo. Il momento di tale riconoscimento è stato molto commovente e partecipato non solo dagli organizzatori e da gli ospiti, ma da tutto il numeroso pubblico che affollava la sala.
Oltre all’ottimo contributo degli scrittori locali come l’ ormai conosciuto ed apprezzato Bartolomeo Bellanova, la simpatica Sandra Morara, la originale e sensibile Carla Sermasi e la creativa Emanuela Sumsel, hanno partecipato anche Paolo Panzacchi, il “pianorese” DOC Romano Colombazzi e Martina Lelli, giovanissima e profonda poetessa.
I brani sono stati letti, oltre che dagli autori, anche da due coinvolgenti lettori: Valeriano Alessandroni e Mattia Trenta.
Un contributo importante alla riuscita della serata è stato dato dai ragazzi della Scuola di Musica “Alfredo Impullitti”, seguiti e diretti dal Maestro Michelangelo Pellegrino, che hanno allietato i presenti dapprima con l’orchestra, e successivamente con piccoli brani eseguiti con precisione da allievi solisti. Carla Sermasi commenta “… tanto pubblico, intriganti archi e fiati, bellissime letture.”, infatti le interpretazioni espressive dei bravissimi ragazzi hanno ottenuto calorosi applausi da parte del pubblico.
Ha arricchito la serata l’esposizione delle opere artistiche di Mauro Paolini.
La grande affluenza di pubblico ha rappresentato un segnale importante, la soddisfazione degli artisti ha gratificato l’impegno di tutti, infatti commenta nuovamente la Sumsel “Un evento ai cui ho avuto l’onore di prendere parte attivamente. Una serata che non dimenticherò.”, e uno stimolo per il gruppo culturale della Lista Civica a continuare in questo percorso e a promuovere ancora e con maggior convinzione in futuro altri eventi sulla scia di questo.
L’Associazione “Un’Idea in Comune” desidera ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla riuscita della serata e il pubblico che l’ha sostenuta.
Il Segretario dell’Associazione Un’Idea in Comune
Bartolomeo Bellanova
Regolamento dell’Osservatorio nazionale sulla disabilità
Regolamento recante disciplina dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con disabilita', ai sensi dell'articolo 3 della legge 3 marzo 2009, n. 18. (10G0186)
IL MINISTRO DEL LAVORO
E DELLE POLITICHE SOCIALI
di concerto con
IL MINISTRO PER LA PUBBLICA
AMMINISTRAZIONE E L'INNOVAZIONE
Vista la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone
con disabilita', con Protocollo opzionale, fatta a New York il 13
dicembre 2006;
Vista la legge 3 marzo 2009, n. 18, ed in particolare l'articolo 3,
comma 3, il quale prevede che il Ministro del lavoro, della salute e
delle politiche sociali, con regolamento adottato ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, di
concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e
l'innovazione, disciplina la composizione, l'organizzazione e il
funzionamento dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle
persone con disabilita';
Visto l'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, e
successive modificazioni;
Vista la legge 5 febbraio 1992, n. 104, e successive modificazioni;
Visto il decreto-legge 16 maggio 2008, n. 85, convertito, con
modificazioni, dalla legge 14 luglio 2008, n. 121;
Visto il decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con
modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n.133;
Vista la legge 13 novembre 2009, n. 172, concernente l'istituzione
del Ministero della salute e l'incremento del numero complessivo dei
Sottosegretari di Stato;
Visto il decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78;
Udito il parere del Consiglio di Stato espresso dalla Sezione
Consultiva per gli Atti Normativi nell'adunanza di sezione del 26
aprile 2010;
Ritenuto di recepire le osservazioni formulate dal Consiglio di
Stato nel suddetto parere e di discostarsene unicamente con
riferimento alla non espunzione dell'articolo 7 il quale, in assenza
di esplicita previsione nell'articolo 3, comma 4, della legge 3 marzo
2009, n. 18, individua nella data di entrata in vigore del presente
regolamento la decorrenza della durata triennale dell'Osservatorio
nazionale sulla condizione delle persone con disabilita';
Vista la comunicazione al Presidente del Consiglio dei Ministri,
effettuata ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della predetta legge
n. 400 del 1988, con la nota prot. n. 04/UL/0003570/L del 16 giugno
2010;
A d o t t a
il seguente regolamento
recante disciplina dell'Osservatorio nazionale sulla condizione delle
persone con disabilita', ai sensi dell'articolo 3 della legge 3 marzo
2009, n. 18.
Art. 1
Natura e sede dell'Osservatorio nazionale
sulla condizione delle persone con disabilita'
1. L'Osservatorio nazionale sulla condizione delle persone con
disabilita', di seguito denominato «Osservatorio», e' organismo
consultivo e di supporto tecnico-scientifico per l'elaborazione delle
politiche nazionali in materia di disabilita', istituito ai sensi
dell'articolo 3 della legge 3 marzo 2009, n. 18.
2. L'Osservatorio ha sede in Roma, presso il Ministero del lavoro e
delle politiche sociali.
Art. 2
Composizione
1. L'Osservatorio e' presieduto dal Ministro del lavoro e delle
politiche sociali o dal Sottosegretario di Stato delegato ed e'
composto dai seguenti membri effettivi:
a) un rappresentante per ciascuna delle seguenti amministrazioni:
1) Dipartimento per la pubblica amministrazione e l'innovazione
della Presidenza del Consiglio dei Ministri;
2) Dipartimento per le pari opportunita' della Presidenza del
Consiglio dei Ministri;
3) Dipartimento per le politiche per la famiglia della
Presidenza del Consiglio dei Ministri;
4) Ministero degli affari esteri;
5) Ministero dell'economia e delle finanze;
6) Ministero delle infrastrutture e dei trasporti;
7) Ministero del lavoro e delle politiche sociali;
Ministero della salute;
9) Ministero dell'istruzione, dell'universita' e della ricerca;
b) due rappresentanti indicati dalla Conferenza dei presidenti
delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano;
c) un rappresentante indicato dall'Unione province italiane
(UPI);
d) un rappresentante indicato dall'Associazione nazionale comuni
d'Italia (ANCI);
e) un rappresentante dell'INPS;
f) un rappresentante dell'INPDAP;
g) un rappresentante dell'Istituto nazionale di statistica
(ISTAT);
h) un rappresentante per ciascuna delle confederazioni sindacali
CGIL, CISL, UIL e UGL;
i) un rappresentante della Confederazione generale dell'industria
italiana;
l) quattordici rappresentanti delle associazioni nazionali
maggiormente rappresentative delle persone con disabilita', da
individuarsi con successivo decreto del Ministro del lavoro e delle
politiche sociali;
m) due rappresentanti di organizzazioni del terzo settore che
operano nel campo della disabilita', da individuarsi con successivo
decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali;
n) tre esperti di comprovata esperienza nel campo della
disabilita' designati dal Ministro del lavoro e delle politiche
sociali.
2. I componenti dell'Osservatorio sono nominati con decreto del
Ministro del lavoro e delle politiche sociali su designazione delle
amministrazioni e degli altri organismi di cui al comma 1 del
presente articolo. Con la stessa procedura sono nominati i membri del
Comitato tecnico-scientifico di cui all'articolo 3.
3. In attuazione dell'articolo 3, comma 3, della citata legge 3
marzo 2009, n. 18, le organizzazioni di cui al comma 1, lettera l)
del presente articolo, sono individuate dal Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, con il medesimo decreto di cui al comma 2
del presente articolo, tra le organizzazioni maggiormente
rappresentative, in relazione alla presenza territoriale ed al numero
di associati, nonche' tra quelle organizzazioni che, seppure
rappresentative di forme di disabilita' meno diffuse a livello
nazionale, possono utilmente contribuire al raggiungimento delle
finalita' dell'Osservatorio, in termini di accrescimento di
conoscenze e di esperienze sulle condizioni delle persone con
disabilita'.
4. Il Ministro del lavoro e delle politiche sociali individua
altresi', con il medesimo decreto di cui al comma 2 del presente
articolo, in qualita' di invitati permanenti all'Osservatorio senza
diritto di voto, i rappresentanti di altre amministrazioni pubbliche,
centrali o locali, enti ed organizzazioni non ricomprese tra quelle
indicate al comma 1 del presente articolo, in numero massimo di
dieci.
5. In relazione a specifiche tematiche l'Osservatorio ha facolta'
di invitare alle proprie sessioni, senza diritto di voto,
rappresentanti di altri soggetti pubblici e privati, il cui apporto
sia ritenuto utile all'adempimento dei compiti istituzionali
dell'organismo.
6. Per lo svolgimento di specifiche attivita' connesse
all'espletamento dei suoi compiti istituzionali, l'Osservatorio puo'
istituire al suo interno gruppi di lavoro, con la partecipazione di
propri componenti e di membri della segreteria tecnica di cui
all'articolo 4.
7. Per specifiche esigenze inerenti ai suoi compiti istituzionali
l'Osservatorio puo' formulare al Ministero del lavoro e delle
politiche sociali motivata richiesta in ordine all'affidamento di
incarichi di studio e ricerca a soggetti di comprovata esperienza,
nei modi e nelle forme previsti dalla vigente normativa in materia.
Al relativo onere si provvede nei limiti delle disponibilita'
finanziarie di cui all'articolo 8.
Art. 3
Comitato tecnico-scientifico
1. Nell'ambito dei componenti di cui all'articolo 2 del presente
decreto, e' costituito un Comitato tecnico-scientifico con finalita'
di analisi ed indirizzo scientifico in relazione alle attivita' ed ai
compiti dell'Osservatorio.
2. Il Comitato e' composto dai seguenti membri:
a) il rappresentante del Ministero del lavoro e delle politiche
sociali, di cui all'articolo 2, comma 1, lettera a);
b) il rappresentante del Ministero della salute, di cui
all'articolo 2, comma 1, lettera a);
c) il rappresentante delle Regioni, di cui all'articolo 2, comma
1, lettera b);
d) un rappresentante delle autonomie locali, individuato fra i
rappresentanti di cui all'articolo 2, comma 1, lettere c) e d);
e) due rappresentanti delle associazioni nazionali maggiormente
rappresentative delle persone con disabilita', individuati fra i
rappresentanti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera l);
f) i tre esperti di cui all'articolo 2, comma 1, lettera n).
3. Il coordinatore del Comitato e' nominato dal Ministro del lavoro
e delle politiche sociali fra gli esperti di cui al comma 2, lettera
f), del presente articolo.
Art. 4
Funzionamento
1. Per lo svolgimento delle sue funzioni istituzionali,
l'Osservatorio si avvale del supporto di una segreteria tecnica
costituita nell'ambito delle ordinarie risorse umane e strumentali
della Direzione generale per l'inclusione e i diritti sociali e la
responsabilita' sociale delle imprese (CSR) del Ministero del lavoro
e delle politiche sociali.
2. Nella prima seduta utile, su proposta del Presidente,
l'Osservatorio delibera il proprio regolamento interno con specifico
riferimento al quorum per la validita' dei lavori e delle
deliberazioni e alle relative forme di verbalizzazione.
3. Ai componenti dell'Osservatorio spetta esclusivamente il
rimborso delle spese di viaggio e di soggiorno. Per i componenti
estranei alla pubblica amministrazione, il predetto rimborso e'
equiparato a quello del personale non dirigente del comparto
Ministeri.
Art. 5
Programma di azione biennale
1. Ai fini della predisposizione del programma di azione biennale
di cui all'articolo 3, comma 5, lettera b), della legge 3 marzo 2009,
n. 18, le amministrazioni centrali dello Stato, le regioni e gli enti
locali si coordinano con l'Osservatorio affinche' venga adottata ogni
misura volta a qualificare l'impegno finanziario per perseguire le
priorita' e le azioni previste dal programma stesso.
2. Il programma di azione biennale e' adottato con decreto del
Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del lavoro e
delle politiche sociali, sentita la Conferenza unificata, che si
esprime entro trenta giorni, e previa deliberazione del Consiglio dei
Ministri.
Art. 6
Pari opportunita'
1. I componenti dell'Osservatorio sono nominati nel rispetto del
principio di pari opportunita' tra donne e uomini.
Art. 7
Durata e relazione di fine mandato
1. L'Osservatorio dura in carica tre anni a decorrere dalla data di
entrata in vigore del presente regolamento.
2. Tre mesi prima della scadenza del termine di durata,
l'Osservatorio presenta una relazione sull'attivita' svolta al
Ministro del lavoro e delle politiche sociali, che la trasmette alla
Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai fini della valutazione
congiunta della perdurante utilita' dell'organismo e della eventuale
proroga della durata, comunque non superiore a tre anni, da adottarsi
con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta
del Ministro del lavoro e delle politiche sociali. Gli eventuali,
successivi, decreti di proroga sono adottati secondo la medesima
procedura.
Art. 8
Copertura finanziaria e spese di funzionamento
1. La spesa complessiva relativa agli oneri di funzionamento
dell'Osservatorio e' pari ad euro 500.000 per ciascuno degli anni dal
2009 al 2014, a carico dello stato di previsione della spesa del
Ministero del lavoro e delle politiche sociali.
Il presente regolamento, munito del sigillo dello Stato, sara'
inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della
Repubblica italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo
e di farlo osservare.
Roma, 6 luglio 2010
Il Ministro del lavoro
e delle politiche sociali
Sacconi
Il Ministro per la pubblica
amministrazione
e l'innovazione
Brunetta
Visto, il Guardasigilli: Alfano
Registrato alla Corte dei conti il 6 agosto 2010
Ufficio di controllo preventivo sui Ministeri dei servizi alla
persona e dei beni culturali, registro n. 13, foglio n. 312


